
Venerdì, l’S&P 500 e il Dow Jones hanno registrato variazioni minime, mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,2%, con i principali indici che, a livello settimanale, hanno ceduto circa l’1,5%. La tensione è latente e potrebbe crescere, in ragione dei dati usciti negli Usa sull’inflazione e vendite al dettaglio, che a Gennaio hanno evidenziato un calo superiore al consensus, il che alimenta, da un lato, speranze di taglio del costo del denaro, dall’altro però, tali speranze non sono riuscite a riportare la propensione al rischio a fronte della persistente volatilità legata al pessimismo nel settore tecnologico. L’inflazione generale e quella core si sono attenuate come previsto, alimentando le scommesse di mercato su un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve più volte quest’anno. Produttori di chip e grandi aziende tecnologiche, tra cui Nvidia (-2,2%), Apple (-2,3%), Alphabet (-1,1%), Meta (-1,6%) e Broadcom (-1,8%), sono rimasti sotto pressione a causa del rinnovato controllo sulla sostenibilità degli investimenti, limitando i guadagni più ampi. Aziende software come Salesforce (2,3%) e Oracle (2,3%) hanno registrato un rialzo, mentre Applied Materials (8,1%) e Arista Networks (4,8%) hanno registrato un’impennata dopo utili positivi.
VALUTE.
Sui cambi l’EurUsd non sfonda al rialzo e ripiega verso 1.1830 supporto, senza però raggiungerlo e sfondarlo. Il dollaro ritorna protagonista, specie dopo i dati sul mercato del lavoro che hanno evidenziato una crescita delle buste paga del settore non agricolo. Il mercato rimane dollaro centrico, in un contesto di tensioni che possono aumentare e che spingerebbero naturalmente il dollaro al ribasso. Va però riconosciuto il fatto che la discesa del dollaro, alimentata dai big players, strutturalmente short divisa americana, ha perso momentum, specie dopo le dichiarazioni di Bessent sulla necessità da parte degli Usa di mantenere il dollaro forte, almeno nei confronti delle valute del primo mondo. Non pare essere lo stesso sul UsdCnh che continua, alimentato dalle vendite di titoli denominati in dollari, da parte della Pboc, a scivolare lentamente. Siamo ormai a 6.8800, dopo aver sfondato quota 6.90 e target possibili almeno a 6.20 nel medio e lungo periodo.
RENDIMENTI TITOLI USA.
Il rendimento del Tesoro statunitense a 10 anni è sceso al 4,07% venerdì, il livello più basso da inizio dicembre, dopo i dati sull’inflazione, che, come detto, rafforza le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve quest’anno. Il tasso di inflazione generale annuo è sceso al 2,4% il mese scorso, in calo rispetto al 2,6% registrato nei due mesi precedenti e al di sotto delle previsioni del 2,5%. Su base mensile, l’inflazione è scesa allo 0,2%, rispetto alle aspettative di un’espansione stabile allo 0,3%. La probabilità di un taglio dei tassi nella riunione di aprile è aumentata, mentre le previsioni per dicembre indicano una probabilità pressoché equa tra una riduzione dei tassi e un mantenimento dei tassi. I mercati continuano ad attribuire la massima probabilità a un taglio di 25 punti base a giugno, seguito da un altro a settembre. Per marzo, gli investitori si aspettano ampiamente che la Fed lasci invariati i tassi di interesse.
GOLD
Lunedì l’oro è sceso a circa 4.970 dollari l’oncia, in ragione di probabili prese di beneficio dopo l’aumento del 2,5% dei prezzi nella sessione precedente, trainato da dati sull’indice dei prezzi al consumo statunitense inferiori alle attese. Il calo dell’inflazione ha rafforzato le aspettative di ulteriori tagli dei tassi della Federal Reserve, con i mercati che ora scontano poco più di due tagli quest’anno. Gli investitori attendono la pubblicazione dei verbali della riunione del FOMC, la stima anticipata del PIL statunitense e i dati sull’inflazione PCE per ulteriori indizi sulla tempistica del prossimo taglio dei tassi. Sul fronte geopolitico, gli operatori stanno monitorando i colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran e i negoziati guidati dagli Stati Uniti volti a porre fine alla guerra in Ucraina, entrambi previsti per la ripresa di martedì. Gli sviluppi in questi ambiti potrebbero influenzare il sentiment di rischio e la domanda di beni rifugio. Nonostante la recente volatilità, il metallo prezioso è rimasto sostenuto dall’incertezza geopolitica, dai forti acquisti delle banche centrali e dalla fuga degli investitori dai titoli di Stato e dalle valute.
Saverio Berlinzani

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