
Se c’è una città poco adatta ai cani, questa è Venezia. Gi spazi erbosi sono rari, la liscia pavimentazione della città è nociva ai loro polpastrelli, la ristrettezza degli spazi e il perenne afflusso di persone costringe i poveri cani a visioni sempre limitate e a panorami fatti di gambe umane. Sono sempre tenuti al guinzaglio, spesso impedendo il passaggio di altre persone nelle strette calli. Come ovvia conseguenza di tutto ciò, sono isterici. Quando due cani si incontrano vanno subito in baruffa scatenando cagnare violentissime che spaventano turisti e bambini. Questa recente passione dei veneziani per i cani è, per me, irragionevole e incomprensibile. Una volta i dominatori incontrastati del territorio erano i gatti. Fauna molto più adatta all’ambiente veneziano. Generalmente i gatti erano liberi ma non randagi. Erano in simbiosi con la comunità locale. Agli angoli dei campielli o attorno ai pozzi le donne mettevano vaschette con l’acqua e tutti portavano loro gli avanzi di pesce (teste e lische).

Venezia era e dovrebbe essere gattara. I gatti da sempre svolgevano il ruolo di limitare la presenza di ratti e pantegane e di controllare l’invasività dei piccioni.
I gatti “liberi”” infatti mantenevano una certa e sana aggressività felina, con risultati spesso ottimi ma qualche volta dolorosi. Mio nonno Piero aveva la passione per i i canarini e le cocorite. Il suo preferito era Pippo, una canarino intelligentissimo. Al mattino presto, quando il resto della casa era ancora addormentato, mio nonno apriva la gabbietta a Pippo che si sgranchiva le ali svolazzando per un po’ fra tetti e camini del campiello. Poi con un fischio lo richiamava e lui tranquillo e felice rientrava a casa. Purtroppo una mattina, davanti agli occhi inorriditi del nonno, il caro uccellino fu ingoiato in un sol boccone da un gatto-tigre in agguato in cima al muro di fronte a casa.
Ora di gatti non ce ne sono più, ne ho incontrato solo uno ma era così ben tenuto che era certamente un gatto di famiglia. Ho condotto una piccola indagine sulla tragedia dell’estinzione dei gatti. I gondolieri dicono che “da quando ci sono i cinesi ….” mentre il mio padrone di casa sostiene che sono stati tutti sterilizzati dal comune.

Altri diffusi abitanti di Venezia erano (e sono): piccioni, gabbiani e pantegane. I piccioni sono da sempre un gran problema a causa del loro guano acido che corrode i monumenti, diverse misure di riduzione della popolazione sono state prese ma senza l’aiuto ecologico dei gatti il successo è impossibile.
Gli enormi gabbiani sono diventati molto aggressivi, spesso si avventano sui piatti di chi mangia all’aperto. Tuttavia sono rimasti gli ultimi nemici delle pantegane (vedi foto). A proposito di ratti, l’altra sera, proprio davanti al conservatorio (un’area non di passaggio notturno) uno di questi ha attraversato gioiosamente tutto il campo davanti ai miei occhi.

Invece una specie che non c’era e che ora c’è sono i cormorani, che si vedono anche nei canali in città. La loro diffusione ha rotto il precedente ambiente ittico (modificato significativamente anche da altri fattori) portando all’eliminazione dei passarini. Pesci simili a sogliole tipici della laguna che mi hanno nutrito con mucho gusto nella mia infanzia fritti e accompagnati da polenta e insalatina.

I passarini come tutti gli altri pesci lagunari erano protetti dal governo cittadino come si vede dalla targa esposta a campo Santa Margherita (ma ne ho vista una anche a Castello) che limitava la vendita deli stessi al di sotto di una certa dimensione.
Francesco Pellizzari


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