
Forti esplosioni hanno scosso la capitale yemenita Sana’a il 3 ottobre 2026, a seguito di massicci attacchi aerei mirati contro le postazioni militari dei ribelli Houthi. Le forze armate filogovernative dello Yemen, alleate della coalizione a guida saudita, hanno confermato ufficialmente le operazioni volte a colpire gli arsenali e i centri operativi della fazione sciita filoiraniana.
A causa della sua enorme rilevanza strategica globale, l’azienda si trova al centro delle tensioni geopolitiche regionali:
Le raffinerie e gli oleodotti di Saudi Aramco (come quelli di Jizan, Yanbu e della capitale Riad) sono sistematicamente presi di mira dai ribelli Houthi dello Yemen attraverso droni e missili balistici.
Il 3 ottobre 2026, una colonna di fumo e fiamme ha avvolto una raffineria di Saudi Aramco situata a sud di Riad. L’attacco è stato rivendicato dalle milizie Houthi come ritorsione immediata ai bombardamenti aerei subiti a Sana’a.
Il monitoraggio della sicurezza degli impianti di Aramco è cruciale per i mercati dell’energia. Proprio all’inizio di ottobre, la compagnia ha ridefinito al rialzo i prezzi ufficiali di vendita (OSP) del gas di petrolio liquefatto (GPL) per il mercato globale.
L’Occidente assiste con indifferenza e colpevole distacco agli eventi mediorientali, preoccupandosi unicamente delle ripercussioni economiche e dei costi energetici immediati. Questa cecità collettiva ignora come il fondamentalismo e l’instabilità globale rappresentino una minaccia imminente e inevitabile per la stessa civiltà occidentale.
Giuseppe Basilico

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