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Verso il referendum: ne vedremo delle belle (e brutte)

Mettiamoci il cuore in pace: i trenta giorni che ci separano dal referendum sulla riorganizzazione della magistratura saranno un percorso accidentato con fuochi d’artificio, voragini che si aprono improvvisamente sotto i piedi, pericolo di agguati a ogni angolo.  Quel che è successo nelle aule di giustizia negli ultimissimi giorni è solo l’antipasto di quel che succederà. Un giudice a Palermo condanna lo Stato a risarcire con 76.000 euro la Sea Watch, nave impegnata nel salvataggio di migranti clandestini nel Mediterraneo, ma che aveva danneggiato un’imbarcazione della Guardia di finanza, un altro a Catania revoca il fermo della stessa nave, e il ministro degli Interni Piantedosi annuncia che farà ricorso contro entrambe le decisioni, ma arriverà fuori tempo massimo.

di Paolo Morelli | 22 Febbraio 2026

Mettiamoci il cuore in pace: i trenta giorni che ci separano dal referendum sulla riorganizzazione della magistratura saranno un percorso accidentato con fuochi d’artificio, voragini che si aprono improvvisamente sotto i piedi, pericolo di agguati a ogni angolo. 

Quel che è successo nelle aule di giustizia negli ultimissimi giorni è solo l’antipasto di quel che succederà. Un giudice a Palermo condanna lo Stato a risarcire con 76.000 euro la Sea Watch, nave impegnata nel salvataggio di migranti clandestini nel Mediterraneo, ma che aveva danneggiato un’imbarcazione della Guardia di finanza, un altro a Catania revoca il fermo della stessa nave, e il ministro degli Interni Piantedosi annuncia che farà ricorso contro entrambe le decisioni, ma arriverà fuori tempo massimo.

Passano 24 ore e a Roma si consuma un duello rusticano che covava nella cenere: all’udienza davanti al giudice dell’udienza preliminare c’erano 29 imputati di destra (molti dei quali militanti di CasaPound) accusati di violazioni delle leggi Scelba e Mancino (ricostituzione del partito fascista più qualche accessorio) per la commemorazione del 2024 dell’omicidio di due giovani del Fronte della Gioventù in via Acca Larentia avvenuto nel 1978, quasi 50 anni fa. La procura della Repubblica chiede la condanna, il Gup assolve perché ‘non vi è una ragionevole previsione di condanna’. Pochi giorni prima, però, a Bari in una situazione analoga erano arrivate 12 condanne. 

Chi ha ragione, chi ha torto? Boh! Sta di fatto che i magistrati (in Italia ce ne sono 9.500, molti si conoscono di persona, in ogni caso sanno a quale corrente appartengono) sono schieratissimi per il sì o il no, e quando si trovano a dover chiedere una condanna o a pronunciare una sentenza c’è il sospetto che pensino più alle conseguenze politiche delle loro decisioni che a quelle giuridiche. 

Speriamo che questi trenta giorni passino in fretta.

Paolo Morelli

(direttore responsabile “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : Editoriale

Info Paolo Morelli

Paolo Morelli, giornalista professionista dal 1982 (la lettera di presentazione all’esame di Stato è firmata da Indro Montanelli, direttore del Giornale) ha seguito il terrorismo rosso e nero dal 1976 al 1985 a Bologna. Si occupa prevalentemente di cronaca giudiziaria ed economia per il Resto del Carlino e Teleromagna. È stato direttore del Sommelier Italiano, rivista dell’Ais. Oggi è direttore responsabile de La Voce Repubblicana. È appassionato di moto d’epoca e ippica, corre al trotto con licenza Gentleman

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