
Continuano a macinare guadagni i mercati azionari, in un contesto di dati macro americani misti, buoni quelli relativi al mercato del lavoro (i jobless e i continuing claims) e gli aggregati redatti dall’Università del Michigan, meno buoni quelli relativi agli ordini di beni durevoli, che evidentemente hanno avuto una maggiore importanza per la ripresa dell’equity. Appare comunque assai complicato dover trovare delle spiegazioni a questo rally infinito di borsa che non sembra trovare giustificazioni logiche, questo è vero, ma la logica spesso fa a pugni con i mercati, che si muovono sull’onda di buone trimestrali e di una enorme massa di liquidità che sembra infinita e che trova spazio nelle price action rialziste. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo di quasi 200 punti mentre S&P e Nasdaq sono saliti dello 0.4% ciascuno. I tecnologici e i servizi di comunicazione hanno sovraperformato con Amazon in rialzo del 2%, Apple al massimo delle ultime 15 settimane e Microsoft al livello record di 380 dollari. Questi rialzi di borsa avrebbero dovuto, in ragione della correlazione ultimamente vigente, far scendere il dollaro che, invece, ha corretto al rialzo contro tutte le principali valute durante la seduta di ieri, mentre ha ceduto nuovamente terreno durante la notte, confermando la correlazione vigente, ovvero borse in rialzo e dollaro in ribasso. Ma la ragione del rialzo temporaneo di ieri della divisa americana, è forse legata a prese di beneficio di posizioni short.
PETROLIO.
Ieri pomeriggio, i prezzi del petrolio sono scesi improvvisamente, in seguito al rinvio della riunione dell’Opec+ al 30 Novembre a causa dell’insoddisfazione dell’Arabia Saudita, legati ai livelli di produzione di petrolio degli altri paesi membri, come Angola e Nigeria. Ad ogni buon modo, sono in programma ancora possibili tagli alla produzione anche se non subito. E prezzi in discesa in ragione dell’aumento delle scorte Usa, di ben 8.7 milioni di barili solo la scorsa settimana. Prezzi del crude oil a 76, in discesa rispetto alla sessione precedente, mentre il Brent rimane appena sopra gli 80 dollari al barile.
VALUTE.
Dopo un iniziale recupero del dollaro, rivelatosi poi parziale e temporaneo, i mercati hanno visto le valute concorrenti la divisa Usa recuperare in fretta con EurUsd tornato sopra 1.0900, Cable sopra 1.2500 e UsdJpy sotto 149.00. Il mercato resta perfettamente dollaro centrico, e continuerà in questo modo, almeno fino a quando non cambierà il famoso paradigma che vede le borse salire sulle notizie macro negative, il che potrebbe, nella speranza degli operatori, portare finalmente le banche centrali a prendere in considerazione l’idea di un taglio dei tassi. Per la verità, ad osservare il mercato statunitense, non sembrerebbe necessaria la riduzione del costo del denaro, considerato che i dati appaiono ancora misti e in alcuni casi ancora solidi, ma la persistenza dei tassi nella forbice 5.25%-5.50%, nel medio termine, dovrebbe rallentare la congiuntura. Oggi è il giorno del ringraziamento negli Stati Uniti e alcuni mercati, negli Usa, chiuderanno in anticipo. Buona giornata e buon trading.
Saverio Berlinzani

Lascia un commento