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Votare Berlusconi, magari turandosi il naso? Occhio perché il centrodestra è un algoritmo impossibile e lo schema tedesco ci aspetta

di Enrico Cisnetto | 11 Febbraio 2018

La Germania si avvia, quasi cinque mesi dopo le elezioni e al termine di una trattativa tanto serrata quanto seria, ad avere un governo. Sarà un esecutivo forte, sia sul piano politico che parlamentare, destinato a durare per l’intera legislatura. Lo compongono forze che in campagna elettorale si sono contrapposte senza mai, però, delegittimarsi reciprocamente. Non a tutti in Germania piace la “grosse koalition”, ma a nessuno viene in mente di chiamarla Techtelmechtel o Intrige, versioni tedesche del pessimo vocabolo italico “inciucio”. E nessuno si straccia le vesti per i mesi che ci sono voluti o per la segretezza che ha circondato la trattativa. Tanto per i cristianodemocratici, che nella trattativa hanno ceduto molto, quanto per i socialdemocratici, che rischiano l’impopolarità per l’ennesimo supporto ad Angela Merkel, non è stato per nulla facile chiudere l’accordo, ma è prevalso il senso di responsabilità, pur di evitare al Paese un ritorno alle urne.

In Italia si andrà a votare tra poco più di 20 giorni. Le probabilità che l’esito delle elezioni costringa ad imitare i tedeschi sono altissime. E pur tuttavia, ogni occasione è buona (persino per fatti atroci come quelli di Macerata) per forzare la mano agli interlocutori e allargare il solco che divide gli uni dagli altri. A cominciare dalle forze contigue, quando non alleate. Prendete il centro-destra. Hai voglia di scrivere patti e farli vidimare dal notaio: non c’è tema fondamentale, a cominciare dal quello che riguarda l’Europa, su cui la distanza tra Berlusconi e Salvini non sia siderale. Con il risultato che l’elettorato moderato è esposto all’amletico dilemma: li voto comunque, pur sapendo che se dovessero vincere non riuscirebbero a governare perché le differenze inevitabilmente esploderebbero? O rafforzo solo le componenti – Forza Italia e il centro moderato, la cosiddetta “quarta gamba” – che dopo saranno più predisposte a formare una qualche maggioranza con il Pd e altri, anche se ora figurano in squadra con soggetti che non piacciono?

Molto dell’esito del voto del 4 marzo starà nella risposta che la parte storicamente più consistente dell’elettorato, quello moderato appunto, darà a questa antinomia. E spiega perché all’inizio della campagna elettorale il redivivo Berlusconi fosse apparso il dominus, mentre ora la spinta sembra essersi un po’ esaurita. Da un lato, l’elettore meno sofisticato, pur essendo il meglio predisposto a perdonare i vecchi errori personali e di governo del Cavaliere, è anche quello che ne ha maggiormente colto i limiti di età. E in molti si domandano “possiamo mettere le sorti del Paese nelle mani di un signore che in occasione del suo prossimo compleanno dovrà mettere ben 82 candeline sulla torta?”. Mentre l’elettore più attrezzato non dimentica che la Seconda Repubblica, che tanti guai ha portato all’Italia, ha l’impronta indelebile di Berlusconi. E che, quindi, riprovare ad affidargli di nuovo le chiavi del sistema politico se non addirittura quelle di palazzo Chigi sarebbe un azzardo, tanto più vista il crescente consenso verso i suoi compagni di squadra, populisti e sovranisti fino all’imbarazzo.

Berlusconi, naturalmente, conta sulla forza persuasiva del concetto di “voto utile”: se scegliete me sapete che, in un modo o nell’altro, il voto non viene buttato. Ma in quanti, magari “turandosi il naso”, voteranno il partito del Cavaliere? L’impressione è che saranno un numero consistentemente maggiore rispetto ai minimi del 2013, anche perché torneranno all’ovile originario molti elettori che erano migrati verso il “primo” Renzi. Ma comunque i voti a Berlusconi non torneranno ai fasti del 2001, 2006 o 2008. Anche perché, per effetto della legge elettorale, in molti casi si crederà di votare Forza Italia ma in realtà si eleggerà un esponente della Lega o di Fratelli d’Italia – il che non è proprio la stessa cosa – e che politicamente il centro-destra che si è presentato al cospetto degli italiani appare un algoritmo impossibile.

Molti pensano: il pericolo più grande che abbiamo davanti è il dilettantismo becero dei 5stelle, un vincitore ci vuole, al centro-destra manca poco per conquistare la maggioranza, e se anche al nastro di partenza mancassero una manciata di seggi, Berlusconi saprebbe certamente organizzare alla Camera e al Senato una piccola armata Brancaleone di volenterosi, o responsabili che dir si voglia, pronti a accorrere in soccorso. Non ne dubitiamo. Ma a parte il fatto che se, come ha calcolato il professor Gianfranco Pasquino, per vincere occorre sommare il 70% (minimo) dei collegi uninominali con il 42-45% di voti proporzionali, abbiamo motivo di ritenere che si sia ancora significativamente distanti, inoltre resta il tema che un conto è vincere le elezioni (o vincerle postume grazie ad un po’ di transfughi) e un altro è governare.

L’Europa, l’euro, la legge Fornero, la riforma del mercato del lavoro, la consistenza della flat tax, la politica estera, la globalizzazione, ma anche il condono fiscale e persino le politiche sull’immigrazione: sono tutti temi strategici sui quali le differenze tra Berlusconi e Salvini non sono sfumature. Per questo, cari amici, quantomeno pensateci su bene. Intanto, liberatevi il naso dalle vostre dita assolutorie e respirate profondamente. Poi guardate bene quali nomi la vostra scheda elettorale vi propone. L’avventura è dietro l’angolo.

 

Enrico Cisnetto

Pubblicato in : EditorialeTag: angela merkel, berlusconi, campagna elettorale, collegi uninominali, condono, consenso, elezioni, germania, globalizzazione, governo, italia, la germania, lavoro, lega, legge elettorale, legislatura, mercato, mercato del lavoro, merkel, palazzo chigi, pd, renzi, repubblica, responsabili, riforma del mercato del lavoro

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo Francia

    17 Febbraio 2018 alle 10:46

    Molti invece preferiranno i 5 stelle a quel patetico teatrino rispolverato del 1994! Non fatevi abbindolare, e non fate confronti stupidi e improponibili, gli italiani non sono i tedeschi, Berlusconi non è la Merkel, né Renzi Schultz! Votate e fate votare i soli che si oppongono a questo inciucio orrido, non a una grande coalizione di persone responsabili, ma alla coalizione tra due venditori di pentole, Renzi & Berlusconi.
    Contro questo disegno, avallato e già confermato da Gentiloni alla Merkel, andate a votare e votate per il Movimento 5 Stelle. Non fatevi abbindolare.

    Rispondi

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