
La borsa Usa ha recuperato le perdite di apertura giornata, ieri, in un contesto che rimane però, caratterizzato da incertezza, e presenza di tassi di interesse elevati. L’S&P 500, il Nasdaq 100 e il Dow Jones hanno registrato un leggero rialzo dopo aver aperto la sessione in rosso. Moody’s ha declassato il rating del debito sovrano degli Stati Uniti, diventando l’ultima grande agenzia ad abbandonare il rating tripla A, che di fatto lancia l’allarme deficit, in linea con la visione della Fed e di una parte del mercato. Nel frattempo, il pacchetto di tagli fiscali proposto dal presidente Trump, che include centinaia di miliardi di dollari in nuove riduzioni delle tasse, al momento non finanziate, è stato approvato nel fine settimana, nel tentativo di spingere la crescita attraverso una politica fiscale espansiva, che però contrasta con la necessità di tenere sotto controllo i conti pubblici che allo stato attuale, sono preoccupanti. Tesla e Palantir hanno perso il 3%, mentre Apple ha perso l’1,5%, innescando una sessione negativa per il settore tecnologico. D’altra parte, UnitedHealth è salita del 7,5%, attenuando l’aggressiva svendita di quest’anno. Sul fronte geopolitico, si registrano le parole di Putin dopo il colloquio telefonico avuto ieri sera con Trump, che ha definito l’incontro molto significativo, istruttivo e utile. Non è molto ma almeno è qualcosa su cui lavorare. Trump dal canto suo ha affermato che Russia e Ucraina inizieranno immediatamente i negoziati per il cessate il fuoco.
VALUTE.
Sui cambi, i tentativi di rompere al rialzo per EurUsd a 1.1265 , il Cable a 1.3410 e il UsdJpy a 144.50, sono per il momento falliti, e le buone notizie uscite in serata sul fronte geopolitico, hanno alimentato un parziale ritorno del risk on con l’indice Vix che da quota 20.00 è tornato sotto i 18 punti. In questo momento la correlazione è sempre quella che abbiamo imparato a conoscere nel 2025, ovvero il dollaro sale in condizioni di appetito al rischio, mentre nel 2024 era il contrario. Le ragioni sono legate al fatto che il delta tasso che si è acuito tra biglietto verde e altre valute, rende il dollaro valuta da investimento, considerato il rendimento rispetto alle concorrenti. Va detto che se vogliamo vedere altre valute in ripresa, è necessario attendere che gli Stati Uniti entrino in rallentamento economico, così da spingere la Fed a ridurre il costo del denaro, rendendo il biglietto verde meno interessane sul fronte dei rendimenti.
PROSPETTIVE EUROZONA
Secondo le prospettive della Commissione europea, l’economia dell’area dell’euro dovrebbe crescere dello 0,9% nel 2025 e dell’1,4% nel 2026, in calo rispettivamente rispetto all’1,3% e all’1,6% previsti lo scorso autunno. Il declassamento è principalmente attribuito all’impatto dell’aumento dei dazi e all’accresciuta incertezza derivante dai recenti e bruschi cambiamenti nella politica commerciale statunitense. Sul fronte dell’inflazione, si prevede ora che la disinflazione proceda più rapidamente di quanto precedentemente previsto, ovvero scenda al 2,1% entro la metà del 2025, raggiungendo l’obiettivo della BCE prima del previsto, e che scenda ulteriormente all’1,7% nel 2026, in calo rispetto all’1,9% previsto in autunno. Per la Germania, la maggiore economia dell’Unione, la Commissione prevede che l’attività economica ristagnerà sostanzialmente nel 2025. Le crescenti tensioni commerciali dovrebbero pesare pesantemente sulle esportazioni, sebbene si preveda un modesto aumento dei consumi privati. È probabile comunque che gli investimenti rimangano stabili.
LA PBOC TAGLIA I TASSI
La Banca Popolare Cinese ha tagliato i tassi sui prestiti a maggio, come da previsione. Si è trattato della prima riduzione dal mese di ottobre scorso. La mossa serve ad attutire le potenziali ricadute della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Il tasso sui prestiti a 1 anno è stato ridotto di 10 punti base al 3,0% mentre il tasso di interesse sui prestiti a 5 anni è stato ridotto dello stesso margine al 3,5%. UsdCnh stabile in area 7.2200.
LA RBA ANCHE…..
La Reserve Bank of Australia (RBA) ha tagliato i tassi di 25 punti base al 3,85% nella riunione di questa notte. Si è trattato del primo taglio da gennaio ed è in linea con le aspettative del mercato. La mossa ha portato i costi di finanziamento ai minimi degli ultimi due anni, poiché sia l’inflazione complessiva che quella core si sono ridotte nell’intervallo obiettivo della RBA del 2-3%. Il consiglio ha osservato che i rischi di inflazione sono ora più bilanciati, sebbene le prospettive rimangano incerte, soprattutto a causa della volatilità delle politiche commerciali globali. Il contesto economico si è deteriorato, a causa dell’aumento dei dazi statunitensi, spingendo la RBA a considerare uno scenario di forte ribasso. Sebbene si preveda ancora una ripresa della crescita del PIL australiano, La banca centrale si è detta pronta ad agire ancora, anche se potrebbe farlo in modo più graduale a causa della debolezza della domanda estera e del rallentamento dei consumi. Il mercato del lavoro rimane solido, con la disoccupazione stabile al 4,1%. La RBA monitorerà attentamente i dati e i rischi per orientare le decisioni future.
RENDIMENTI TITOLI DEL TESORO USA
Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni è salito verso il 4,55% lunedì, il livello più alto da metà febbraio, mentre il rendimento a 30 anni ha superato il 5% per la prima volta da aprile, raggiungendo il massimo da ottobre 2023. Le ragioni sono legate alle crescenti preoccupazioni per le prospettive fiscali degli Stati Uniti a seguito della perdita del rating creditizio più elevato del Paese. Moody’s ha declassato il rating del credito degli Stati Uniti da Aaa ad Aa1, citando l’aumento del debito pubblico e un deficit di bilancio in aumento. Ad aggravare le preoccupazioni fiscali, la proposta di legge, approvata dalla Commissione, del presidente Trump per la riduzione delle tasse, che include centinaia di miliardi di dollari di nuovi tagli senza copertura. L’amministrazione Trump, tuttavia, sostiene che i tagli fiscali stimoleranno la crescita economica, aumentando le entrate pubbliche e, in definitiva, ridurranno il deficit. Tutto da dimostrare, specie se rimarranno in vigore i dazi, che rappresentano un costo che riduce i consumi, a tendere. Sul fronte della politica monetaria, i mercati continuano ad anticipare due tagli dei tassi di interesse da parte della Fed quest’anno, con riduzioni previste a settembre e dicembre. Buona giornata.
Saverio Berlinzani

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