Trump non piace più nemmeno a chi lo ha votato: l’America s’è desta e ripudia il presidente di estrema destra
Amen. L’America si risveglia e presenta il conto a Donald Trump. Le elezioni di metà mandato del 2026 si trasformano in una pesante sconfitta per il presidente americano. I Democratici conquistano la maggioranza sia alla Camera sia al Senato e avanzano anche in territori tradizionalmente repubblicani, come Texas e Kansas. Un risultato che ridisegna gli equilibri politici degli Stati Uniti e apre una nuova fase per la presidenza Trump.
Il voto degli americani consegna ai Democratici il controllo del Congresso, mostrando un malcontento che sembra andare ben oltre i confini dell’opposizione tradizionale. A sorprendere è soprattutto l’ampiezza della sconfitta: i Democratici conquistano terreno anche in Stati storicamente vicini ai Repubblicani, riuscendo a imporsi in competizioni che fino a poco tempo fa sembravano difficilmente contendibili.
Trump, intervenuto telefonicamente a Fox News dopo la diffusione dei risultati, ha scelto un tono insolitamente conciliante: «Congratulazioni ai Democratici, hanno fatto un buon lavoro». E alla domanda sul significato politico della sconfitta ha risposto: «Non la considero un attacco alla mia persona».
Parole che accompagnano però il tentativo di prendere le distanze dal risultato. Il presidente ha infatti ricordato di non essere stato direttamente candidato: «Se fossi stato sulla scheda elettorale, avremmo vinto a valanga».
Una spiegazione che non cancella il dato politico: gli elettori hanno espresso un giudizio anche sull’operato della Casa Bianca. Tra le questioni al centro del malcontento figurano il costo della vita, l’aumento dei prezzi della benzina e la guerra con l’Iran.
Per Trump si apre ora una seconda parte del mandato con un Congresso a maggioranza democratica. Una situazione che renderà più complicato portare avanti la sua agenda politica e potrebbe trasformare gli ultimi due anni della presidenza in un confronto permanente con l’opposizione.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: quanto del consenso che aveva portato Trump alla Casa Bianca si è davvero dissolto? Le urne hanno consegnato una risposta politica chiara, anche se saranno i prossimi mesi a dire se si tratta di una protesta momentanea o di un cambiamento più profondo.
Una batosta per il parrucchino più odiato del mondo. Ma attenzione a cantare vittoria: la guerra politica è tutt’altro che vinta. E Trump, anche con il Congresso contro, non ha ancora finito di giocare la sua partita.
Lorenzo Mossani


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