Venezia 72° edizione, è andata. E tutti contenti, madama la marchesa.
Confermato Barbera a direttore del Festival del Cinema, parola del presidente Baratta. Nono mandato, 13 anni di comando (incluso il periodo ’98-‘02). I conti, però, tornano, 380 film per 50mila paganti (un anno fa 47mila), 2.720 giornalisti, 1.600 operatori commerciali e 3000 ospiti accreditati. Incassi per 5 milioni, spesi 13, ma ci sono sempre 8 milioni di tasse a riequilibrare.
Ha vinto un venezuelano, secondo un argentino. C’era un film cinese migliore ma alla Cina il Leone d’oro era toccato nel 2006. Venezia è un risiko ormai con i premi che seguono la mappa dell’Onu. Nella divisione del lavoro internazionale, dice Barbera, “Cannes ha riscoperto il cinema francese, Venezia quello sudamericano.” Infatti la Cote d’azur sta in Francia e la Laguna in Venezuela, come dimostrano i suoi piedi scalzi.
Dopo i maggiori festival di quest’anno, il cinema italiano mastica amaro, amarissimo. Era andato tutto impettito a Cannes “dopo 20 anni con tre film di altissima qualità” di Moretti, Garrone e Sorrentino. E non ha vinto niente. In casa, si è sentito dire da Barbera che l’ultima annata è stata ‘meno felice del solito’. Come, non c’erano film di altissima qualità? Poi il direttore ha infierito: “Si fanno troppi film in Italia, sempre con meno soldi, a discapito della qualità’. Dura prendersela con un monumento come il direttur.
Allora Moretti se l’è presa con il pubblico, cretino, che lo fa apposta a non andare al cinema. Giusti su Dagospia si è scagliato contro i creativi, registi, attori e sceneggiatori, proprio lui che è un veterano dello schiavizzarne a centinaia. Fatto sta che i film italiani più amati in America, cioè nel mondo, sono dell’età del cucco.
WatchMojo.com elenca il Fellini ’50 e ‘60 (La strada, Le notti di Cabiria (1957, La Dolce Vita e 8 ½), di cui vivono i remake (La Grande Bellezza. 2013). Il neorealismo di De Sica (Ladri di biciclette e Umberto D.) e l’esprit di Antonioni ’60 (L’avventura). Bertolucci (Il conformista, ‘70) viene preso per un regista francese, lo spaghetti western di Leone (Il buono, il brutto e il cattivo ‘66) è associato a Eastwood, Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso, ‘88), al folklore dell’immigrazione siciliana. La benignesca La vita è bella (‘97) sta nell’elenco dei doverosi omaggi alla Shoà. Di recente, c’è solo Suspiria di Argento (‘97) e The Pursuit of Happynes (2005), ma il film di Muccino non è mica considerato italiano.
I professori raccontano la solita solfa, quella del cinema italiano, migliore del mondo, cui è toccata in sorte un’industria culturale indegna, metà alla questua nel sottobosco politico metà produttrice di pessime serie Tv. Hanno l’idea sbagliata che nel cinema, creativi, produzioni, pubblico e critica contino allo stesso modo. Invece la 7° arte, mix di artigianato industriale e commercio, come tutte le merci, si fonda sul produttore ed il cliente. I creativi fanno parte della produzione e la critica con la sua rete relazionale agevola l’incontro tra creativi e produzione. Quanto scrive raramente influisce sui biglietti pagati.
Dell’autobiografia di Moretti non se ne può più. Che se la compri il Pd per la comprensione del proprio psicodramma. L’auguri è che la prossima pellicola dedicata al testamento sia l’ultima. Perché omaggiare dive autoreferenziali divenute note in America per la voce roca da porno. Perché affollarsi a seguire le avventure di un 50enne che vuole scoparsi un 18enne o guardare, tra una lesbica e l’altra, l’ex amante di Antonioni, ormai 70enne che si masturba?
Il pubblico italiano paga sempre il cinema anche se non lo guarda. Paga più della metà di Venezia. Paga un terzo per le elucubrazioni degli altri. Che possa, a consultazione pubblica, votare le storie e trame preferite; scegliersi attori e attrici e relative gesta. Che lo accontentino o meno, a breve lo farà su piattaforme e app digitali social. Allora Moretti, professori e Giusti neanche ce l’avranno un cinema su cui accalorarsi.

a Cannes dopo anni di smarrimento c’era un Moretti tornato grande, forse proprio perchè aveva passato il carico di Moretti ad una Buy in grande forma, si era spogliato del suo essere regista ritagliandosi una parte di intellettuale introverso dove riesce ad essere grande.
A venezia c’era un ottimo film italiano:Per amor vostro di Giuseppe Gaudino, nonostante fosse relegato al penultimo giorno, ha avuto la forza di scompigliare le carte del gioco portando la Golino alla Coppa Volpi.
Certo il buon Barbera sa benissimo che nel momento in cui si sceglie come presidente della giuria un latino americano, questi avrà un occhio particolare per la cinematografia a lui geograficamente più vicina.
Film dignitoso Desde Allà ma non certo da leone d’oro, meglio allora il leone d’argento a El Clan.
Se invece di dare la colpa a spettatori scemi o pigri, si cominciassero ad avere idee da trasformare in sceneggiature, forse si risolleverebbero le sorti del cinema italiano, ma chi pensa veramente è spesso sacrificato.