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VUOLE IL REFERENDUM SU DI SÉ? BENE, CHE REFERENDUM SIA!

Di Alberto Benzoni

di Alberto Benzoni | 26 Aprile 2011

Ci risiamo; siamo di nuovo al binomio Berlusconi – popolo contrapposto al resto dell’Italia (e, magari, del mondo) che vuole farlo cadere e che, perciò, è portatore di un disegno eversivo. Nel merito, inutile fare commenti. Cerchiamo, piuttosto, di capire il disegno politico del Nostro; così da cercare il modo migliore per contrastarlo.
E, dunque, perché puntare ad un referendum? E, soprattutto, perché scegliere Milano e non Napoli come sede per il suo svolgimento? Dopo tutto, Milano vota a destra dal 1993; allora con sindaco leghista, nelle successive consultazioni sotto l’egida berlusconiana, mentre Napoli vota a sinistra, almeno nelle elezioni comunali, dallo stesso anno. E si potrebbe aggiungere, a favore della “scelta meridionale” che Berlusconi vinse le elezioni del 2008 proprio sul tema dei rifiuti napoletani; e avendo di fronte la stessa amministrazione, quella della Jervolino, già allora fortemente screditata e, oggi, arrivata a pezzi all’appuntamento elettorale, con la simbolica scelta di un prefetto come candidato del Pd.
Si dirà che, a favore di Milano, militano una serie di dati anch’essi di grande importanza simbolica; la nostra “capitale morale” è il luogo dove il Cavaliere ha costruito, sfida dopo sfida, la sua carriera e il suo sistema di potere, ed è anche, combinazione, il luogo da dove è partita la “persecuzione giudiziaria” nei suoi confronti. Ecco, allora, da una parte, il sullodato Cavaliere e il popolo che lo conosce e perciò, lo adora; e, dall’altra il manipolo di magistrati che lo perseguita. Chi potrebbe dubitare, allora, dell’esito del referendum?
Ci sembra però che questa spiegazione sia insufficiente; perché troppo basata su narrazioni e poco su elementi, come si diceva una volta, “squisitamente politici”. E l’elemento politico consiste nel fatto che il centro-destra si trova, a Milano come a Napoli, di fronte ad una situazione assai incerta. A Napoli, si vive un clima di generale sfiducia verso i politici, con una gamma di candidature o “estreme” (come De Magistris) o chiaramente inventate come tappabuchi di una crisi in cui nessuno è in grado di proporre credibili rimedi; e meno di tutti lo stesso Berlusconi il cui decisionismo fasullo si è poi rivelato un vero e proprio flop; e proprio su quella questione dei rifiuti su cui aveva costruito la sua campagna elettorale appena tre anni fa.
A optare verso un referendum a Milano porta poi un altro elemento a nostro avviso colpevolmente trascurato dall’opposizione: la diffusa impopolarità della Moratti, mal sopportata dagli stessi suoi compagni di cordata e con una coalizione di centro costruita sulla esplicita polemica contro il suo modo di amministrare. Almeno sino ad oggi, i sondaggi danno la coalizione di centro-destra ben al di sotto del 50% e quindi a forte rischio di un ballottaggio sfavorevole. E, allora, niente scontro Moratti – Pisapia sul terreno della efficienza (e correttezza…) dell’amministrazione locale; meglio Berlusconi più il popolo contro gli altri.
A questo punto, secondo copione, seguono preteste indignate; il nostro avversario giuoca sporco, spacca, anzi avvelena il Paese e non rispetta le regole. Indignazione, la nostra, più che giustificata; ma che cela, dentro di sé, una sorta di disappunto, che dico, di predisposizione psicologica ad una sconfitta prossima futura. L’indignazione, insomma, di chi vede il suo avversario usare armi improprie per garantirsi l’ennesima vittoria, ma che non può farci niente.
Ma è veramente così? Siamo, cioè, veramente sicuri, che, buttandola in caciara, Berlusconi vince sempre? Che, detto in altro modo, non siamo in grado di misurarci efficacemente in un confronto di tipo referendario?
La prima elementare risposta a questo quesito è che non abbiamo altra scelta; da gran tempo, oramai, è il Cavaliere a dettare i temi dello scontro e sul suo terreno dobbiamo, comunque, misurarci. Non possiamo fare finta di nulla. E, soprattutto, non possiamo “parlare d’altro” (anche perché, sia detto tra noi, sui singoli problemi, la nostra “credibilità alternativa”non è poi così grande…).
E, allora, che referendum sia; a Milano come altrove. Ma che sia un referendum non sulla persona di Berlusconi o sui suoi rapporti con i giudici, ma piuttosto sui rapporti tra il sistema berlusconiano, insomma sul “fate quello che vi pare e tutto andrà per il meglio” e l’Italia. Questo referendum lo stesso Cavaliere non è affatto sicuro di vincerlo; tanto da voler rinviare più in là possibile la scadenza delle elezioni politiche.
Quella che ci propone è, dunque, una versione addomesticata con Milano come simbolo dell’amore del popolo milanese per un cittadino illustre e ingiustamente perseguitato. Noi abbiamo una diversa ‘narrazione’ come direbbe Vendola; Milano come simbolo degli effetti nefasti del potere del danaro e di una incontrollata gestione affaristica, visione non meno suggestiva della prima e magari anche più vera.

Alberto Benzoni (avantidelladomenica.it)

Pubblicato in : Primo piano

Info Alberto Benzoni

Nato nel 1935. Ha lavorato all’ufficio Studi e Internazionale dell’Iri. Nel Psi dal 1957. Vice sindaco di Roma dal 1976 al 1981. Autore di testi sulla storia del movimento socialista in Italia e, in particolare, sull’esperienza craxiana. Ha scritto anche, con la figlia Elisa, “Attentato e rappresaglia – il Pci e via Rasella” e “Le vie dell’Italia”. Si è interessato collaborando a varie riviste, di problemi di politica internazionale.

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