
Il problema del ricovero in ospedale del paziente anziano affetto da malattia acuta è divenuto uno degli aspetti più rilevanti dell’utilizzo dei servizi sanitari. L’ospedale rappresenta la risposta più adatta ai bisogni di salute del paziente anziano in caso di eventi acuti.
Negli ultimi 5 anni si è osservato un incremento del ricorso al pronto soccorso sia per numero di persone che di accessi totali. Anche la modalità di accesso mediante ambulanza rispetto ai mezzi propri aumenta con l’aumentare dell’età, come pure la gravità del codice di triage e la relativa appropriatezza.
Da uno studio effettuato in Italia emerge che il 21% delle persone che afferiscono al pronto soccorso presenta una età superiore ai 65 anni. Tra i pazienti afferiti, la percentuale di coloro che vengono ricoverati aumenta con l’età: va dall’11% di chi a meno di 65 anni al 56% degli ultranovantenni.
Un altro studio, effettuato nel Nord Italia, ha evidenziato che negli ultraottantenni che giungono in pronto soccorso più dell’80% è rappresentato da malati di demenza, dei quali il 30% da demenza severa, ed il 20% da forme moderate di malattia. Per il 43% i pazienti vengono valutati per una patologia somatica acuta, mentre il 33% per una malattia somatica cronica scompensata.
Va precisato che il malato anziano fragile che arriva al pronto soccorso viene spesso ricoverato in quanto la gravità della sua patologia somatica acuta necessita di un trattamento ospedaliero e gli ultra ottantenni rimangono più a lungo ricoverati per la necessità di maggior intensità di cura.
Le patologie che più frequentemente spingono l’anziano a chiedere il ricovero sono cardiovascolari, dell’apparato respiratorio, le neoplasie, le malattie neurologiche tutte patologie, la cui terapia si fonda necessariamente sulla definizione strumentale di parametri specifici ed è difficile immaginare un trattamento extra ospedaliero.
In tutto questo la demenza complica la gestione delle patologie croniche, compromettendo l’abilità dei pazienti di percepire la presenza di un malfunzionamento incipiente, di rilevare la severità della malattia, di riportare accuratamente i sintomi, di seguire con attenzione le prescrizioni mediche.
Quando i pazienti anziani fragili afferiscono al pronto soccorso per problemi di salute fisica o per l’accentuazione di disturbi cognitivi o comportamentali, l’aspetto fondamentale è rappresentato dal rilevare e comprendere la reale necessità ed utilità di un ricovero ospedaliero, ovvero, se il problema per cui si è presentato al pronto soccorso è risolvibile nello stesso PS, oppure se diventa necessario un ricovero in ospedale per diagnosi e cura.
Per questo motivo all’interno del pronto soccorso andrebbero individuati spazi dedicati alle persone anziane affette da demenza che possono venire particolarmente disturbate e condizionate dagli elementi tipici di un luogo di emergenza, affollamento, comportamenti ansiogeni e di tensione.
In questo contesto si potrebbe attuare il “Codice Argento” che in diversi ospedali italiani e lombardi è attivo la cui finalità è quella di individuare il paziente anziano fragile per favorire la riduzione dei tempi di attesa in pronto soccorso e quindi decidere il rientro al domicilio, quando il ricovero non è necessario, o l’accompagnamento durante il ricovero ospedaliero, per favorirne la successiva dimissione protetta.
Il Codice argento infatti costituisce priorità di accesso a parità di codice, per il paziente fragile al fine di costruire un percorso di presa in cura dedicato.
Luca Talarico

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