Caro Direttore,
lei ha sempre fatto molti distinguo in materia di conflitto di interessi, come se fosse un problema secondario. Di fronte allo spettacolo dei giornali di Berlusconi che randellano Fini, avrà avuto modo di ricredersi.
Vincenzo Zammarco
Caro Zammarco,
Nemmeno un po’. Anche perché non ho mai preso sottogamba il conflitto di interessi. A tal punto che ho sempre denunciato che ne esistono molti, non uno solo. C’è quello di Berlusconi e c’è quello di tutta la stampa italiana, in mano ad imprenditori che ne fanno un uso improprio: cioè a vantaggio dei propri affari, né più né meno di Berlusconi.
Le dice niente il fatto che i governi di centrosinistra si siano ben guardati dal regolare la materia? Avrebbero dovuto occuparsi non del solo Berlusconi ma anche di tutti gli altri. Cioè di coloro che in più di una occasione, da Tangentopoli in poi, avevano loro dato una mano.
E poiché, caro Zammarco, lei appare propendere per la tesi che vede tutta la stampa italiana condizionata da Berlusconi, la invito ad aprire gli occhi. Messi assieme, Il Giornale, Libero, Tempo (cioè i giornali più apertamente schierati per Berlusconi) non coprono il 10% delle copie vendute. E il sistema radiotelevisivo si va riequilibrando con la presenza di Sky (il cui editore è nemico giurato del presidente del consiglio). In conclusione, penso che gli avversari di Berlusconi farebbero bene a contrastarlo politicamente. E a non cercare scuse atteggiandosi a vittime, tutte le volte che Berlusconi mette in atto pratiche che non sono sua esclusiva prerogativa. (n. c.)

Lascia un commento