
In merito ai comportamenti inenarrabili dei pazienti nei confronti dei medici, i dati INAIL ci raccontano una situazione francamente preoccupante. Infatti, nel 2022 i casi di violenza accertata nei confronti del personale sanitario sono stati circa 1.600, con un aumento esponenziale rispetto agli anni precedenti. Non solo, in oltre sette casi su 10 le vittime, tanto per cambiare, sono donne. Anche se come giornalista dovrei prendere le distanze, dopo gli oltre 100 femminicidi di quest’anno lasciatemi dire: vigliacchi. Se poi pensiamo che le informazioni non comprendono i medici e gli infermieri liberi professionisti i quali non sono assicurati dall’Inail, inclusi i medici di famiglia e le guardie mediche, per le vittime delle aggressioni siamo ad un Vietnam sanitario! I numeri potrebbero crescere in maniera importante. Nella maggioranza dei casi, è certo, gli aggressori sono gli stessi pazienti e, peggio ancora, i loro parenti. Un terzo degli aggrediti sono infermieri e fisioterapisti. Meno, molto meno i medici, chissà perché! Un altro dato che francamente ci lascia sorpresi è constatare che quasi il 60% degli episodi avviene al Nord, nello specifico in Lombardia e in Emilia Romagna, che risultano le più colpite da questo sconfortante fenomeno. Addirittura negli ultimi cinque anni il 30% delle vessazioni è avvenuto nel Nord-Ovest seguito subito a ruota dal Nord-Est. Mentre nel Mezzogiorno si concentra solo un quarto dei casi: 12% al Sud e 12% nelle Isole. Tra i fattori di rischio più rilevanti ci sono: tempi di attesa e contesto socio-economico. Il pericolo di violenze e aggressioni nei confronti degli operatori sanitari rappresenta un tema complesso, che richiede un approccio diversificato avendo differenti cause e impatti di natura organizzativa, oltre che sociale, che vanno al di là della semplice gestione aziendale.
È quindi indispensabile che il datore di lavoro svolga un’attenta analisi del rischio e attui le necessarie misure di prevenzione. Con la legge 113 del 2020 si è istituito un osservatorio nazionale e sono inasprite le pene per i responsabili; queste tra le iniziative promosse per contrastare il fenomeno.
Dopo un’attenta inchiesta giornalistica riteniamo che le attività più a rischio siano: le aree di emergenza, i servizi psichiatrici, quelli per le tossicodipendenze, di continuità assistenziale e di geriatria. Al fine di garantire interventi tempestivi riteniamo, dunque, che per prevenire i casi di aggressione al personale sanitario siano fondamentali protocolli sinergici con le forze di polizia. Anche se infine, e con un certo avvilimento, mi sento di dire che è la perenne lotta tra poveri: povero il personale sanitario sottopagato, poveri i pazienti che arrivano esasperati al Pronto Soccorso perché ignorati dalla guardia medica, e poveri gli agenti di polizia sottopagati più degli altri.
Angelo Santoro
(da “Avanti Online”)

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