
Francesco Sala, già docente di Botanica e Biotecnologie all’Università Statale di Milano, ha svolto per decenni attività di ricerca anche all’estero (Canada, Usa, Cina, Cuba), è autore di 130 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali ed è considerato uno dei massimi esperti di Ogm in Italia.
Che cos’è un Ogm?
Si tratta di piante da utilizzare in agricoltura ma il termine è improprio, perché già da alcuni secoli si utilizzano piante geneticamente modificate, prodotte e selezionate con le metodologie disponibili. La novità della metodologia Ogm sta nel permetterci di individuare, in qualsiasi organismo vivente, geni (segmenti di DNA) utili per il miglioramento agrario, di isolarli ed integrarli nel DNA della pianta.
Ma il Dna si modifica anche con le radiazioni..
Radiazioni atomiche ed anche trattamenti con mutageni chimici sono stati usati dalla ricerca italiana (e mondiale) per modificare il Dna di piante: una tecnica ancora oggi accettata benché si sappia che causa modifiche incontrollabili. Ma non è classificata tra quelle “Ogm”. Il frumento Creso, classico prodotto tipico italiano, è stato ottenuto con questa tecnica: non trattandosi di Ogm, nessuno si scandalizza.
Vi sono rischi nel consumare prodotti Ogm?
Nonostante la mole di ricerche effettuata dal 1984 (anno della messa a punto della metodologia) ad oggi, nessuna evidenza è stata prodotta in tal senso.
Cosa dicono le ricerche?
I prodotti Ogm non presentano alcun rischio aggiuntivo rispetto ai prodotti non-Ogm. Anzi, un rapporto della UE attesta che “i prodotti Ogm sono più sicuri perché controllati prima della loro approvazione per usi commerciali” Invece per i prodotti non-Ogm vale la “presunzione di innocuità” e nessuna analisi preventiva è su di loro richiesta. L’attuale cautela verso gli Ogm andrebbe rovesciata: si accettino i cibi tradizionali (e quelli biologici) solo quando sarà dimostrato che essi sono almeno altrettanto sicuri quanti quelli Ogm!
In Italia che si fa in materia di Ogm?
In Italia sono vietate sia la sperimentazione che la coltivazione di Ogm. Ma li si importano ed utilizzano liberamente come mangimi per gli allevamenti: bovini, suini ed altri possono essere allevati con soia o mais Ogm al 100%. Non vi sono fondi disponibili per la ricerca agraria, tantomeno per quella su rischi e benefici degli Ogm, però si trovano 20 milioni di euro per una imprecisata ricerca diretta da Mario Capanna!
Dove nasce l’ostracismo verso gli Ogm?
La questione non è scientifica ma culturale. Le maggiori responsabilità sono dei politici, che non concedono fiducia alla scienza e ostentano la banale e velleitaria bandiera del ritorno al cibo ‘naturale’. Poi ci sono i mass media che devono smettere di disinformare.
Nel mondo si consumano prodotti Ogm?
Più di 3 miliardi di persone coltivano e consumano liberamente prodotti Ogm che hanno superato tutti i controlli preventivi.
Esiste una mappa dei Paesi in cui si coltivano Ogm?
Si. La carta è prodotta ed aggiornata annualmente dalla ISAAA (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications).
La metodologia Ogm soppianterà le altre?
Impossibile e inutile. Essa viene applicata ogni volta che la ricerca lo ritenga opportuno per il miglioramento genetico delle piante coltivate. E’ un potente approccio aggiuntivo (e non sostitutivo) per affrontare i problemi della produzione agricola.
E il rapporto con l’agricoltura biologica?
La metodologia Ogm riguarda la fase di miglioramento genetico, l’agricoltura biologica riguarda la successiva fase della coltivazione. Piante Ogm ben potranno essere coltivate con approcci biologici. Anzi, ben si presteranno a tale coltivazione in quanto saranno rese sempre più resistenti ai parassiti che costringono l’agricoltore a usare anti-parassitari.

Pienamente da condividere. L’Italia è notoriamente un paese anti scientifico, forte di ideologie modificate ma sostanzialmente col principio dell’irrazionalità. Fenomeno che ogni pie sospinto si manifesta. Il risultato è un continuo errore strategico che arretra questo paese, o perlomeno non danno la possibilità di contribuire ad uscire dalla crisi che sta vivendo.