La storia travagliata di un Paese che sotto il dominio sovietico aveva dovuto subire dieci milioni di morti.
Il 24 agosto del 1991 l’Ucraina ottenne la sua indipendenza dalla Russia e con essa la Crimea che volle restarvi unita dopo un vero e libero referendum. Erano trascorsi settanta anni, e Kiev acquistava quel giorno la sua indipendenza politica, ma a quale costo! La terra ucraina per Storia, natura e posizione era una delle repubbliche sovietiche più importanti. Vi entrò a farne parte nel 1921 alla fine della guerra civile tra l’esercito bianco e quello rosso dei bolscevichi. Durante questi anni il paese subì, per mano di Lenin e poi di Stalin, il genocidio di dieci milioni di civili. Tre furono le carestie provocate dal regime attraverso la requisizione sistematica dei raccolti e degli animali nelle campagne, nei paesi e nelle città ucraine per rompere la resistenza alla politica sovietica che voleva sostituire la proprietà privata col collettivismo dei Kolchoz. Erano costati dieci milioni di morti e deportazioni d’interi paesi verso la siberia. Le zone più colpite furono la Crimea dei tartari e gli oblast di Donets’k e Luhans’k, Kherson, Micolaiev ma tutta l’ucraina fu sconvolta e come oggi Is, cercarono di distruggere tutta l’arte e il passato dell’ucraina come stavano facendo già in Russia. Le campagne furono vuotate di tutto il raccolto, espropriata la terra e sostituito i contadini ucraini con quelli russi. I paesi erano circondati dai soldati e chi non era deportato sull’istante, non poteva uscire dall’abitato. Uomini, donne e bambini, morivano di fame cadendo a terra per le strade o nei letti delle loro case. Per la disperazione si erano verificati casi di cannibalismo. Sopravvissero in pochi assieme a e quelli che riuscirono comunque a fuggire nei boschi più profondi. Quando l’esercito si ritirò, l’inverno fece il resto del lavoro. I terribili anni del ’21 del 1934-35 e quello del 1946-47 subito dopo la seconda guerra mondiale, segnarono il popolo ucraino che nel frattempo si era adeguato al regime con l’innesto dei russi che vi si accasarono. Durante il conflitto mondiale il paese fu sottoposto pesantemente ai bombardamenti e all’occupazione. L’Italia non fu estranea a quegli eventi. V’intervenimmo senza richiesta dei tedeschi, privi di mezzi adeguati, con le unità dei CSIR e dell’ARMIR abbandonate a se stesse, salvate in parte dalle donne ucraine e dalle loro famiglie nella tragica ritirata dal Don. La speranza di una riscossa per l’indipendenza ucraina, fu organizzata da Bandera dai suoi fratelli e da Stetsko costituendo l’esercito patriotico ucraino, l’OUN. L’eroe combatté contro i sovietici e contro i nazisti i quali ne ordinarono l’arresto, mentre i fratelli morirono nel campo di concentramento. I tedeschi sovvenzionarono, poi, l’OUN-B con armi e munizioni per combattere i russi fino alla fine della guerra. Bandera fu assassinato a Monaco da sicari di Krusciov e Shelepin il 15 ottobre 1959. Negli anni che seguirono gli accordi di Yalta, il 19 febbraio 1954, la Crimea fu assegnata alla repubblica sovietica ucraina nel riassetto politico dell’unione in cambio dei medesimi chilometri quadrati, dei territori della regione di Karsondarskij a nord est del Mar d’Azov. Questo, perché i contadini ucraini erano capaci di restituire, assieme ai tartari che vi ritornarono dopo la deportazione in siberia, fertilità a una terra depauperata e sfinita dall’incapacità russa. Il riassetto politico non cambiava nulla nella strategia geopolitica mondiale. Sebastopoli restava e resta ancora oggi, un porto militare strategico, per il quale lo stesso Putin, come affermato, avrebbe senza esitazioni usato la bomba atomica. La sua importanza fu dimostrata durate “ La guerra dei sei giorni” quando la flotta di Breznev salpò dal porto e attraverso i Dardanelli, si presentò davanti alle coste della Siria a favore degli Stati aggressori d’Israele. Gli anni che seguirono, tra i settanta e gli ottanta, costituirono il declino dell’Unione Sovietica che dovette trovare il suo Vietnam, dove per altro aveva combattuto, in Cecenia e in Afghanistan col contributo di migliaia di soldati ucraini ignari di dovervi morire. A Gorbaciov in vacanza in Crimea si sostituì Eltsin in un momento molto delicato davanti al crollo comunista della grande potenza, che assieme a quella USA aveva fin a quel tempo sorretto e diviso il Mondo. Molte repubbliche ottennero l’indipendenza. Per l’Ucraina avvenne il 24 Agosto 1991. Per tutti questi stati ex sovietici il primo gennaio successivo trovarono vuote le loro casse e tutti i depositi confiscati dalla banca centrale di Mosca. Per l’Ucraina fu un colpo terribile: tutti i risparmi e depositi perduti nelle casse russe. Una svalutazione spaventosa della Grivnia che aveva sostituito il Rublo, mentre il pane costava mille volte di più del giorno prima. Presidente della nuova Ucraina fu Kravciuk. Seguì l’epoca Arancione di Yushchenko, che doveva portare il paese attraverso le riforme più vicino all’Europa. Yushchenko fu avvelenato, rischiò di morire ma sopravvisse grazie alla sua forte fibra. Da questa tragedia personale egli usci male. Irriconoscibile e ormai senza più la forza risolutrice del passato. Fu la signora Tymoshenko, l’elemento politico nuovo che con non poche ombre si presentò sul proscenio politico nei primi anni del nuovo secolo. L’incertezza della nazione ora si esprimeva in tutta la sua forza costruita attraverso gli innesti della rivoluzione rossa. Nel 2008 le elezioni volgevano in favore della passionaria ucraina e Putin paventando una sconfitta dei filo russi che detenevano ancora tutti i centri politici e militari su tutto il territorio, invase la Georgia con la più classica delle scuse. Come Hitler, quando occupò i Sudeti nel ’38, il capo incontrastato del Cremlino, approfittando dei giochi olimpici a Pechino, prese l’Ossezia dl Sud e l’Abkazia pensando di fare della sua capitale quello che era stato fino allora Sebastopoli in Crimea per la sua marina militare. Stava scadendo l’affitto che aveva con lo stato ucraino e non era sicuro di poterci restare. Le elezioni che seguirono in ucraina, però, dettero la vittoria a Yanukovic di Dones’k, amico di Putin, che più volte aveva frequentato le carceri sovietiche da comune bandito. Le elezioni probabilmente furono truccate. A quel punto Putin si ritirò dall’Ossezia del Sud, lasciando al piccolo Stato della Georgia di rifiorire sotto il suo presidente Saakashvili attraverso riforme e innovazioni cui l’Ucraina aspirava. Maidan fu la svolta. La popolazione per risposta al rifiuto di Yanukovic verso l’auspicato accordo con l’Unione Europea a Vilnius organizzò la protesta. La Piazza di Kiev divenne il centro della rivolta democratica, molto di più che Tienanmen in Cina. Ai cento civili uccisi dai Beirkut e dai cecchini russi nei tre mesi eroici dell’inverno ucraino vanno aggiunti quelli spariti dagli ospedali e bruciati nel palazzo dei sindacati di fianco a Maidan. In Tutto quattrocento. Ci furono nuove elezioni, presidenziali e parlamentari stavolta regolari, nel frattempo, l’occupazione della Crimea e l’invasione dei carri armati russi con armi non convenzionali, quindi, ora, la guerra.

Lascia un commento