Tutti i sondaggi sono concordi (e se non ci credete andate a verificare di persona al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it). Il PD di Renzi è stabilmente oltre il 40%, il movimento di Beppe Grillo attorno al 20%, qualcosa più, qualcosa meno, Forza Italia sotto il 15%, in calo fino al 13,5, la Lega 7/8%, Fratelli d’Italia/AN 3/4, 2/3 NCD e UDC. I movimenti che si stanno registrando nel quadro politico vedono così un consolidamento di Renzi, nonostante qualche polemica interna sul fronte sinistro, un processo di avvicinamento fra Lega e Fratelli d’Italia, su posizioni antieuropee marcatamente di destra, una sostanziale tenuta di Beppe Grillo, una fase di grande incertezza in Forza Italia che ancora non sa se buttarsi a destra o al centro, e la paralisi più assoluta di Ncd e Udc che erano partiti con l’ambizione di costituire un polo di centro che potesse collaborare, e anche condizionare, il PD renziano ancora alla ricerca di una sua identità, visto che non ha più niente del vecchio PCI/PDS ma non ha ancora assunto il passo e la connotazione di un moderno partito riformista di stampo europeo (anche se sinceramente su quella strada è ben avviato). Proprio questa fase di incertezza del PD, che tuttavia non incide sul consenso elettorale che gli è assicurato dal suo giovane leader, richiederebbe che nell’ azione di governo fosse affiancato da una forza di centro di stampo europeo che lo tenesse entro gli argini di una politica saldamente ancorata ai principi liberali. Un ruolo importante ma a termine perché il processo di rinnovamento del Partito democratico andrà avanti, nonostante la Bindi, Bersani, Fassina e compagnia cantando. E quando il processo di rinnovamento sarà compiuto il PD sarà diventato finalmente un partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria. A quel punto potrà governare da solo, e sarà giusto così. La conseguenza allora sul fronte moderato è una sola. O una forza sul tipo del PPE nasce in tempi brevi, acquista un suo peso, collabora con il PD fino alla fine della legislatura e poi entra in competizione come avviene in tutti i sistemi bipartitici oppure il PD renziano, cosa a cui alcuni stanno pensando, si trasformerà in una sorta di Partito della Nazione e in Italia avremo di fatto un regime politico a partito unico.
Se la politica fosse una cosa razionale dovremmo vedere, nel centrodestra, un forte movimento unitario che mirasse a riunire sotto un unico simbolo le tante sigle e siglette che sono nate dall’esplosione del PDL. Invece tutto il contrario. Il quadro è fortemente condizionato dall’illusione di Berlusconi di essere eterno, oltre che di rimanere giovane, ma anche gli altri ci mettono del loro. Lega e Fratelli d’Italia puntano sfruttare il malcontento verso l’Europa, al centro è tutto un fiorire di aspiranti leader senza consenso. Eppure i segnali che vengono dall’elettorato sono chiari. Se si guardano i voti invece delle percentuali, che in un certo modo ingannano, si vede che ci sono quasi 10 milioni di voti parcheggiati, tutti quelli che ha perso il PDL, che aspettano un segnale che per ora non viene. Sono voti che, con Berlusconi in sella, non torneranno mai in Forza Italia ma che, in mancanza di una alternativa seria e credibile, continueranno a restare a casa oppure, visto che il convento non passa altro, si accontenteranno del miniriformismo di Renzi. Allo stato attuale delle cose è questa l’ipotesi più probabile. Se il premier utilizzerà la delega sul lavoro per cambiare davvero, visto l’immobilismo di sempre basta anche poco, i giochi saranno fatti. A quel punto la mutazione sarà completata. Il PD non solo non avrà più niente in comune con i vecchi PCI/PDS o DC ma sarà altra cosa anche rispetto al Partito Democratico delle origini. Un Partito della Nazione appunto che, dal centro, governerà l’Italia per almeno vent’anni.
Verso il Partito della Nazione?
Con questa classe dirigente i moderati non vanno da nessuna parte. Senza una ripresa d’iniziativa del centrodestra, Renzi si avvia a creare davvero il Partito (unico) della Nazione.

C’è un abbrivio quasi naturale nell’attuale vuoto ideologico, che sta portando il PD ad essere cerniera e saldatura di tutto il cattolicesimo politico italiano senza distinzione. La speranza che il PD diventi un partito riformista di stampo europeo mi sembra senza fondamento che perde di vista la peculiarità italiana.