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ATLLANTIS GO, ‘USA!’ GRIDA LA GENTE

di Oscar Bartoli

di Oscar Bartoli | 11 Luglio 2011

Le centinaia di migliaia di persone che affollano le strade e i prati adiacenti il Kennedy Center hanno gridato ‘USA!’ quando l’Atlantis si e’ staccato dalla rampa per il 135 lancio, l’ultimo del programma che in 30 anni ha consentito agli Stati Uniti di realizzare la stazione spaziale, potenziare lo Hubble Telescope, fare esperimenti di grande importanza. I prossimi voli di astronauti e materiale per la stazione spaziale saranno affidati ai razzi russi di Baikonur. Sino a 30 secondi dal lancio il count down e’ stato sospeso per la seconda volta. La prima era dovuta all’incertezza delle condizioni meteo. La giornalista della CNN che parlava dai prati dove era assiepata la gente ha detto che e’ stato difficile trattenere le lacrime quando Atlantis ha iniziato la sua corsa nel cielo della Florida, quando la gente scandiva ‘USA !’ con emozione perche questo lancio chiudeva un’era. I soliti cinici potranno dire che si tratta di puro nazionalismo. Come no? Ma di fronte ad avvenimenti di grande portata emotiva, questo popolo fatto di gente di diverse culture, fisionomie e colori della pelle riesce a trovare un comune denominatore di appartenenza. Proprio come pochi giorni fa sul Mall di Washington per la celebrazione del 4 luglio. Ed anche gli americani di recente cittadinanza provano un caldo sentimento di attaccamento al paese che li ha accolti. Seguendo CNN ci siamo ricordati delle volte in cui abbiamo seguito dal vivo i lanci degli shuttle. Alcuni molto importanti per l’Italia, come il tethered satellite. Il rumore assordante dei booster che ti arriva da cinque miglia di distanza dalla postazione in cui ti hanno inserito come ospite e giornalista. Prima del lancio durante l’interruzione dovuta all’ addensarsi dei cumuli nembi, il Presidente Obama, sempre piu’ ingrigito, ha rivolto un breve discorso alla nazione. Ha detto che i dati sull’aumento dei posti di lavoro in America non sono confortanti, (solo 19mila in piu’ nel mese scorso) ma che un milione di lavoratori che sono stati espulsi dal settore immobiliare, saranno immediatamente impiegati nella manutenzione e costruzione di infrastrutture (ponti, strade, ferrovie). Mentre Atlantis saliva verso la sua orbita, i sottotitoli di CNN annunciavano tra le varie importanti notizie di militari americani morti in Iraq, scontri etnici con decine di morti in Pakistan, migliaia di persone che si stanno radunando per protestare nella piazza del Cairo, anche la dichiarazione del premier Berlusconi che non si presentera’ candidato alle elezioni politiche del 2013.
HOTDOG CONTEST

Nathan’s July 4th International Hot Dog Eating Contest, da 96 anni la gara a chi mangia piu’ hot dogs. Quest’anno sono state create due divisioni, una per gli uomini e l’altra per le donne. Migliaia le persone accorse ad assistere a questa gara coperta da tutte le televisioni. In dieci minuti il vincitore, lasciamo stare il nome, ha ingurgitato 68 hot dogs completi di buns. La vincitrice della sezione femminile e’ riuscita a introdurre nel proprio sistema alimentare 41 hot dogs. L’immagine di uomini e donne impegnati a inghiottire hotdogs con tanto di panino e’ a nostro avviso uno degli esempi piu’ disgustosi di un certo tipo di sottocultura americana che trova poi il suo epilogo nell’obesita’ che colpisce un terzo della popolazione americana. E non si puo’ dire che questi personaggi che concorrono per una borsa di 20mila dollari si comportino come degli animali. Qualsiasi animale domestico o felino quando la fame lo costringe a riempirsi lo stomaco lo fa sicuramente con una compostezza che non trova l’eguale nell’uomo che si cimenta in questa gara all’insegna dell’idiozia e della maleducazione.

Oscar Bartoli

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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