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La svolta del Piave. Da Caporetto a Vittorio Veneto e alla “difficile” pace

il libro di Gabriele Parenti vuole contribuire alla conoscenza di un conflitto che le potenze europee avevano molte possibilità di evitare e di cui non prevedevano le immani proporzioni. Il file è scaricabile gratuitamente.

di Redazione Pensalibero.it | 22 Dicembre 2019

Nel centenario della Conferenza di pace di Parigi che pose fine alla prima guerra mondiale è  uscito il nuovo libro di Gabriele Parenti La svolta del Piave. Da Caporetto a Vittorio Veneto e alla ” difficile”  pace.

Ha scritto il Presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani nella prefazione  a questo volume che è stato pubblicato dalle  Edizioni  del Consiglio Regionale  “Gabriele Parenti è giornalista e regista  televisivo conosciuto ed apprezzato in Toscana. Come molti suoi colleghi, all’attività di professionale ha associato quella di storico e autore di numerose pubblicazioni. Con questo volume – scrive – ritroviamo il Gabriele Parenti storico che si confronta con una delle pagine più importanti della nostra vicenda nazionale”.

In effetti questo libro vuole contribuire alla conoscenza di un conflitto che le potenze europee avevano molte possibilità di evitare e di cui non prevedevano le immani proporzioni. In particolare, si  mettono in luce la sottovalutazione della crisi e il modo errato con cui fu gestita, poi facendo riferimento alla situazione italiana nei momenti chiave dell’intervento in guerra e  delle prime vicende belliche.

Il successivo focus è sul disastro di Caporetto. Si parla poi della  coesione nazionale che consentì la resistenza sul Piave, ma si sottolinea che tale solidarietà non andò oltre Vittorio Veneto. La pace ripropose la  differenza tra coloro che intendevano lasciarsi alle spalle i drammi e i sacrifici della guerra e quanti  proponevano una politica di potenza e di ampliamenti territoriali .

La bibliografia su Caporetto – ha scritto Gabriele Parenti  –   è sterminata: il catalogo della Biblioteca  Nazionale Centrale di Firenze comprende 234 opere; quella sulle due battaglie del Piave è assai più contenuta: 61 monografie, buona parte delle quali pubblicate subito dopo la fine della guerra.

Questa differenza – osserva Parenti –   si spiega, di solito, con l’inveterata tendenza degli italiani di parlare più delle sconfitte che delle vittorie. Ma è una spiegazione solo parziale. Caporetto ha colpito particolarmente l’immaginario collettivo anche perché le cause della disfatta sono tuttora controverse e, per alcuni  versi, restano un enigma.

Anzitutto, fu smentita una regola della dottrina militare ovvero che le  offensive dovessero impiegare forze assai superiori a quelle di chi si difendeva. A Caporetto fu adottata una nuova tattica che prevedeva di concentrarsi su un solo punto del fronte, in modo da avere lì una schiacciante superiorità numerica.

.Quella del Piave  .sottolinea ancora l’autore –   fu, invece, una vittoria difensiva di grande portata e di forte impatto emotivo. Per la prima volta l’intera nazione ebbe un soprassalto di efficienza sul piano dell’organizzazione e della produzione  bellica. Fu “prodigioso” anche il fatto che la maggior parte degli sbandati, in pochi giorni, venne di nuovo inquadrata e poté tornare in linea.   

Ma ebbe un minore “effetto immagine”, specie  tra gli alleati   La necessità di riequilibrare i due eventi cogliendone la simmetria è uno degli obiettivi di questo libro.

Circa Caporetto, Parenti sottolinea gli errori strategici di pare italiana ma anche degli austro-tedeschi che per avanzare il più possibile non riuscirono a circondare il nostro esercito e a metterlo fuori combattimento. Ma il vero  paradosso – sottolinea l’autore –  è che dopo due anni di inutili attacchi frontali e di crescente sfiducia, proprio questa  gravissima sconfitta, trasformando la guerra da offensiva a difensiva del suolo nazionale, dette una scossa all’esercito e al Paese.

Un altro obiettivo di questo saggio   è  analizzare  il confronto –scontro   tra la delegazione italiana e gli alleati alla Conferenza di pace di Parigi, con le spinose questioni legate alle rivendicazioni in  Dalmazia e  nei Balcani   con  nuovo cambio di passo sugli obiettivi della guerra.  All’inizio  – rileva Parenti – si era parlato soprattutto delle terre irredente, dopo Caporetto della difesa del suolo patrio, adesso dell’acquisizione di nuovi territori  a prescindere  dal principio di nazionalità.

Quindi una politica di potenza  che finì per aprire la strada  mito  della vittoria  mutilata e all’avventura  fiumana di D’Annunzio . Invece l’Italia  aveva conseguito dei risultati importanti al tavolo della pace e nelle Conferenze successive  e l’autore  mette in rilievo come l’Italia, sebben facesse  parte formalmente dei  “quattro grandi” si fosse trovata, ad avere un peso minore rispetto a Gran Bretagna Francia e Stati Uniti che si opposero ad alcune acquisizioni promesse dal Patto di  Londra. E quando il Presidente Orlando vi aggiunse Fiume, Clemenceau rispose “Fiume? Et pourquoi non la lune?  “

D’altronde chi gridava alla  “vittoria mutilata”  dimenticava che  i vantaggi territoriali richiesti in Dalmazia si scontravano con la dottrina Wilson  sull’autodeterminazione e con il principio di nazionalità che erano che l’Italia aveva invocato per rivendicare Trento e Trieste.

Inoltre,  questo  libro vuole  contribuire alla conoscenza della guerra, delle sue atrocità  e quindi un contributo alla cultura della pace  e, al tempo stesso,  vuole  rendere omaggio  a quanti caddero  in combattimento furono feriti o fatti prigionieri   mostrando  che il loro sacrificio  salvò l’Italia dall’invasione e dall’occupazione.

Il volume contiene anche interviste a quattro storici e giornalisti  (Alessandro  Barbero   Arrigo  Petacco e  Marco Ferrari  Sergio Valzania) che hanno affrontato problematiche  della  grande guerra con nuove e significative interpretazioni

 

Nella parte dedicata alla Conferenza di pace, si parla  anche delle  rivendicazioni  italiane in Albania, in Turchia e  in Africa. Rivendicazioni che hanno  oggi  un sapore prettamente colonialista ma che all’epoca apparvero un  modesto tentativo di replicare alla spartizione anglo – francese dell’ ex Impero ottomano e delle colonie tedesche.

Parenti ritiene, però, che l’Italia non sarebbe stata in grado di gestire nuove acquisizioni territoriali, che la  propaganda nazionalista non fosse  quindi motivata e che l’impresa di Fiume avesse acuito l’idea  della vittoria mutilata   tanto che il  fascismo avrebbe cavalcato  in modo spregiudicato l’ondata dello scontento e delle recriminazioni.

Il libro parte, quindi, dal convincimento che sia importante riscrivere la Storia sulla base dei recenti studi che vengono pubblicati in tutta Europa e della maggiore cognizione che abbiamo di quanto avveniva dall’altra parte del fronte,.

Nel presentare questo volume, Giovanni Casalini, Presidente del Circolo Fratelli Rosselli Valdisieve.che ne ha proposto la pubblicazione al Consiglio Regionale, ha scritto fra l’altro che   “parlare   di una guerra di cui non si era capita la portata  devastante prodotta dalle nuove tecnologie e dalla corsa agli armamenti, è un significativo apporto per promuovere la pace. Ed ecco perché questo libro può essere anche un valido supporto per far conoscere questi temi al vasto pubblico, per ulteriori approfondimenti anche a livello scolastico e per nuovi studi sull’argomento”.

Il pdf  del testo, qui riprodotto, può essere scaricato gratuitamente.

Per scaricare e leggere il libro di Gabriele Parenti fare click qui

Pubblicato in : SituazioneTag: anni, centenario, consiglio regionale della toscana, crisi, dalmazia, Eugenio Giani, europa, fascismo, firenze, francia, grande guerra, guerra mondiale, nazione, parigi, presidente del consiglio, prima guerra, situazione italiana, stati uniti, toscana, trieste

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