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VOGLIONO PORTARE DI PIETRO A PIAZZALE LORETO: NON ABBOCCHIAMO

Nel momento della caduta (prossima) dell’ex eroe, ricordiamoci di chi lo ha di volta in volta sostenuto, coperto e premiato. Cioè della legione di manovratori e di opportunisti che hanno tratto vantaggio dalla sua azione. Di Pietro renderebbe un servigio al Paese questa volta davvero, se contribuisse a sollevare il velo.
di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 7 Giugno 2010

Non molto tempo addietro, fiutando l’aria che tirava e decifrando il cambio di umore dei potenti di Italia e dei sufficientemente allineati giornali da essi posseduti, Pensalibero aveva preconizzato che per Antonio Di Pietro si annunciava un triste destino. L’icona della “ seconda repubblica”, ovvero l’uomo osannato e riverito ai tempi eroici delle manette facili e della strage mediatico-giudiziaria della classe politica di governo italiana, era stato mollato dopo essere stato superprotetto ai limiti della impunità per quasi venti anni.
Facilissima la nostra profezia, puntuale la verifica.
All’attacco di Di Pietro è partito addirittura il Corriere della Sera, il cui direttore ai tempi di Tangentopoli, Paolo Mieli, faceva parte del club comprendente anche i numeri uno di Repubblica, Stampa, Unità che gioiosamente, giorno per giorno, concordava il modo migliore di sostenere le inchieste e decideva quali erano i leaders da impallinare.
Esemplare un articolo di Marco Imarisio con la puntigliosa ricostruzione dei lati oscuri della carriera dell’ex PM più amato dagli Italiani: la laurea in trentadue mesi, il concorso in Magistratura superato rocambolescamente, i sospetti mai fugati di appartenenza ai servizi, le frequentazioni interessate ed i rapporti economici con propri inquisiti e via via sempre più sù fino ai giorni nostri: le foto con Contrada, quelle con mafiosi di Paesi dell’est, le vicende immobiliari di una sua società che comprava immobili, li affittava al suo partito e con l’affitto gli consentiva di pagare il mutuo, e, infine, il possibile coinvolgimento con le manovre della “cricca”.
Di nuovo, in questo articolo, c’è che non c’è niente di nuovo. Dunque, si tratta di un attacco premeditato, a sangue freddo.
Fare dimenticare il trascorso sostegno e le complicità con Di Pietro è certamente uno degli obbiettivi del Corrierone. Ma ancora più importante, per via Solferino, è togliere di mezzo l’emblema stesso della “seconda repubblica” in modo da farne crollare tutta l’impalcatura. Insomma: dei peccati di Di Pietro prima non si doveva parlare perché le ombre da lui si sarebbero trasferite a tutto ciò che aveva contribuito a fare. Ora parlarne si deve, in modo da trascinare nella sua rovina tutta la classe di mezze calzette che grazie alla sua opera demolitoria ha occupato la scena e, auspicabilmente, lo stesso Berlusconi. La crisi, contemporanea e simmetrica, di PD e PDL e le difficoltà economiche dovrebbero essere il terreno fertile per realizzare il piano.
E’ persino probabile che a muovere un disegno tanto cinico sia il condivisibile obbiettivo di scrollarsi di dosso le bardature che impediscono all’Italia di eguagliare in efficienza gli altri Paesi industrializzati. Ma l’esperienza del post Tangentopoli non fa ben sperare. Più o meno le stesse erano le motivazioni per giustificare eccessi e violazioni di legge che portarono a demolire una classe politica. Poi, però, fu il saccheggio dei beni dello Stato, delle industrie pubbliche e delle prebende. E, soprattutto, un regime autoreferenziale tutto teso alla autoconservazione.
Ora non dobbiamo permettere che si verifichi la stessa cosa. Che Di Pietro sia stato mollato, poco interessa. Ma che ne segua un nuovo cataclisma a beneficio dei soliti noti, è quanto di meno auspicabile. Perciò, nel momento della caduta (prossima) dell’ex eroe, ricordiamoci di chi lo ha di volta in volta sostenuto, coperto e premiato. Cioè della legione di manovratori e di opportunisti che hanno tratto vantaggio dalla sua azione. Di Pietro renderebbe un servigio al Paese, questa volta davvero, se contribuisse a sollevare il velo.
Infine, anche se può apparire incredibile, ci sono coloro che hanno seguito in buona fede il Tonino nazionale: nelle sue imprese da PM e in quelle da leader politico. Vantano questa attenuante, ma per la democrazia non sono meno pericolosi.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Francesco Mazzeo I Socialisti per le Liberta'

    7 Giugno 2010 alle 19:23

    Quello che riporti nell’articolo e’ giusto, pero’ ti ricordi con quanto accanimento si e’ scagliato contro alcuni partiti, usando un metro di giudizio certamento non paritario. E’ stata la sua una vera rivoluzione e gli tocchera’ non per colpa nostra, quello che tocco’ a Robespierre in Francia. Se e’ giusto o no non lo sappiamo, noi sappaiamo con certezza, che sono quasi venti anni di assenza del progetto socialista nel panorama politico nazionale e per questo dobbiamo dire grazie anche a lui.

    Rispondi
  2. Frances

    7 Giugno 2010 alle 17:17

    E’ di poco conforto pensare ai vecchi detti , tipo ” Chi di spada ferisce, di spada perisce”. Mi tornano tristemente alla memoria tornate serali di mediatiche puntate inquisitorie: che hanno avuto i loro martiri. Parlo di chi si è suicidato dopo una gogna vergognosa . Permessa , istigata anzi da coloro che manovravano e facevano del “magistrato” un novello” crociato”. La gente non è stupida, ha visto nelle sue ricompense il pagamento per aver fatto una carneficina politica, di ideali e di speranze.
    La mia è solo amarezza : chi ci tutela dal ripetersi di così vili nefandezze?

    Rispondi

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