“[…] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire […]” (Alexis de Tocqueville)

all’indomani delle elezioni politiche del 25 e 26 febbraio dell’anno scorso sostenevo che “chi crede nella Politica con la ‘P’ maiuscola esamina i dati a disposizione con mente fredda e cuore caldo. Il cuore
caldo suggerisce la necessità di un soggetto riformatore di liberali e di
democratici per reagire al degrado. La mente fredda auspica: a) il rilancio
dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b)
il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa,
c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche
sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.”Aggiungevo
“che i problemi nazionali e quelli transazionali
sono talmente intrecciati che non si possono affrontare gli uni
disinteressandosi degli altri. Perciò è necessario reagire all’Unione Europea
intergovernativa e sostenere le iniziative per la Costituente europea, ossia
rendere il Parlamento europeo rappresentativo dei cittadini piuttosto che dei
partiti e il Premier europeo investito direttamente dal consenso elettorale.
Solo una Europa politica e democratica può controllare i tecnocrati!”Avevo
delle flebili speranze sulla possibile costituzione di un soggetto riformatore
di liberali e di democratici e così concludevo “dalla delegittimazione del regime si può passare alla legittimazione di una forza politica per la radicale alternativa liberale. Proviamoci!”
Nell’agosto dell’anno scorso, chi scrive, sostenne la necessità di riattivare il processo
referendario per fornire ai cittadini lo scudo del voto referendario visto che
erano stati disarmati del voto politico con le immonde leggi elettorali
partorite dal regime quale autodifesa. Scrivevo allora: “l’imprevisto, l’imprevedibile,
l’impredicibile non è detto che debba essere per forza negativo se il progetto
è compatibile con la legittimazione di una forza politica per la radicale
alternativa liberale conseguente alla delegittimazione del regime. Questo è un
discorso che riguarda non solo la pattuglia radicale ma anche le energie
vecchie e nuove che saranno liberate dalla irreversibile crisi, energie che
potrebbero trovare alimento nel processo referendario, di qui l’indispensabile
sforzo per raggiungere il numero minimo di firme per i dodici referendum
radicali.”
Purtroppo quel progetto è fallito per la tradizionale avversità dell’establishment e per
la diserzione di quanti avevano falsamente dichiarato di volerlo sostenere.Oggi
i cittadini sono sforniti di qualsiasi strumento per poter incidere sulle
scelte politiche e sono ormai ridotti ad essere sudditi e contribuenti. Di qui
i fenomeni di ribellismo del tipo grillino o del tipo forconi sostanzialmente
funzionali a chi detiene il potere in conseguenza del loro velleitarismo.In
questa situazione, perciò, non può scandalizzare l’arroganza dell’establishment
di fare strame della legalità costituzionale (chi diceva che la nostra
costituzione era la più bella del mondo?) sostituendo il governo che il
Parlamento non ha sfiduciato un altro diretto da una persona che ha vinto una
gara interna al proprio partito. Addirittura pare che quel personaggio abbia
già in animo di cambiare il tipo di maggioranza escludendo il NCD sostituendolo
con il partito di Berlusconi.
Ormai le persone nel nostro paese sono solo delle comparse: protagonisti sono i
fautori della politica delle lingue biforcute. Al governo Letta, melmoso quanto
si vuole, sostituirne un altro significa far fare all’Italia un salto nel buio.
In fondo al tunnel non si vede alcuna luce. Domanda:
perché Renzi si è prestato per questo ultimo atto del regime quando aveva
dichiarato che avrebbe potuto acconsentire a diventare Presidente del Consiglio
solo in seguito all’esito positivo di una legale consultazione elettorale ?

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