Archiviato il Referendum sulle modifiche alla Costituzione, la fase che si apre può veramente essere apportatrice di novità. Per un motivo molto semplice: quando Prodi e la maggioranza dicono che intendono affrontare il tema delle riforme costituzionali e modificare la legge elettorale con il concorso dell’opposizione, non regalano niente. Fanno semplicemente una scelta obbligata: due soli voti di maggioranza al Senato, infatti, costituiscono una difficoltà dalla quale non possono prescindere. Con un margine così ristretto non sono in grado di far passare alcuna legge, figurarsi le modifiche alla Costituzione, per le quali occorre una maggioranza qualificata, o alla legge elettorale che vedrebbe una contrapposizione di interessi fra partiti maggiori e minori della coalizione.
Dunque, aprire una fase di confronto su questi temi è per l’Unione un passaggio obbligato, se non vuole correre il rischio di andare incontro a brutte figure facendosi impallinare su qualche provvedimento importante in breve tempo.
Dovrebbe esserlo anche per la Casa delle Libertà, perché il muro contro muro, ogni volta che viene tentato si dimostra un boomerang: compatta i partiti del centro-sinistra e, al contrario, mette in evidenza le crepe nel centro destra e la sempre più forte tentazione di UDC e AN di liberarsi di Berlusconi.
Il dialogo, se non proprio il governo delle larghe intese, è la via obbligata per non chiudere con larghissimo anticipo la legislatura. E non sarà privo di conseguenze perché renderà più tesi i rapporti all’interno delle due coalizioni che già tanto solide non sono.
E’ l’inizio della fine di “questo” bipolarismo. Un bipolarismo all’italiana che invece di razionalizzare il sistema lo ha reso, per oltre dieci anni prigioniero delle posizioni estremiste, tanto a destra quanto a sinistra. E ostaggio di poteri forti e soggetti esterni al parlamento: gruppi finanziari, sindacati, magistratura, Chiesa, etc.
Verso la fine del bipolarismo all’italiana
Aprire una fase di confronto è inevitabile: la maggioranza non ha i voti, per la minoranza il muro contro muro è un boomerang. Il dialogo eviterà di chiudere in anticipo la legislatura ma aprirà crepe in entrambi gli schieramenti.

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