Ricorsi, cause, pasticci legali, tempi biblici della burocrazia della magistratura, ordinaria e contabile, i lavori restano fermi per anni e di catastrofi ambientali che si ripetono con una cadenza ormai quasi stagionale si continua a morire in Italia. C’è da riflettere e non poco sulla recentissima nuova tragedia che ha investito la città di Genova e il suo hinterland, non solo per il clamoroso errore di valutazione dell’Arpa rispetto alle drammatiche previsioni meteorologiche che anticipavano nuove alluvioni e straripamenti, ma anche e soprattutto per i ritardi nelle realizzazione delle opere di messa in sicurezza non realizzate dopo la violenta alluvione di tre anni fa a causa di un ricorso pendente al Tribunale regionale amministrativo del capoluogo ligure. Così come ha detto il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli nella città della Lanterna l’opera è da tempo finanziata ma a distanza di tre anni nessun cantiere è stato ancora aperto. “Alcune opere che potevano essere fatte non sono state realizzate e questo ha rappresentato un problema – ha detto Gabrielli in conferenza stampa facendo chiaro il riferimento agli interventi per la messa in sicurezza del Bisagno fermi per un ricorso al Tar di una ditta esclusa dai lavori – Le opere si devono fare a prescindere dai ricorsi al Tar e la causa non deve riguardare le opere ma eventualmente il danno subito dalla ditta che ha fatto il ricorso. Se oggi avessimo avuto le opera sicuramente non avremmo risolto il problema ma avremmo limitato i danni”. Il problema di Genova sta portando alla luce una gravissima situazione che investe tutto il Paese e cioè il fatto che ancora una volta dobbiamo dirlo ad alta voce abbiamo una burocrazia lenta, inefficiente, cervellotica e per alcuni tratti delinquenziale da parte di chi in realtà dovrebbe assicurare invece la legalità e la trasparenza su quanto avviene nelle amministrazioni comunali, provinciali e regionali. Diciamolo con chiarezza il sistema delle aste per l’affidamento dei lavori e delle opere pubbliche non funziona da un pezzo. E non funziona non solo perché dietro i lavori si annidano da sempre corruzione e sprechi combattuti con armi spuntate vent’anni fa in piena Tangentopoli dai magistrati che poi hanno scelto la ribalta della grande politica nazionale, ma perché i sistemi del massimo ribasso imposto per via di “rivoluzione giudiziaria” hanno messo fuori mercato l’importo contrattuale complessivo di aggiudicazione dei lavori. E non diciamo cose strampalate o fantascientifiche quando sosteniamo che nei cantieri delle opere pubbliche italiane, non esistono le condizioni minime per garantire la sicurezza di chi lavora e la qualità della realizzazione dell’opera finale. Coi prezzi “scannati” fino all’osso a lavorare nei cantieri finiscono figure professionali non qualificate, straniere e spesso, troppo spesso i materiali non rispettano le caratteristiche ottimali per la corretta realizzazione a regola d’arte. Non andiamo a scomodare in questo articolo le responsabilità note della politica come ad esempio nel caso di Genova decenni di programmazione urbanistica che rispondeva solo ed esclusivamente alla speculazione edilizia che è sempre andata a braccetto con sindaci, assessori e con i partiti compiacenti. Chiediamo solo al Governo una volta per tutte una moratoria sulle opere fondamentali per la messa in sicurezza del territorio dell’intera penisola. Si eviti una volta per tutte la strada dell’asta pubblica, Presidenza del consiglio dei ministri e Protezione civile mettano a punto un albo di aziende specializzate per la realizzazione delle opere in questione e si proceda alla realizzazione dei lavori con affidamenti diretti pagati congruamente e nel reale rispetto dei costi di mercato. Ad opere concluse si effettuino i collaudi con tecnici preparati e competenti. E se a questo punto si scoprono negligenze o ruberie si perseguano con pene certe e pesanti i colpevoli. Ma per favore già ci sta pensando il clima impazzito a non rispettare più stagioni e territori evitiamo però di complicare le cose con cause, ricorsi e lentezze della giustizia malata mentre la gente muore travolta per la strada e in casa da acqua e fango.
Cesare Mannucci

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