La fase di discussione fra Governo e sindacati su contratto pubblico impiego e pensioni , meriti , bisogni , scalini e scaloni , si sta scaldando . Qualche sciopero annunciato , dichiarazioni di fuoco : caspita , un conflitto politico ? Di classe ? Di interessi ? Dobbiamo correre a riprendere i testi sacri di Marx e Weber ? Un vecchio film di Wajida ?
Il vecchio sistema di cercare di capire la politica come rappresentanza di interessi costituiti mi rassicura immediatamente : da un rapido esame delle carte di identità delle parti in causa, si capisce subito che siamo nel classico folclore delle trattative sindacali , dichiarazioni roboanti , sciopero annunciato , trattativa “notturna” ( grande aiuto dalle tv che trasmettono calcio estero e film di Edvige Fenech degli anni 70 ) , immancabile chiusura di primo mattino , in tempo per le edizioni più ascoltate dei TG.
Provate a farci caso : la discussione, che riguarda la possibilità di andare in pensione prima dei 60 anni per qualche centinaio di migliaia di quasi sessantenni e, soprattutto, l’entità delle future pensioni dei trentenni che garantiscono le entrate contributive di oggi , è condotta da esponenti sindacali casualmente sessantenni , non casualmente rappresentanti , in virtù degli iscritti , soprattutto pensionati e quelli nei pressi della pensione ; come controparte , esponenti di una maggioranza che ha il suo bacino elettorale principale tra dipendenti pubblici e tra i pensionati .
I giovani, che hanno un tasso di sindacalizzazione tra i bassi al mondo , indipendentemente dal fatto che siano precari emarginati o ricercatori geniali ancorché malpagati , da chi sono tutelati in questa vicenda ?
Chi si preoccupa del fatto che mediamente un giovane sotto i trenta anni guadagna 1000 euro al mese e ne spende 1400 ? Chi si preoccupa del fatto che , in queste condizioni , può solo farsi mantenere come studente a vita dai magnifici cinquantenni in pensione ? Chi si preoccupa del fatto che l’unica possibilità di accedere alla funzione pubblica è aspettare le elezioni a Palermo, per essere assunti come autisti anche se privi di patente?
L’ultima baby-pensione e l’ennesimo aumento di merito garantito a tutti i dipendenti pubblici , compresi quelli condannati per abuso in atti di ufficio ( non è uno scherzo, è scritto nel memorandum di intesa fra Governo e sindacati ! ) ricadrà anche sulle spalle di un’altra categoria senza rappresentanza , quella dei tre milioni di lavoratori non italiani (regolari) , con un’età media inferiore ai 36 anni , che versano all’Inps circa 8 miliardi di euro di contributi all’anno , con la prospettiva di tornare alla canna del gas al tempo della propria pensione . In barba al principio del “no taxation without rapresentation” , con una legittimazione sociale , diciamo così, bassina , il 10 % della forza lavoro occupata in Italia non ha possibilità di far valere in concreto le proprie ragioni in materia.
Una volta la politica era l’arte di anticipare il futuro , ora sembra essere quella di anticipare le pensioni .
Non è certo la prima volta , nella storia, che si intona il “chi è dentro è dentro , chi è fuori è fuori “ : non è mai finita bene …
Franco D’Alfonso

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