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Vita da cani. A pandemia Coronavirus porta la Cina a provvedimenti epocali: stop a carne di cane, gatto e rettili

di Giulia Barsotti | 17 Maggio 2020

Dal primo maggio 2020 a Shenzen, in Cina, non sarà più possibile allevare, vendere e consumare carne di cane e di gatto. Si tratta di poco meno di 10 milioni di animali l’anno nella sola Cina.
Termina così un’abitudine molto radicata, anche se meno di quanto si possa pensare. Per adesso, i nuovi provvedimenti valogono solo nel distretto della quinta città del Paese, ma ci si augura che presto, si estendano all’intera nazione.
La Cina, continua così il lento adeguamento a standard considerati indispensabili per limitare il rischio di spillover (il passaggio di un microrganismo patogeno da una specie ospite all’altra).
Si tratta del secondo importante provvedimento, dopo la sospensione temporanea dei wet market (i mercati tipici di molte zone dell’Asia in particolare della Cina, ma anche della Thailandia e del Vietnam, in cui si vendono animali vivi di ogni specie, compresa la fauna selvatica e che vengono uccisi e macellati sul posto) nonchè il divieto di vendere e consumare animali a rischio di estinzione come il pangolino.
La bozza del provvedimento, secondo l’agenzia stampa Reuters, è stata emanata dal ministero dell’Agricoltura e degli affari rurali, e prevede una riscrittura degli elenchi degli animali selvatici, da affezione e di quelli commestibili. Per quanto riguarda i primi, si chiarisce esplicitamente che i cani e i gatti (4 milioni dei quali uccisi annualmente a scopo alimentare) hanno assunto ormai un ruolo che non avevano anticamente, quando li si considerava alla stregua di altri animali da carne.
Si tratta di animali da compagnia, che come tali, non possono essere mangiati. D’altra parte, secondo quanto scrive l’associazione ambientalista Humane Society International, tra i grandi promotori della svolta insieme ad altre associazioni, per i cinesi era già così: visto che meno del 20% mangiava – occasionalmente – carne di cane.
Inoltre, un sondaggio compiuto nel 2017 nella città famosa per la fiera della carne di cane, Yulin, ha mostrato che circa il 72% degli intervistati non ne mangiava regolarmente. A livello nazionale, poi, un altro sondaggio, effettuato dalla società specializzata cinese Horizon, commissionato da China Animal Welfare insieme con Humane Society, ha mostrato che il 64% dei cinesi sperava che il festival fosse definitivamente chiuso. Il 57% si augurava che fosse introdotto un divieto per il consumo di carne di cane e sette persone su dieci ha dichiarato di non averne mai mangiata.
I tempi per l’eliminazione di questa singolare abitudine erano probabilmente già maturi, e l’emergenza coronavirus non ha fatto altro che rendere il processo più rapido, e (si spera) definitivo.
Nell’elenco degli animali che non potranno più essere allevati, venduti e consumati, ci sono anche diversi tipi di rettili e tutti gli animali selvatici. Resta invece legale il commercio e il consumo di alcuni volatili, maiali, ovini, pollame, conigli e di molti pesci, a meno che non siamo inclusi in altre liste di protezione o divieto.
Sono anche (per il momento) soggetti a un’eccezione 13 animali selvatici tra i quali le renne, l’alpaca, i fagiani, gli struzzi e le volpi.
Per i trasgressori sono previste multe salate.
Secondo l’OMS, mangiare carne di cane è pericoloso e fa aumentare il rischio di diffusione della rabbia e del colera. Il gatto, invece, ospita un suo tipo di coronavirus, e si ritiene che consumarne la carne possa far aumentare il rischio di spillover.
Da segnalare però, che restano comunque, ancora, molte contraddizioni.
Secondo la BBC, negli stessi giorni in cui emanavano i provvedimenti reativi allo stop al consumo di carne di cane e gatto, le autorità cinesi hanno però autorizzato, come rimedio contro il coronavirus, l’utilizzo di bile di orso, componente della medicina tradizionale cinese da secoli e consigliato contro i calcoli biliari e le malattie del fegato.
La bile contiene acido ursodesossicolico che in occidente è sintetizzato in laboratorio e usato per gli stessi scopi. Pare assurdo quindi, continuare a procurarselo dalla cistifellea di un orso.

Giulia Barsotti, legale, consulente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, cina, dichiarato, mercati, multe, nazione, persone, processo, provvedimenti

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