Nuovo, una speranza per i giovani, una forza che guarda al futuro. Non ha lesinato gli aggettivi Walter Veltroni nel suo discorso milanese ai quasi tremila delegati dell’assemblea costituente del Partito Democratico.Le novità indubbiamente ci sono e non sono solo politiche ma anche organizzative. Sono novità forti soprattutto se confrontate con la tradizione della sinistra italiana. Perché a ben guardare il PD veltroniano sta ripercorrendo, virgola più virgola meno, la strada già intrapresa da Forza Italia. Non tanto, è ovvio, per quanto riguarda le proposte politiche, anche se per ora non si è ben capito quali siano quelle del PD, quanto per il modello di partito che si vuole costruire. Bastino due elementi, il PD sarà un partito del leader e del popolo. Attenzione non degli iscritti che infatti devono essere superati dalla figura del cittadino elettore. Concetti che per la sinistra di una volta suonano quasi come un’eresia. Il leader – per Veltroni – è proprio il leader come lo intende Berlusconi, un uomo solo al comando che decide per tutti e poi fa ratificare le decisioni prese. Così, tanto per non sbagliarsi, all’assemblea costituente il neo segretario si è presentando leggendo i nomi dei partecipanti alle commissioni che dovranno redigere Statuto e Manifesto, leggendo le regole da seguire per la costituzione dei comitati su base provinciale e fissando i prossimi appuntamenti del partito. Tutto da sottoporre a ratifica da parte di un’assemblea che, fedele alla vecchia tradizione comunista, pensava davvero di essere un organismo dove discutere e decidere. Del resto il nome “costituente” sembrava star ad indicare proprio un ruolo attivo nella costruzione del nuovo soggetto. Invece niente, solo ratifiche. La cosa è stata tanto macroscopica che ha suscitato le ire e le reprimende della Bindi e di Parisi. Secondo elemento di frattura forte con il passato. Il superamento dell’iscritto a favore del cittadino-elettore. In pratica la stessa cosa che ha fatto Berlusconi che ha creato un partito leggero come Forza Italia. Talmente leggero che gli iscritti non prendono nessuna decisione importante. A parlare con il popolo, i cittadini-elettori appunto, ci pensa il capo. Da una parte Berlusconi, dall’altra Veltroni. La cesura con il passato della sinistra non poteva essere più forte. Basta pensare a Gramsci per il quale il moderno Principe è proprio il partito. Un partito che con i suoi iscritti-militanti, i suoi apparti e le sue sezioni territoriali ha il compito di guidare ed educare il popolo. L’avanguardia, la guida cosciente. Nel PD veltroniano niente di tutto questo. Il modello, solo formalmente è quello americano (da questo punto di vista l’interesse manifestato da Ferrara è del tutto fuori luogo per la semplice ragione che non corrisponde alla realtà). Il modello, nei fatti e almeno in questa fase, è Forza Italia. Può darsi che poi ci sia un’evoluzione. Del resto ora Veltroni ha bisogno di ringiovanire, eliminare vecchi dirigenti, meglio se di provenienza Margherita, dare una spolverata ai sacri penati. Niente di meglio allora che guardare dalle parti di Arcore. Veltroni, ultimo dei berlusconiani.

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