
Gli ingredienti di un buon veicolo d’informazione, soprattutto di approfondimento, dovrebbero essere verità, libertà di espressione e indipendenza da qualsiasi cappello politico che pretenda di condizionare il pensiero o le forme di espressione. Oggi, però, anche alcuni storici giornali italiani sembrano sempre più schierati. Non che in passato fossero estranei alle appartenenze politiche, ma, nel tentativo di rincorrere la velocità della rete, si finisce spesso per inseguire politica, pettegolezzo e grandi firme, quasi a scimmiottare i social. Comprendo le difficoltà di un settore chiamato a reinventarsi. La cronaca viaggia ormai a una velocità tale che il lettore conosce spesso i fatti molte ore prima che le rotative comincino a girare. Proprio per questo, però, il giornalismo dovrebbe valorizzare ciò che lo distingue: approfondire, verificare, contestualizzare e offrire chiavi di lettura. Non significa pretendere una neutralità assoluta. Ogni giornalista ha una sensibilità, una cultura e una propria visione del mondo. Ma c’è una differenza sostanziale tra raccontare i fatti e piegarli a una tesi precostituita. La credibilità nasce dalla capacità di riconoscere anche ciò che contraddice le proprie convinzioni e di lasciare al lettore la libertà di formarsi un’opinione. Ebbene, mi pare di aver trovato questa possibilità, almeno in parte, in Pensalibero, la testata online fondata da Nicola Cariglia. Una realtà che mi ha permesso di uscire dalla consuetudine di trascorrere le mattinate leggendo rassegne stampa spesso divise senza appello in due schieramenti contrapposti, come eserciti ottocenteschi sul campo di battaglia. La proposta di Pensalibero mi sembra diversa: offrire uno spazio nel quale chi abbia qualcosa di serio da dire possa esprimere il proprio punto di vista, senza preclusioni ideologiche, nel rispetto degli interlocutori e della dignità del confronto. Non è necessario pensarla allo stesso modo, né condividere ogni opinione. È sufficiente riconoscere il valore della libertà altrui. La ricetta assomiglia un po’ a quella torta della nonna che magari non era perfetta nell’aspetto, ma aveva il sapore autentico delle cose semplici e fatte bene. Non pretendeva di piacere a tutti, ma sapeva mettere insieme ingredienti diversi. E forse è proprio questo che dovrebbe fare una testata libera: non uniformare le idee, ma permettere loro di convivere. Questa esperienza mi ha spinto a scrivere articoli in esclusiva anche per Pensalibero. Qui posso esprimere il mio punto di vista sui fatti politici senza sentirmi prigioniero di quanto sostenuto in precedenza. Se una decisione del governo produce risultati positivi, o se una scelta dell’opposizione merita di essere riconosciuta, non vedo perché non dirlo. La coerenza non consiste nel difendere sempre la stessa posizione, ma nell’essere fedeli ai fatti e alla propria coscienza, anche quando suggeriscono di cambiare idea. Naturalmente, libertà non significa assenza di regole. Chi scrive ha il dovere di rispettare la verità, le persone e il lettore. Il giornalismo è anche responsabilità, verifica delle fonti e disponibilità a rispondere di ciò che si afferma. Per questo sono convinto che Pensalibero rappresenti uno spazio nel quale sia possibile scrivere e, soprattutto, pensare liberamente. Con una regola alla quale cerco di attenermi anch’io: il rispetto per la notizia. Poi, la libertà di interpretarla.
Angelo Santoro


Se la scuola costruisce il futuro di un paese, perché proprio lì si cerca di risparmiare?
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