Prima il ricorso alla piazza. Poi l’appello a Napolitano. Infine, in un crescendo rossiniano, la richiesta di scomunica al Papa. Il tutto mentre dai banchi del Parlamento Pd, Sel e Idv, neppure a giorni alterni, chiedono a gran voce le dimissioni del Premier. Niente da fare. Berlusconi è ancora al suo posto. Il Parlamento continua a dargli fiducia. L’ultima riprova il voto su Milanese. Caso delicatissimo. Ma, al di là del merito, ecco che ancora una volta si è materializzata la maggioranza. Il governo va avanti. Non è servito a niente nemmeno mettere in braccio all’Esecutivo la responsabilità di non riuscire a risollevare le sorti economiche del Paese facendo uscire l’Italia dalla crisi. In pratica la stessa colpa che hanno tutti i leader dell’Occidente. Certo lo stato di salute del governo è piuttosto malandato ma, a ben guardare, è niente in confronto a quello in cui versa l’opposizione, con la sola eccezione di Casini. Bersani, Vendola e Di Pietro, dopo essersi fatti immortalare a Vasto in una foto ricordo che è già un programma politico, non sanno più a che santo votarsi. Sono diventati afoni a forza di chiedere a Berlusconi di fare un passo indietro e non possono certo continuare così. Forse faranno una nuova manifestazione di piazza. Però è strano. Lasciamo stare Di Pietro e Vendola che rappresentano il primo il qualunquismo più becero e il secondo l’immaginazione in politica. Ma è possibile che a Bersani non venga in mente che l’unico modo per cacciare Berlusconi è quello di fare politica? Criticando, per la parte privata, le abitudini diciamo così un po’ libertine del Premier e, per la parte pubblica, portando avanti il proprio programma di riforme e rimproverando nel contempo a Berlusconi di aver fatto ben poco di tutto quello che aveva promesso. Niente più e niente meno della buona vecchia e cara politica. Il 2013 non è lontano. Non servono scorciatoie, basta lasciar sobbollire la maggioranza nelle proprie contraddizioni. Invece niente. E la guerra senza risultato a Berlusconi corre ora il rischio di travolgere non Berlusconi ma proprio Bersani. Nel PD infatti si leva più di una voce a mettere in dubbio la strategia seguita fin qui dal segretario. Fino ad ora tutto è stato sottotraccia per vedere se davvero si potevano ottenere le elezioni anticipate. Un risultato però che oggi non sembra a portata di mano a meno che non ci sia un’accelerazione sul piano giudiziario. Ma anche in questo caso siamo sicuri che convenga al PD andare a rimorchio di una spallata della magistratura? Dare l’impressione di essere il partito dei giudici non sembra il massimo per vincere le elezioni. Per questo le critiche si stanno alzando di tono. Sulle barricate la corrente dei MoDem che fa capo a Walter Veltroni. Il 10 ottobre la minoranza Pd si riunirà a Roma per tenere la sua assemblea nazionale e in quell’occasione Bersani entrerà ufficialmente nel mirino. Saranno invocate idee e programmi per una politica di sinistra alternativa a quella del Governo, cosa che Bersani non è riuscito, oggettivamente, a mettere in campo. Ma il vero siluro alla segreteria arriverà dalla richiesta di tenere primarie di partito prima di quelle di coalizione che sceglieranno il candidato premier di tutto il centro sinistra. Lo statuto del Pd dice infatti che in caso di primarie di coalizione il partito deve essere rappresentato dal segretario in carica. Siccome le primarie di coalizione sarà difficile evitarle, chiedere di tenere prima quelle di partito non significa altro che tentare di fare le scarpe al segretario. Fra l’altro lo statuto dice che un iscritto al Pd non può candidarsi contro il segretario alle primarie di coalizione. Ma i quarantenni, e in primis Matteo Renzi, scalpitano. Farli uscire dal partito per candidarsi alle primarie potrebbe essere pericoloso. Meglio quindi regolare prima i conti in casa e poi vedersela con i cosiddetti alleati. All’iniziativa di MoDem si somma poi quella di Renzi. A fine ottobre a Firenze si terrà una nuova convention dei “rottamatori”. L’idea è di mettere a punto un elenco di 100 cose da fare per cambiare il Paese. Le intenzioni di Renzi sono un de profundis per Bersani, ma non solo. Ha detto il sindaco di Firenze: “Per questa classe dirigente è suonata la campanella dell’ultimo giro. Negli ultimi 20 anni tutti hanno cambiato tutto: il telefonino, il lavoro, la casa, magari la moglie o il marito. Solo i parlamentari sono rimasti gli stessi”. Insomma, Berlusconi faccia il suo gioco che noi facciamo il nostro. Idee, programmi e facce nuove per una nuova sinistra.
In fondo quello che non ha capito Bersani lo ha capito Renzi. La durata del governo gli offre una chance. E chissà che in fondo la cosa non dispiaccia allo stesso Berlusconi.
Giancarlo Magni

Solo degli idioti totali possono pensare a cacciare Berlusconi adesso, dopo quindici anni d’intercettazioni comuniste della magistratura contro di lui, lo conosciamo totalmente: Non è mai sta scoperto a fare del male a una sola persona, neppure a chiamare t. una t., ma sempre a dare soldi e soldi e soldi e soldi e soldi a tutti ma proprio a tutti, persino a certe persone cui noi non daremmo nemmeno un calcio.
Ora se questo è uno che ha problemi d’economia, da cacciare perché c’è la crisi economica, facciamo come quello che avendo fretta di andare all’Aeroporto ha detto a Schumacher di sedersi dietro e fare guidare alla nonna: Bersani