Da qualche tempo l’arte contemporanea fa discutere Firenze. Il dilemma non è arte contemporanea sì o no. Ma arte contemporanea dove. L’ultimo pronunciamento della Soprintendenza, ancora ufficialmente non comunicato agli organizzatori, è un via libera ad “Aria” l’istallazione firmata dall’architetto Claudio Nardi prevista al Forte Belvedere per gennaio. Si tratta di una sorta di maxi bolla di sapone trasparente affacciata sulla città. Sarà il simbolo di LuisaviaRoma per il prossimo Pitti.
Qui, almeno per ora, le polemiche stanno a cuccia. Si sono invece scatenate per “Maestà tradita” dell’artista Gaetano Pesce sistemata in piazza Santa Maria Novella. Troppo a ridosso della facciata, ha detto la Soprintendenza, imponendo uno spostamento di qualche metro dell’opera che ha indispettito il sindaco Nardella.
Non ho alcuna intenzione di tuffarmi nel ginepraio delle valutazioni artistiche, anche perché non ne ho alcun titolo. Mi limito però ad osservare come oggigiorno l’arte contemporanea pare abbia una necessità vitale di mostrarsi nei luoghi più belli e ammirati creati dall’arte del passato. Insomma in piazza della Signoria, in piazza Santa Croce, in piazza Santa Maria Novella è fin troppo facile ottenere attenzione, in poco tempo, da centinaia di migliaia di persone. Fabre che sistema i suoi animali grotteschi davanti a Palazzo Vecchio; Ai Weiwei che attacca gommoni alla facciata di Palazzo Strozzi; Pesce che chiede il dialogo alla facciata di Santa Maria Novella, sembrano essere altrettante dimostrazioni di debolezza, di scarsa fiducia nelle proprie idee artistiche. I geni del Rinascimento osarono sfidare con le loro opere, oggi alla base della nostra cultura, lo scetticismo dei loro contemporanei. Andarono contro corrente. Accettarono critiche e dileggi.
Mi pare manchi il coraggio di misurarsi senza rete agli artisti che battibeccano per vedere le loro opere là dove anche il mimo di turno o il violinista improvvisato raccolgono una piccola folla di ammiratori. Ricordo che Michelangelo Pistoletto, nell’ormai lontano 1984, accettò che la sua statua “Dietrofront” fosse collocata nel piazzale di Porta Romana, addirittura fuori dalla cerchia delle antiche mura di Firenze. Ci furono polemiche a non finire per mesi. Ma oggi l’imponente scultura è ancora lì a dare il benvenuto a chi arriva in città dalla via Senese. Gli artisti che, invece, esigono come palcoscenico per la loro arte alcune fra le piazze più visitate del mondo appartengono alla categoria di coloro ai quali “piace vincere facile”.
Francesco Matteini

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