Era intuibile che a Roma, con l’elezione della Raggi, si sarebbero scatenati i poteri forti, abituati a confrontarsi con i poteri politici in condizione di superiorità delinquenziale. Una giovane di belle speranze, ma di pochissima esperienza, si ritrova, adesso a dover scalare un sesto grado a mani nude, con “competitor” che dall’alto le scagliano sassi e nascondono la mano. Non può godere neanche dell’appoggio del suo schieramento, perchè quei pochi che hanno potere decisionale, non riescono a mettersi d’accordo tra di loro., convinti, ognuno per conto proprio, di possedere le chiavi della buona amministrazione.
Gli esempi di MALA-AMMINISTRAZIONE, invece, sono tanti quelli che coinvolgono i 5 stelle, da Parma a Gela, con sindaci colpevoli di pensare con la propria testa, espulsi , perchè tra i cinque stelle di testa pensante deve essercene una sola, e non è certo la migliore disponibile.
Il sindaco di Gela, Messinese, ha suggerito alla Raggi di pensare con la sua testa, anche se lui stesso che lo ha fatto, ha pagato con l’espulsione, il tentativo ritenuto colpevole di “lesa maestà”.
Non è credibile che in una città cosmopolita come Roma, ricchissima di storia, non esistano persone oneste, in grado di gestire l’amministrazione comunale alla luce del Bene Comune; non è credibile e, di conseguenza, non è accettabile, che i nomi che circolano sono sempre gli stessi, transitati da un governo colluso ad un altro corrotto. Personaggi indicati, anche se ancora non scelti, per soddisfare le esigenze di ben identificati gruppi di potere, che agiscono nella penombra del malaffare. In mezzo ad un tale baillame non riesce ad emergere, né con la volontà né con l’esercizio del potere che le ha dato il popolo elettore, questa fanciulla che, finora ha esposta se stessa in foto che la ritraggono con tanto di fascia tricolore, sorridente e, (quasi) soddisfatta di se stessa. Il decisionismo della Appendino a Torino non deve illudere nessuno, perché sta correndo il rischio di venire espulsa dal M5S, sempre con la medesima accusa di lesa maestà, con l’aggravante della penalità di 250 mila euro da versare nelle casse del Movimento.
Quanti si sono riversati a votare M5S, speranzosi di assistere ad una inversione di rotta, si mettano l’animo in pace (direbbe Renzi “…. di stare sereni”), perché l’itinerario che si sta presentando ha solo una variabile, “di male in peggio !”, con Di Maio che aspira alla poltrona di Renzi.

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