
Voltaire è una pietra miliare non solo nel Settecento francese ma nell’ intera storia del pensiero ed è stato grande in vari campi del sapere. Ma come accade per molti personaggi storici il Voltaire privato presenta luci e ombre con numerosi aspetti inediti e sensazionali riscoperti dallo scrittore e giornalista Claudio Guidi. In questo nuovo libro egli affronta i complessi rapporti della vita privata di Voltaire, in particolare quello con le donne che ha amato, ma anche il conflittuale sodalizio intellettuale e umano con Federico il Grande. Protagonista di parecchie avventure amorose con diverse attrici dal cuore volubile, che – ci dice Guidi- lo hanno spesso visto nella veste del “cornuto contento”, come con raffinata ironia amava definirsi. E questo libro che è frutto di ricerche approfondite e di piacevole lettura, sottolinea che Voltaire è passato dall’amore profondo per una donna di incredibile erudizione come Mme du Châtelet, traduttrice dei Principia di Newton, “che lo ha ricoperto di corna e di debiti, ma che non esitava a mostrarsi nuda davanti al suo lacchè”, a quello ugualmente contrastato con sua nipote. La corrispondenza di Voltaire mostra un linguaggio punteggiato da un turpiloquio spesso scioccante, e – sottolinea Claudio Guidi- sconvolgente, a partire dalla vasta corrispondenza in italiano con la nipote Mme Denis, con la quale vivrà per decenni maritalmente,
Guidi rileva anche che questo genio così multiforme non esiterà nel corso della sua vita a compiere azioni moralmente a dir poco riprovevoli: “prima si offre come spione al governo francese per svelare le intenzioni del re di Prussia suo amico, ma al contempo non esita nemmeno a fare lo speculatore, diventando ricco sfondato anche con il possesso di azioni di compagnie che partecipano alla tratta degli schiavi”. Non a caso, si legge in questo libro che pur ammirandone in maniera sconfinata la genialità, proprio Federico il Grande non esiterà a definirlo “maligno come una scimmia” e “uno scimpanzé che merita solo la frusta”, ma anche “il più grande scellerato dell’universo”, chiedendosi alla fine cosa si possa fare per “rendere Voltaire meno filibustiere”. E si apprende da questa lettura che per insegnargli “a non compiere più bricconate nei suoi confronti”, il re di Prussia si vedrà costretto a farlo arrestare a Francoforte, il che non toglie che dopo averlo liberato i due continueranno ad ammirarsi, a stimarsi ed a scriversi per tutto il resto della loro vita.
La lezione che Federico trarrà dalla sua non felice esperienza di aver accolto per tre anni questo complesso personaggio alla sua corte è che la ricetta della felicità consiste nel fatto di “non litigare mai con i poeti e stare sempre alla larga dalle puttane”.
Quando si sarà finalmente ritirato nella sua residenza di Ferney, a pochi chilometri da Ginevra, Voltaire mostrerà ancora una volta un altro incredibile aspetto del suo carattere, questa volta assolutamente grandioso, -scrive Guidi – poiché favorirà l’insediamento nel villaggio prossimo al suo castello degli ugonotti fuggiti di Francia e di tasca sua metterà in piedi una fiorente produzione di orologi. Grazie ai suoi eccellenti rapporti con Caterina di Russia e Federico il Grande riuscirà a smerciarli prima nei loro regni, ma poi anche in tutta Europa, in particolare Francia, Spagna, Italia, Olanda, per arrivare addirittura in Marocco e in Turchia, cosa che gli fa affermare con orgoglio che “i miei artigiani hanno spedito orologi in America, a Costantinopoli e a Pietroburgo”.
Questa passione filantropica gli fa mettere in piedi anche una coltivazione di bachi da seta per la fabbricazione di calze, che con superba conoscenza del marketing si affretta a inviare in omaggio alla moglie del primo ministro francese Choiseul. “Sono i miei bachi da seta che mi hanno permesso di fabbricare queste calze e sono le mie mani che hanno lavorato per produrle. Si tratta delle prime calze fatte in questa regione. Degnatevi di indossarle una sola volta, madame, poi mostrate le vostre gambe a chi vorrete e se non si ammette che la mia seta è più robusta e più bella di quella della Provenza e d’Italia, allora rinuncio a fare questo mestiere”.
Il volume presenta poi un’ampia documentazione per confutare il radicato luogo comune della nota frase “detesto ciò che dite, ma darei la mia vita affinché possiate avere il diritto di dirlo”. Claudio Guidi conclude che Voltaire non la pronunciò né la scrisse .
Probabilmente, come spesso è accaduto per le frasi famose, è stata coniata sulla base del Trattato sulla tolleranza che attacca il fanatismo specie quello religioso.
Ma Guidi rimarca anche che in realtà “in fatto di tolleranza verso i suoi nemici il patriarca di Ferney si è sempre dimostrato implacabile, prova ne è la chiusa di tutte le sue lettere ai suoi allievi enciclopedisti, in cui in riferimento alla Chiesa di Roma li invita continuamente a lottare con i loro scritti contro di essa, in modo da écraser l’Infâme, schiacciare l’infame, come definisce la religione cattolica”.
C’è, poi, un’altra rivelazione che riguarda gli ultimi mesi di vita di Voltaire, abbandonato dall’avida nipote nelle mani di due megere chiamate a fargli da badanti, che invece preferiscono stare attaccate alla bottiglia lasciandolo nel più completo abbandono. Claudio Guidi in questo libro annuncia una scoperta sensazionale: il patriarca di Ferney si sarebbe suicidato, lasciandosi morire di fame, come afferma un suo parente, nel constatare che è “oltremodo doloroso vedere un uomo suicidarsi con la sua ostinazione, mentre avrebbe potuto vivere ancora quindici anni”.
Gabriele Parenti
Claudio Guidi è studioso e critico di teatro in Italia, Francia e Germania. Dopo una precoce attività giornalistica ha diretto l’ufficio stampa nel periodo d’oro del Teatro Stabile dell’Aquila, per poi passare a svolgere le funzioni di Dramaturg in due grandi teatri berlinesi, prima di trasferirsi come corrispondente culturale e critico teatrale per sette anni a Parigi. Rientrato in Germania ha diretto per un decennio le relazioni esterne di un grande gruppo multinazionale tedesco, per poi tornare al giornalismo attivo come corrispondente dall’estero di agenzie di stampa e quotidiani italiani. Dal 2014 si dedica a tempo pieno all’attività di scrittore. Sulla base di ricerche e studi decennali sull’illuminismo francese ha potuto redigere un monumentale affresco di quell’affascinante movimento intellettuale, nell’ambito del quale ha portato alla luce contenuti e testi in gran parte inediti.

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