Un film di musica e sconfitte. Attori principali Oscar Isaac e un gatto rosso.

Un film che comincia con un uomo picchiato e finisce spiegandoci perché è stato picchiato. Si chiude il cerchio e nella parabola compiuta succede tutto e niente.
“A proposito di Davis” acclamato a Cannes e vincitore del premio speciale della giuria ma non della Palma d’oro, decretato miglior film uscito negli Usa nel 2013 dall’associazione nazionale critici statunitensi, nasce dalla lettura dell’autobiografia del cantautore Dave Van Ronk.
Partono dal libro i fratelli Coen ma poi raccontano un ‘altra storia; il personaggio Davis, da loro tratteggiato, ha problemi a relazionarsi con gli altri; sfortunato, non suscita empatia pur essendo la colonna portante di tutta la nostalgia per la musica degli anni ’60 che il film esprime.
Un gatto (si chiama Ulisse) tornerà a casa dopo aver attraversato New York
(dalle strade affollate alla metropolitana) con Davis perpetuamente alla ricerca di un divano su cui dormire perché Llewys Davis (un Oscar Isaac bravo sia come attore sia come cantante, canta in diretta) non ha una casa, ha solo un sogno poter cantare accompagnato dalla sua chitarra.
Eterno vagabondo all’interno della sua stessa città, trova uno spazio all’interno del “Gaslicht Café”, il locale del Greenwich Village, sul cui palco, nel finale del film, salirà un ragazzino destinato a diventare Bob Dylan.
Un viaggio in macchina fino a Chicago, per un’audizione, che dovrebbe far decollare la sua carriera e si concluderà, invece, con l’ennesima sconfitta di Davis: “Non vedo molti soldi qui” le parole del manager Bud Grossman (F. Murray) segnano la fine del sogno di Davis che in un viaggio di ritorno in autostop nel buio e nel freddo ripensa la sua vita bohemien., alla ricerca un letto e di un palco su cui esibirsi. Ma la strada che deve percorrere è sempre più stretta, come i corridoi nei quali lo vediamo passare, chitarra e poche cose al seguito, mentre bussa alla porta di amici che spesso gli chiudono la porta in faccia.
Sempre più sconfitto nei suoi vari passaggi, non riesce a tenersi una donna accanto, padre inconsapevole di un figlio di due anni che credeva “abortito”, apostrofato con rabbia e rancore da Carey Mulligan (Jean Barkey), moglie del suo miglior amico e incinta, forse di un figlio di Davis. “Sei il fratello scemo di re Mida, trasformi in m… tutto quello che tocchi”.
Come tanti registi americani, innamorati e ispirati dal cinema italiano anche i fratelli Coen hanno voluto rendere un omaggio. Il direttore del Gaslight Cafè si chiama con un nome noto Pappi Corsicato, come il regista: fra i suoi film Chimera e Il seme della discordia.
Il film è un vero incanto grazie alle musiche, lo stesso Bob Dylan si lasciò incantare da Von Ronk , con il quale imparò e cantò e che poi superò in bravura , fortuna e simpatia.
Artista incompreso accompagnato da una grossa sfortuna Davis ? Per i fratelli Coen è un grande e la macchina da presa lo riprende con amore nei primi piani lo accarezza mentre suona, lo accompagna con delicatezza anche quando viene picchiato.
Accanto a Oscar Isaac (Davis) un grandioso, in tutti sensi, John Goodman enorme come stazza e cattiveria e una Carey Mulligan acida e perfida ma capace di trasformarsi in dolcezza quando canta.

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