Il mondo moderno ha sostituito asce e coltellacci con la psicologia, la sociologia, la neurologia.
Seziona pensieri, istinti, fantasie: le cataloga.
Corpi dilaniati e macellati. Adolescenti venduti a pasti sordidi. Finanche bambini eviscerati vivi per sorseggiarne la bile.
Non basta inorridire per rifugiare il non voler sapere negli incubi che svaniscono. Certe tracce ( le più, nascoste) si rinvengono ancor oggi.
Il cannibalismo ha pervaso il mondo da tempi remoti. E molti temono di averne tracce drammatiche di discendenza.
Nel ritualismo l’abbeverarsi del sangue o trarre nutrimento dalle carni vive o dalle spoglie esalta sciamaniche convinzioni di predare forza e sapienza dall’avo o dalle energie sconosciute che addensano il vivere.
Fare della carne altrui la propria carne. Possederne l’anima. Poter godere di un’anima “ricca”, più potente, più guerriera, per dimostrare ed essere dominatori. Non del tempo. L’immortalità è un sotterfugio. Un pretesto per rabbonire l’invidia del desiderio. Per eludere o eliminare competitori.
Un trasporto materico, una confluenza nel proprio ”sé”, che potrebbe avere una qualche traccia motivazionale in conoscenze antiche e dimenticate; balenanti , odiernamente, nella teoria quantistica della coscienza e dei microtuboli.
Potrebbe. E nel potrebbe ne è già esplicita l’interpretazione distorta, giacchè la coscienza quantistica è una coscienza non comparativa, ma omogenea; che si contrae e si espande come totalizzante di ritmi ciclici.
E se il cannibalismo volto a membra umane – pure quando riferito alle esigenze della sopravvivenza (per tutte: Stalingrado) – ci fa rabbrividire di raccapriccio, viceversa siamo assonnati dal percepire – con uguale, se non maggiore, disgusto- il cannibalismo delle idee.
Il mondo moderno ha sostituito asce e coltellacci con la psicologia, la sociologia, la neurologia.
Seziona pensieri, istinti, fantasie: le cataloga. Produce desideri, felicità, mondi iperuranici: li propina e vende, per profitto sull’emulazione. Poi, chi emula ricicla il desiderio e accumula nuovo profitto.
Le idee si producono serialmente, per i pasti incorporei del nuovo cannibalismo. L’una si nutre dell’altra. Si conflittuano omicidiarie e, come il pasto umano non accumula anima, così il cannibalismo delle idee non accumula conoscenza.
I falò del pasto non hanno più luogo in un posto iniziatico o segreto e inviolabile, ma milioni di luoghi/posti, come lucciole serotine, sui social, pay tv, emittenti di stato, giornaletti, opuscoli.
Qui, consuma, la stregoneria mediatica degli interessi della “politica”.
Seducono, affascinano, convincono. Agitano il proselitismo. Esortano alla condivisione. Plasmano la massa, foraggiata dall’esaltazione.
Idee in rissa, in disputa; per un pezzo di simulata ragione o apparente novità: l’una cannibalizza l’insipienza dell’altra.
Allora, tra gli attizzatori del fuoco, i bruciatori dei libri, i macellatori della utopia, i ruffiani del mercato, il pensiero diventa clandestino, patriota, partigiano.

Gentilissima,
accolga una mia valutazione estensiva.
Vero che nel ritualismo la predominanza – o l’esclusivo – è maschile ma vi è una qualche “protezione” verso il cannibalismo femminile. La figura di generatrice, di protettrice, ha eluso il discuterne ma non ha sottratto il femminile né alla istigazione al cannibalismo nutrizionale, né alla partecipazione allo stesso. E tralascio riferimenti crudeli e spiacevoli.
Riportandomi, per la metafora, all’oggi nelle culture “avanzate” – quindi alla “cottura” del cervello o coscienza, se vuole – credo che patrioti del pensiero ce ne siano pochi. E, ad averne consapevolezza, sono il primo a dolermene.
Vi sono molte donne Che si sono adeguate al pensiero/mondo maschile. È vero. Coloro di cui Lei parla sono donne che non hanno compreso il messaggio femminista ma hanno creduto che l’quivalenza uomo donna fosse la soluzione. Non so se sono una partigiana del pensiero. Credo abbia compreso che sono più pratica che teorica.
Certo i partigiani hanno fatto la guerra hanno sparato con i fucili
Alla prossima.
un certo san paolo (che, peraltro, non gode le mie simpatie) se non sbaglio, non ha mai sparato con un fucile … però la sua chiesa dura da molto …
Da vecchia studente di antropologia posso solo dire in più che tali riti sono propri di molte popolazioni non eurocolte.
Mangiare il cuore il fegato di un nemico valoroso serve ad ottenere ed incamerare il suo valore.
Evidentemente la nostra evoluzione è piccola e silenziosa cosa. Di fronte alla rabbia, si ridiventa ancestrali.
È una cultura molto maschia, purtroppo. Il vero messaggio culturale delle donne va contro la sopraffazione dell’individuo. Ma noi donne ad un certo punto ci siamo distratte, abbiamo perso, ed ora il machismo imperante ci sovrasta è come per la sinistra in genere ed in modo più puntuale abbiamo difficoltà a riorganizzarci.
Sicuramente sì siamo partigiani. Ed il concetto di resistenza lo abbiamo ben chiaro, ma è importantissimo non concepire la resistenza come difesa. Abbiamo la necessità di fare un passo in avanti. Abbiamo l’assoluta necessità del controattacco.