
L’uomo precipita verso un baratro di accantonamento della fruizione delle peculiarità sue proprie di osservazione e creatività; causa la manipolazione imitativa e compulsiva delle necessità e delle urgenze.
Manipolazione, questa, presupposto di motivazioni di diversità e di funzioni.
In una costruzione utile di gerarchie di valori; comunque artefatti, comunque plasmati nei monopoli della comunicazione; comunque alimentati dall’esaltazione della disparità; comunque subordinati alle ripartizione delle risorse e dei bisogni primari.
Tesi a immobilizzare le coscienze decisionali e politiche in funzione della costruzione di una società robotizzata, amorfa, dominata.
Or sono 25 anni Francesco De Martino, da laico, già ammoniva sull’enigma della incipiente “robotizzazione” umana ed io, seguendone il lascito, insistevo sulla ridefinizione delle motivazioni etico/sociali del pensiero politico; comparativamente alle condizioni ed evoluzioni scientifiche, tecnologiche e post-industriali dell’epoca contemporanea.
Sul versante religioso Benedetto XVI osservava: “l’uomo dell’era tecnologica rischia di essere vittima degli stessi successi della sua intelligenza e dei risultati delle sue capacità operative, se va incontro a una atrofia spirituale, a un vuoto del cuore”.
Occorre che uno spiraglio di dibattito e di riflessione si apra nella società contemporanea.
Con un metodo che sia assorbente la tensione ai valori e non il determinismo delle negazioni.
Per una risorsa etica e politica unica idonea a scandire i tempi di una riappropriazione elaborativa e identificativa di civiltà.
Ciò sarà possibile se si ascolteranno, se ci si metterà nelle condizioni di ascoltare e poi di riferire, ogni anelito di singolarità.
Se si sarà in grado di concatenare ogni risorsa; dando unione, significato e finalità a opposizioni di merito e di metodo.
Se si saprà essere sostenitori, non despoti, delle riflessioni esistenziali che promanano dai luoghi di lavoro, dai laboratori di ricerca, dalle fabbriche, dalle comunicazioni, dagli ospedali, dalle scuole, dalla civiltà della terra e delle biblioteche.
Se si sarà, con verità, oppositori tenaci delle diffuse verità mediatiche, degli slogans sulla condizione umana, dell’occultamento della ineluttabilità della morte biologica.
Se si saprà contenere la scienza dall’assoggettare l’indagine e la conoscenza alla alterazione, condizionamento e modificazione della condizione umana, oltre ogni utilità.
Se si saprà smantellare i viziosi circoli di un economia scritta sugli opuscoli e codificata per l’accaparramento; del sopruso smerciato da benevolenza e condiscendenza.
E ciò, nella quotidianità delle condotte solidaristiche. Nel tutelare, dall’offesa, donne e uomini che non hanno altra insistenza se non quella di essere capaci nelle scelte; determinati nelle soluzioni; coscienti che la loro vita appartiene all’evento della scrittura storica della loro società.
Vorrà Francesco, Papa, in unificazione di intenti tra la fede e il laicismo, raccogliere, nell’opera del Suo Pontificato, la fonte della determinazione a contrastare ogni propensione ad incitare e radicare la robotizzazione umana.

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