I tuoi occhi, sentinelle di un addio.
Quell’ anno non tornò maggio. Il tempo si arrese a un aprile .
(Manuela Agostinelli)
Cade vorace lo sguardo. È già inguine.
Sventra il silenzio. Trema la luna a rimbalzo di panico.
(Manuela Agostinelli)
Sei andato via quel mattino di novembre:
io sono qui, a guardare il Tevere che ti ha portato via.
(Elisabetta Malantrucco)
Mientras disfrutas con mi cuerpo,
me clavas mil terribles puñales en el alma.
(Silvia Elena Valdés)
Un grido annega nella mia gola.
Ci sarà l’acqua per placare questa arsura?
(Erica Liffredo)
Tengo la mia stella più alta tra le dita.
Voialtri, il mio destino tra i piedi. Massima vergogna!
(Carmela Panariello Franchini)
la rubrica è da un’idea e a cura di franchini
www.franchiniscripsit.it franchini@franchiniscripsit.it
I landai nascono come forma di comunicazione segreta, sussurrata.
Lamento antico e popolare delle donne per trasmettere il dolore per angherie e suprusi sofferti.
Con una struttura poetica semplice, di distico di 13 e 19 sillabe (anche non rigidamente).
Landai trasformatisi, poi, in strumento di denuncia – potente, immediato, comprensibile – delle violenze e delle oppressioni pepetrate nei confronti di minoranze e di deboli, di dimenticati.
Ma, i landai riscattanno gli abbandoni a volte levandosi come canto di gioia, di esaltazione di affetti e di emozioni umanissime.
Partecipano e pubblicano: Manuela Agostinelli, Ambrosia J. S. Imbornone, Séverine Jouve (Francia), Erica Liffredo, Elisabetta Malantrucco, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini, Silvia Elena Valdés (Messico)
© Manuela Agostinelli, Ambrosia J. S. Imbornone, Séverine Jouve, Erica Liffredo, Elisabetta Malantrucco, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini, Silvia Elena Valdés
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