Caro Direttore,
sono rimasto molto meravigliato di come abbia potuto, anche lei che appare così esperto, avere condiviso l’abbaglio della lista “Punto e a Capo” alle recenti elezioni comunali fiorentine. A mio avviso il risultato deludente che Lei ha onestamente ammesso era del tutto prevedibile. Pensa davvero che una città come Firenze, di orientamento fortemente conservatore (tanto a sinistra quanto a destra) avrebbe accettato un Sindaco di nome Mustafa? Ed una lista al 25% formata di persone con nome straniero (Albania, Cina, Africa, Argentina, Perù, Bolivia, etc?) Secondo me un errore prevedibile ed enorme.
La perdono perché La conosco. La saluto cordialmente,
E.F.
Caro E.F,
non so se manterrà il Suo magnanimo perdono dopo che avrà letto la mia risposta. Perché non solo non rinnego, ma rivendico a grande merito della lista ”Punto e a Capo” la decisione di avere preso il toro per le corna e avere sbattuto sotto gli occhi dei fiorentini la realtà che si ostinano a non volere vedere, tergiversando nel prenderne atto e affrontando finalmente i problemi e le misure di una società multietnica, multireligiosa e multiculturale. Perché, mio caro E.F., io, nella mia lunga vita, ho conosciuto due categorie di politici. La prima è composta da uomini e donne che si limitano ad assecondare gli umori della gente, giusti o sbagliati che siano e risolvere i loro problemi più urgenti. E’ un grande merito, per carità. Ce ne sono di bravi e meno bravi. Ma, alla fine, si ricordano solo quelli che vincono e fino a quando vincono. E non è detto che sempre siano i più bravi. Poi c’è la categoria dei politici visionari. Sono quelli che hanno l’abitudine di guardare molto più avanti e, costi quel che costi, si comportano di conseguenza. Difficilmente vengono assecondati dagli elettori. Ma poi, con il tempo, alcuni di loro tornano alla mente della gente perché le loro “profezie” si realizzano e vengono ammantati di fama come risarcimento alla memoria. Quando, invece, le profezie non si realizzano, i politici che le hanno pronunciate continuano ad essere considerati matti.
Ecco, io ho un’età che non mi consentirà di vedere l’approdo che mi appare ineluttabile. Ma mi piace pensare che quando sarò nel luogo che tutti siamo destinati a raggiungere avendo staccato un biglietto di sola andata, potrò finalmente sorridere vedendo una Firenze ben diversa da oggi. Con sindaci, assessori, presidenti di Quartiere che si chiameranno Mustafa, Amir, Ahmed, Pedro, Gonzalo, Sumi, John, Gustav ed i loro corrispondenti femminili. Sarà una Firenze più vivace, più colta e più tollerante. Ed anche più grande, almeno quanto metà Toscana trasformata in una grande e ben ordinata metropoli. Alla quale persino il programma “visionario” di Punto e a Capo avrà apportato il suo piccolo granello di sabbia, rendendo accettabile, se non necessaria, la sconfitta. Con simpatia,
Nicola Cariglia

Egregio Cariglia, si potrebbe dire che l’esperienza di Punto e a Capo ha lasciato dietro di sé un innegabile successo: una provocazione, la visione di un modello di convivenza di una società multietnica per Firenze, città d’arte e centro di incontro di una moltitudine di persone che provengono da tutti i paesi del mondo e che professano religioni delle più diverse. Nel momento della rinascita delle destre e della campagna di intolleranza verso gli stranieri, che ha premiato con il voto alle ultime elezioni europee i partiti che rifiutano l’inclusione e professano il ritorno al territorio e alle sacre frontiere, la debole lista civica di Punto e a Capo, che dell’immagine dell’integrazione aveva invece fatto la sua bandiera, non poteva che trovare nel suo cammino la sconfitta. Ma se da un lato siamo sicuri che la provocazione del messaggio di presentare l’Umanità nelle sue liste elettorali senza distinzioni di colore, di sesso o di credo religioso è in qualche modo arrivato agli elettori, bisogna anche domandarsi se questo, seppur controverso risultato è sufficiente. Basta essere stati visionari, politici sopraffini, profeti del futuro e chissà, forse ricordati con una lapide o una anche se pur piccola statua, in un luogo oscuro della città che verrà? Il programma della lista ha raggiunto sì un successo, ma solo al contrario. Oltre la facciata rappresentata dal volto del bravissimo Mustafa, c’erano infatti i punti di un programma che dirigeva la sua iniziativa verso una politica di aiuto concreto alle fasce più deboli della società. Insomma, nel programma di Punto e a Capo c’era del buono, ma questo messaggio non è purtroppo arrivato agli elettori. Chi ha votato per le comunali di Firenze si è limitato a farsi un’idea della lista civica solo per quel poco che era riuscito a passare fra le maglie strettissime della campagna elettorale dei partiti più organizzati; e il messaggio principale è stato, haimè! il volto di un bravo ragazzo che si chiama Mustafà a cui la lista Punto e a Capo deve la sua pur modesta presenza nella città del David di Donatello. Dunque, se vogliamo trovare i perché della sconfitta non possiamo limitarci a valutare l’evidente, ma analizzare e lavorare su molti piani. Fra questi mi preme dare risalto ad una considerazione sul valore e sull’opportunità della proposta politica. La provocazione, la visione futura di una società, sono elementi di una politica che possono appartenere ad un grande partito o a un piccolo gruppo di avanguardia. il primo, il partito politico di livello nazionale, ha la possibilità di assorbire e diminuire la portata della provocazione, con una presenza sul territorio e una forza di comunicazione che gli permette di inviare i messaggi del suo programma di riforme, non solo per il futuro ma soprattutto per l’immediato; il piccolo gruppo di avanguardia, non ha obiettivi a breve termine da raggiungere. E’ un piccolo gruppo e la strategia è ancora quella di far rumore, di far capire agli altri che lui esiste. Ecco, la lista Punto e a Capo voleva giocare le sue carte come se fosse stata una grande formazione politica: una visione a lungo raggio, proposte oltre le convenzioni, ma con scarsissime risorse e presenza sul territorio. Risultato: è rimasta la visione, del suo programma non si è parlato e nelle urne elettorali non è entrato niente. Forse era il caso di miscelare diversamente, provocazioni, visioni, programmi e immagini. Accontentarsi di focalizzare la propria iniziativa su parti del programma dove la lista avrebbe potuto fare la differenza – per la qualità dei suoi consiglieri – e dare senso ad una visione, meno appariscente, ma più vicina al bisogno e alla necessità di giustizia dei fiorentini.
Caro Direttore, la lungimiranza e il coraggio non appartengono a tutti. C’è chi rimane abbarbicato al passato e al presente e coltiva la politica dello struzzo, senza affrontare la realtà che incalza. Quella del futuro. E, lasciami dire al Signor E.F. che il razzismo non ha colore politico. E Firenze, roccaforte della sinistra, quella oscura, quasi medievale, lo ha dimostrato. Con affetto e stima.
Carla.