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Il rovescio della medaglia

Dura lex sed lex
Tutto puote tutto piglia la ragazza dalle belle ciglia.

di Carla Ceretelli | 28 Febbraio 2016
NeoNazareno in atto. Via Silvio avanti Denis, come volevasi dimostrare.Per dare una sponda a Matteo evitando di farlo  risucchiare  dalla sinistra interna.
E’  cosa seria? Certo!  Ha vinto l’amore.
Ecco perchè ci tenevano tanto a non sancire il principio dell’obbligo di fedeltà. Prettamente in senso giuridico ma non morale. Ovvio, ehh.
I senatori del NCD hanno insistito fino all’ultimo respiro rischiando di farlo esalare al governo,  per togliere i riferimenti della formazione sociale dell’unione civile troppo vicini e somiglianti all’istituto del matrimonio. Per ora dunque  l’unione non comporta l’obbligo di fedeltà tra i contraenti mentre prevede “l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione”. Un punto che  apre importanti  conseguenze nel momento di una eventuale separazione fra  i due uomini o le due donne.
Con tutti i cavilli che questa legge si porterà dietro, diritti non riconosciuti, problemi irrisolti, doppie mogli, doppi mariti, mezze mogli mezzi mariti o ambivalenti..identità nebulose, e poi figli e  figliastri,  faranno la fortuna degli avvocati  che si  fregheranno  sogghignando le mani. Se hanno cercato  un mezzo per creare lavoro socialmente utile, ne  avranno un incremento notevole. In bocca al lupo amici legulei! Dura lex sed lex.
Quanto alla natura è un fatto che due maschi e due femmine non possono generare figli e la corte costituzionale ha sancito che i genitori sono un maschio e una femmina,ops, ora si dice femmina e maschio,  dunque una donna e un uomo e, in subordine una moglie e un marito.
Dal voto di coscienza al voto di fiducia. E questo francamente non è bello. L’abborraccio non è mai bello.
A differenza del professor  Monti, il professor Eco non era senatore a vita. Imbarazzante.
“C’è stata una grande crisi che si è chiamata seconda guerra mondiale” Ipse dixit a la gabbia. Marietto bello.
Per nostra assoluta inadeguatezza non siamo riusciti a leggere fino in fondo qualche suo tomo.  Con Il nome della rosa di qualche decennio fa si arrivò alle prime 50 pagine. Così come per altri best seller che hanno letto tutti, il mondo intero, anche se qualcuno sostiene che era notissimo e molto apprezzato solo in Italia. Eppure  ce l’abbiamo messa tutta,  la volontà,  perchè ci si sentiva emarginati e ghettizzati. Non si poteva entrare in un salotto senza sentire l’eco dell’Eco. Pare che fosse uno che non dava confidenza, un duro e puro. Ma certamente era un grande, un protagonista e sopratutto un politically correct.
Ma non era Senatore a vita come il suo culturalmente  omologo,  Marietto. E neppure ha avuto il Nobel, come Darietto.
Solo per questo potrebbe dare origine a un guizzo di simpatia
E, per citare il mio sarcastico amico  feisbukiano, De Felice, “Vuoi vedere che, essendo ateo, non aveva santi in paradiso? E vuoi vedere che, per indennizzarlo, ora lo fanno santo subito?”
Tutto puote tutto piglia la ragazza dalle belle ciglia.
Per arrivare alla Maria Elena, sono certa che non state più nei panni, mezza Italia si sta chiedendo perchè è stata lei a occuparsi della questione delle intercettazioni americane anzichè qualcuno dei ministri cosiddetti  competenti.
Non è pensar male se ci si convince e se si ha la conferma che è l’alterego di Matteo. Ma questa storia è vecchia, l’abbiamo sottoscritto fin dalla sua prima apparizione con taierino azzurro che si alzava appena appena scoprendo forme che era meglio tenere nascoste, come ministro,  alla famosa firma al Quirinale. Ma questo è un altro film.  Anche se il nome che aleggia è sempre quello di allora…Giorgio Giorgio perchè sei  tu Giorgio…
Mentre Matteo tace. Giusto, è in altre faccende affaccendato. Deve applicarsi per  far sì che vinca l’amore.
Note a margine
Si viene  a sapere che Silvio ha vicino una ventunenne. Ah ecco, ci era sfuggito che fosse stata approvata la legge sull’adozione da parte dei single.
Petaloso? Io, qui,gli aggettivi me  li invento spesso,  ma la Crusca non mi ha proprio filato, ma lui si chiama Matteo..
ULTIM’ORA.
Udite udite il termine  è stato usato nel trattato di botanica  “Centuriae Decem Rariora Naturae”, scritto dal botanico e farmacista inglese James Petiver che già a fine ‘600 utilizzava il termine “petaloso” per descrivere la pimenta.
Trattasi dunque di mnemosine.
Ovvìa, débâcle di un insostenibile tormentone.
Pubblicato in : EditorialeTag: corte costituzionale, crisi, denis verdini, genitori, governo, grande crisi, guerra mondiale, intercettazioni, italia, lavoro, matteo renzi, mondo, mondo intero, natura, patto del nazareno, seconda guerra mondiale, senatore, separazione, voto di fiducia

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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Il rovescio della medaglia

Di fronte all’ignobile polverone sollevato dalla Gardini sui bagni delle “onorevoli” e l’incredibile mobbing contro le giornaliste di Telepace urge una risposta: perché le prime a tacere sono le donne?

di Red | 3 Novembre 2006

Qualche giorno fa, abbiamo scritto lamentandoci del silenzio delle donne su temi scottanti che, in realtà, ci riguardano tutte – ma due diverse situazioni ci portano oggi a tornare sull’argomento, che ha molte varianti, soprattutto in un Paese come il nostro dove chi farebbe meglio a tacere parla, e chi invece dovrebbe parlare tace.
La prima situazione riguarda l’ignobile polverone sollevato da Elisabetta Gardini a proposito dell’utilizzo dei bagni delle donne da parte dell’onorevole Guadagno, alias Vladimir Luxuria. La tristezza delle dichiarazioni rilasciate dalla Gardini, lo spendere gratuito e superficiale di termini gravi come “stuprata” e “violentata”, la patina di eroina teocon che si è voluta dare con la strumentale complicità di una trasmissione televisiva, parlano da sole: l’unico commento da fare a questa vicenda è che la troppo sensibile signora Gardini non dovrebbe stare in Parlamento dove, peraltro, nessuno ci ha mai spiegato perché ci sia finita. Infatti, in omaggio al malcostume ormai canceroso che permette ai partiti di candidare solo donne affatto rappresentative della vita quotidiana, ma molto dei privilegi personali, la signora Gardini è passata da pessime fiction, dove però bastava cambiare canale per non vedere più la sua unica espressione conosciuta – dioquantosoffroguardacomepiango – al ruolo di onorevole nel quale, purtroppo, ha mantenuto la stessa espressione, solo che stavolta a farne le spese non è il marito per fiction di turno, ma Luxuria e, quel che è peggio, l’immagine ed il ruolo stesso delle donne in Parlamento.
Intanto, TelePace – un nome, un programma – emittente vaticana, licenzia l’intera redazione ed emerge una verità sconcertante: l’incredibile serie di atti di discriminazione, di mobbing e di umiliazione alla quale sono state sottoposte le donne che in quella redazione lavoravano. Spiate, censurate e, addirittura, messe in discussione in riunioni di redazione dove si trattava della loro verginità e delle loro abitudini sessuali. Eppure hanno taciuto, tutto ciò emerge ora perché la redazione viene chiusa. E nessuno dei colleghi, valent’uomini, a quanto pare, di primissima qualità, si è mai sognato di contestare questa situazione.
Confessiamo che riesce persino difficile commentare questi fatti; non sappiamo se chiederci come abbiamo fatto, noi donne, ad arrivare a questo punto senza neanche tentare di porre un freno a simili derive, o se fare una chiamata di correità, che deve pur esserci stata. Perché non si chiede mai conto ai partiti delle loro perniciose scelte nelle candidature femminili?! Perché le discriminazioni sul lavoro non vengono quasi mai denunciate e, se accade, le donne ci rimettono sempre, perché si sa che l’accusa di mobbing è una delle più difficili da dimostrare?! Perché il solo fatto di lavorare in una redazione giornalistica che attiene al Vaticano deve comportare l’osservanza dell’astinenza sessuale?! Ma, soprattutto, perché le giornaliste che godono di stampa, attenzioni e spazi illimitati appena aprono bocca, gente come la Rodotà e la Palombelli, tanto per fare due nomi di fiori all’occhiello dei padroni del vapore, sono tanto pronte a recensire l’ultimo libro di Veltroni quanto a girare la faccia dall’altra parte di fronte a queste cose?! Noi ci proviamo, ma non godiamo della stessa ribalta mediatica. Però non vogliamo morire Elisabetta Gardini. E questa è una promessa.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

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