Il suo fine “fu sempre lo stesso, chiudere la bocca agli avversari, con le buone o con le cattive, per instaurare la dittatura del Partito unico”.

Ho documentato che Gramsci, fino a quando fu libero di esprimersi, invitò a insultare gli avversari politici e a sopprimerli fisicamente. Su questo punto, fu esplicito. Una volta conquistato il potere – scrisse in un articolo del giugno 1920 – gli avversari devono essere uccisi. Gramsci amava Lenin e non faceva altro che riprenderne la lezione pedagogica: gli ostacoli al comunismo si rimuovono eliminando le persone.
Molti studiosi obiettano che Gramsci, una volta in carcere, cambiò profondamente…
La pedagogia dell’intolleranza di Gramsci rimase sempre la stessa. Nei Quaderni del carcere, spariscono gli insulti volgari come “porco” e “straccio mestruato”, ma la pedagogia dell’intolleranza rimane. Anzi, viene addirittura affinata e sviluppata.
Alcuni dicono che la teoria della guerra di posizione sarebbe la prova del rispetto di Gramsci verso le idee altrui. Gramsci propose di conquistare il potere attraverso l’egemonia culturale. Non è così?
La guerra di posizione non prevede, in alcun modo, il rispetto per gli avversari politici. Gramsci fu molto chiaro: la rivoluzione perfetta è quella di Lenin. Tuttavia, dopo una serie di terribili sconfitte, constatò che la conquista bolscevica del potere non era ripetibile in Italia a causa dell’articolazione della società civile che si nascondeva dietro lo Stato.
E quindi?
E quindi giunse alla conclusione che, prima di conquistare lo Stato, bisognava impossessarsi dei pensieri delle persone attraverso una guerra culturale finalizzata a imporre una sola concezione della vita che fosse coerente con l’ortodossia imposta dal Partito comunista. Invito a ricordare che, nei Quaderni del carcere, il Partito comunista è concepito come una “divinità”. Il fine di Gramsci fu sempre lo stesso, fuori e dentro il carcere,: chiudere la bocca agli avversari, con le buone o con le cattive, per instaurare la dittatura del Partito unico. Ricorderei anche che, nelle pagine in cui Gramsci sviluppa l’idea della guerra di posizione, Lenin è indicato come il punto di riferimento. Gramsci non ripudiò mai la violenza.
Concretamente, in che cosa consiste la gramsciana guerra di posizione?
Consiste nel fatto che il Partito comunista pone i propri uomini alla guida delle case editrici, delle Università, delle scuole, delle associazioni culturali, e inizia a plasmare il modo di pensare delle persone. Con le buone, se nessuno si oppone. Con la denigrazione, l’insulto e la distruzione dell’immagine pubblica, se qualcuno si pone in contrasto con il Partito.
E Turati, invece?
Turati aveva capito che, una volta accettate le premesse pedagogiche del leninismo, il socialismo si trasforma nella sua negazione. Turati fu chiarissimo: gli avversari politici meritano il massimo rispetto; non è vero che gli avversari sono sempre in errore; il Partito socialista deve coltivare il diritto all’eresia; i militanti devono preservare la libertà individuale e rifiutare l’ortodossia di Partito; il Partito socialista deve educare alla cultura della nonviolenza; difendere il pluralismo dei partiti; condannare l’insulto, la denigrazione, l’offesa personale. Turati cercò di porre un argine culturale alla pedagogia dell’intolleranza di Gramsci.
Eppure, Gramsci è considerato un maestro di tolleranza e di libertà del pensiero; mentre Turati è ignorato, poco letto, mai citato.
L’immagine di Gramsci come uomo tollerante e rispettoso degli avversari del comunismo è un falso storico. Il conflitto pedagogico tra Gramsci e Turati fu insanabile. Ecco perché Gramsci scriveva, nel 1924, che “Turati è un semifascista”. Perché voleva chiarire che Turati era la negazione più radicale di tutti i suoi principi educativi. Gramsci disprezzava Turati con tutte le sue forze. In una lettera a Togliatti del maggio 1923, dichiarava che il suo progetto era di distruggere tutto ciò che Turati aveva costruito.

SE quelle erano le idee del fondatore del Comunismo e del Comunismo , si capisce perchè il fascismo fu la sua naturale reazione anche se – forse e chi lo può dire a posteriori- non la più giusta . Come era bravo Gramsci ed il suo delinquente pensiero : ” se non posso annientare gli avversari con la denigrazione e chiudendogli la bocca , meglio impossessarsi prima del pensiero e della cultura ( quella mistificata ..) . Mi meraviglia che i Padri costituenti non abbiano messo all’indice il Comunismo così come hanno fatto per il fascismo . Se è vero quanto riferito dall’autore , Mussolini ha fatto bene a metterlo subito in galera . Purtroppo quel pensiero che domina la cultura sopraffina e libresca e che non si accorge dei metodi di potere che dalla sinistra ancora vengono utilizzati verso i competitor ancora persiste .