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Allacciare le cinture

La crisi bancaria è solo un pre show. L’evento più spettacolare deve ancora cominciare: una nuova crisi, quella finale, dei debiti sovrani.

di Gerardo Coco | 10 Luglio 2016

Chi, in questi ultimi sedici anni, avesse investito il patrimonio nelle principali banche europee lo avrebbe perso. Ecco, paese per paese, le perdite delle quotazioni azionare delle principali banche dall’inizio del secolo:

Italia:  Unicredit:-95%; Intesa San Paolo:-99%; Banco Popolare:-98%.

Francia: Credit Agricole:-76%; Societè Generale:-87;

Spagna: Santander:-75%; Bankia:-99%;

Germania: Deutsche Bank:-88%; Commerzbank:-98%;

Regno Unito: Barclays:-98%;RBS:-98%; Lloyds:-92%

Le più grandi banche europee hanno perso tra il 75 e il 99% del loro valore. Pazzesco!

Le banche statunitensi e giapponesi non sono messe meglio.

La devastazione delle banche è andata di pari passo con la deindustrializzazione e la disoccupazione in questi paesi. Banche insolventi sono impossibilitate a finanziare la crescita.

Chi ha un conto in banca dovrebbe preoccuparsi: crolli azionari di tale entità hanno solitamente un unico esito: il fallimento. Quando una grande banca fallisce provoca un effetto domino e il resto viene da sé: un contagio capace di spazzare via trilioni di risparmi in tutto il sistema. E’ opportuno ricordare che il risparmio che la collettività mette in banca non ha riscontro fisico nelle banche. Quando uno ha nel conto 10.000 euro non pensi neppure per un istante di aver l’equivalente in pezzi di carta nei forzieri della banca. Il contante rappresenta solo una minima parte delle attività bancarie. Saldi e depositi sono una posta contabile elettronica nel data base di un computer collocato in un locale senza finestre della banca e possono essere congelati o annullati in qualsiasi momento con un colpo di mouse.

Nella realtà le banche possiedono tre tipi di “valute”: contante fisico, digitale e bond governativi, questi ultimi considerati per la loro liquidità, come contante. Essendo tutte e tre praticamente intercambiabili è come se fossero legate da un tasso di cambio di 1:1:1. Ma tale parità dipende dalla stabilità finanziaria. In una grave crisi i saldi finanziari possono venire congelati facendo saltare la parità. Basta pensare a quanto è successo a Cipro nel 2013: il denaro in banca perse valore all’istante mentre quello che si aveva in tasca aumentò di valore. Non importa quanto si ha in banca se non si ha più accesso al conto. Bisogna dunque tener presente che l’instabilità finanziaria provoca immediatamente una variazione della parità delle varie forme di liquidità. Lo stesso si applica ai bond. Cosa succede se un governo è inadempiente o deve ristrutturare il proprio debito? I bond diventano immediatamente illiquidi e c’è la corsa per disfarsene per cercare liquidità sicura. La parità si rompe e di colpo i bond non equivalgono più a cash. Così è accaduto in Grecia nel 2015.

Quando si verifica una crisi bancaria? Quando nel bilancio le attività non sono sufficienti a pagare le passività. Quanto valore resterebbe alle banche se vendessero tutte le attività per pagare le passività? Nessuno, andrebbero addirittura sottozero: la liquidazione dell’attivo farebbe emergere un capitale o patrimonio netto negativo. In tale circostanza la banca sarebbe impossibilitata a soddisfare richieste di prelievo e pagare i depositi ai clienti. La liquidità dei depositanti scomparirebbe.

E’ la prospettiva di questa situazione ad aver fatto crollare i titoli bancari, quella la stessa che, nel 2008, portò al fallimento della Leman Brothers. Oggi tutto il sistema bancario è potenzialmente nella stessa condizione. Il guaio è che non si sa neppure “quanto” sia insolvente. Non si tratta solo di crediti inesigibili ma della qualità stessa dei componenti dell’attivo. Quanto varrebbero i bond iscritti a bilancio se il loro valore non fosse sostenuto dalla banca centrale e dagli interessi negativi che, peraltro, minano la stessa redditività bancaria? Quanto i derivati, stipulati da terzi contro il calo del prezzo dei bond stessi?

Comunque, chi mette i soldi in banca dovrebbe almeno tenere sotto controllo la proporzione del capitale netto della banca rispetto al totale dell’attivo.Se il capitale netto è il 3% dell’attivo basta una riduzione di quest’ultimo di appena l’1%, per annientare di un terzo il capitale bancario. Per ripristinare la proporzione del capitale del 3%, la banca dovrebbe vendere il 33% delle proprie attività. Ora il capitale del sistema bancario non supera il 3% dell’attivo e se dovesse vendere un terzo delle attività a seguito di un calo dell’1% ne provocherebbe un tale ribasso da destabilizzare ancora di più il sistema finanziario. Per ristabilire la stabilità finanziaria, oggi, le banche dovrebbero avere un capitale pari al 20% dell’attivo. Ma in una situazione così precaria come l’attuale dove trovare l’azionariato per un aumento così consistente? Non c’è nulla che possa salvare un sistema così compromesso. Ma allora dove trovano le banche i soldi per riempirsi l’attivo di bond con rendimenti negativi? Usano  quelli dei risparmiatori. Il denaro non va a finire in investimenti industriali ma ad alimentare la continua dissipazione dei governi che poi gli stessi risparmiatori devono ripianare a suon di tasse. Allora si capisce come circolarità infernale di questo sistema abbia portato all’insolvenza e alla rovina generale. Nessun progresso, nessuna espansione è possibile in un contesto come questo. Potremo assistere solo a nuove convulsioni, tensioni, perturbazioni dell’apparato finanziario e monetario.

Eppure le banche verranno “salvate”. Ma da chi? Dai governi che sono in bancarotta? No, dalle banche centrali che cercheranno di allungare la vita alle une e agli altri. La crisi bancaria è solo un pre show. L’evento più spettacolare deve ancora cominciare: una nuova crisi, quella finale, dei debiti sovrani, la fase in cui i governi d’Europa, America e Giappone andando letteralmente a gambe all’aria scateneranno un’espansione monetaria che renderà incandescenti i computer delle banche centrali. Ennesimo e futile tentativo di salvare, stampando trilioni di unità monetarie e forse quadrilioni, ciò che non si può più salvare. Allacciate le cinture: il tutto collasserà banche, borse, bond e valute, compreso questo immondo sistema monetario basato sui debiti, deficit, pirateria speculativa e truffa. Saltando le valute, salteranno anche gli istituti che le emettono. Non accadrà nel giro di settimane ma, forse di mesi, forse di qualche anno.

Nelle more ricordare: ogni banca è altamente illiquida e potenzialmente insolvente. Le attività finanziarie private possono essere congelate all’istante. I governi sull’orlo della bancarotta sono capaci di qualsiasi cosa: di sicuro attueranno controlli di capitali e, per tentare di salvarsi ad ogni costo, emaneranno leggi marziali finanziarie cercando di far pagare il conto delle loro follie ai contribuenti. E’ sempre avvenuto così. Ingenuo pensare che questa volta sarà diverso.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banca centrale, banche, banche centrali, capitali, crisi, euro, fallimento, finanziaria, francia, germania, governo, grecia, italia, sistema bancario, soldi, spagna, tasse, unicredit

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. pasquale maggio

    11 Luglio 2016 alle 08:36

    Dott. Coco, ma Lei i suoi risparmi dove li tiene, come li investe? Mi piacerebbe saperlo. Non fosse altro per tranquillizzarmi.

    Rispondi
  2. Orazio Covolo

    11 Luglio 2016 alle 00:05

    E’ troppo “buono”, a parte il concetto di fondo che per Lei non esiste… sovranità monetaria, vorrei a mio avviso ricordare che con la riserva frazionaria le banche sono AUTORIZZATE a usare, dico autorizzate, multipli del loro capitale in quanto le leggi li fa il governo sotto dettatura delle banche, .
    Ora è pacifico che, a forza di giocare con i soldi altrui, moltiplicati all’ennesima potenza in quanto AUTORIZZATI, si sono fatte porcate memorabili…
    Le “”” nostre”””””” banche, che eufemismo, visto che sono privatissime e sono proprietari dei nostri soldi ai sensi di un articolo del C.C. si sono letteralmente buttate in ogni casinò esistente.
    Oppure, se è “”” andato”””””” bene, hanno concesso prestiti ad amici degli amici, alias grosse società le quali li hanno ben parcheggiati in qualche paradiso fiscale… Panama?
    Il sistema è al collasso, l’unica cosa da comprendere se questo è stato pianificato o meno…
    Per raggiungere il NWO.
    Curioso l’ultima sua parte, come se il governo fosse il principale responsabile…. direi che è soltanto una pedina nelle mani delle banche.

    Rispondi

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