La vittoria di Nichi Vendola alle primarie di Puglia , con un’affluenza di quasi duecentomila persone ed un rapporto di 2:1 nei voti verso il candidato di D’Alema è una dimostrazione precisa del fatto che qualsiasi idea di rinascita di una Sinistra in Italia passa attraverso la conduzione di una battaglia politica ,condotta a viso aperto ed in prima persona .
Il Pd-Ds-Pds ha riproposto per l’ennesima volta lo schema perdente degli ultimi quindici anni , versione D’Alema : dissimulazione delle caratteristiche di sinistra, alleanza con il Centro cui dare il posto di “front runner” per assicurare all’eterna “ditta” il potere effettivo via assessori, consiglieri e via dicendo . Il difetto di questo schema è stato , come sempre, la prevalenza della tattica di breve sulla politica , una “politique politicienne” senza futuro nè passato.
Vendola ha avuto il coraggio di difendere sino in fondo la sua esperienza di governo ed il suo tentativo di contribuire a creare una Sinistra nuova , iniziato con la rottura con Rifondazione e resistendo ai tentativi di ricompattare lui e “Sinistra e Libertà” nella posizione di marginalità funzionale e politica che i disegni dei grandi strateghi della sconfitta della sinistra gli avevano assegnato.
La vittoria di Vendola è anche la vittoria di quei socialisti che continuano a pensare che sia necessaria in Italia una Sinistra nuova , nella quale a contare siano le idee e non le convenienze personali e di oligarchie piccole o grandi . Una Sinistra nuova che potrà vivere e svilupparsi solo se avrà il coraggio di affrontare a viso aperto la battaglia politica e non si attarderà in tatticismi privi di respiro . Questa battaglia , alle prossime elezioni regionali , per i socialisti non può che essere nel lavoro e nel sostegno di liste di ” Sinistra e libertà” come chiaro segnale dell’esistenza di un’area che non si vergogna ad essere definita di sinistra e , soprattutto , esprime l’esigenza di una politica laica , libertaria e di governo alternativo a quella di un centrodestra cui le sciagurate scelte del Pd allunga la vita politica oltre i propri stessi limiti.
E’ la strada che i socialisti del Psi lombardo hanno coerentemente perseguito sin dalle elezioni europee con la candidatura di Pia Locatelli , sviluppando un confronto senza sconti ma anche senza pregiudizi con quanti avevano contribuito , Vendola in testa, alla presentazione delle liste SeL all’ultima scadenza elettorale che ha portato , per la prima volta da molti anni , a riproporre lo stesso schieramento anche alle elezioni regionali del prossimo 28 marzo con la concreta speranza di consolidare il consenso di oltre 100 mila lombardi ed eleggere dei consiglieri regionali .
Spiace dover registrare il fatto che lo stato di afasia del Psi nazionale , dal quale vengono segnali non sempre coerenti fra una riunione e quella successiva , abbia impedito allo stesso di prendere anche in questa occasione una posizione chiara , preferendo i segnali di fumo di improbabili commemorazioni di Nenni affidate al ricordo di leader con diverso peso , idee e prospettive politiche ( Casini-Nencini-Bersani) che per il solo fatto di essere nominati assieme in un manifesto dovrebbero indicare una mai nemmeno intravista “prospettiva riformista” ovvero elucubrazioni fuori tempo e contesto sulla legittimità o meno delle elezioni primarie . L’abbandono della linea di contribuire come socialisti alla nascita di una Sinistra nuova in Italia in favore di un fantomatico “asse riformista ” indistinguibile da una affiliazione ad un Pd in caduta politica libera , nemmeno in grado di assicurare un ruolo tipo quello del “Partito dei contadini polacco” ottenuto dal Psi toscano , è nei fatti se non nelle parole.
Franco D’Alfonso

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