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Vaticano-gate: Bergoglio difende la sua idea di Chiesa povera (e sventa gli intrighi di palazzo)

Il colossale scandalo finanziario è una storia molto complessa, nella quale speculazioni finanziarie e intrighi vaticani si mescolano indissolubilmente. Proviamo in questa sede a delineare e analizzare i fatti accaduti.

di Daniela Piesco | 11 Ottobre 2020
Papa Francesco apre la porta santa, inaugurando il Giubileo della misericordia / Centro Televisivo Vaticano / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)

Il colossale scandalo finanziario, culminato due settimane fa con le dimissioni imposte da Papa Bergoglio al cardinale Giovanni Angelo Becciu, 72 anni, originario di Pattada (Sassari), prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, è una storia molto complessa, nella quale speculazioni finanziarie e intrighi vaticani si mescolano indissolubilmente. 

Tale tempesta che ha scosso il Vaticano per le somme di denaro elargite per fini opposti rispetto a quelli finalizzati alla carità cristiana  ha,come è ovvio,dei pregressi complessi, che partono nel 2014.

Proviamo in questa sede a  delineare e analizzare  i fatti accaduti.

Becciu dal 2011  al 2018, riveste  il delicatissimo ruolo di Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato:in altre parole, l’uomo  poteva gestire i fondi della Segreteria di Stato, compresi quelli dell’Obolo di San Pietro, cioè il denaro che i fedeli di tutto il mondo raccolgono appositamente per le necessità della Chiesa e, in particolare, per le opere di carità in favore dei più bisognosi.

Un ‘acquisto, avvenuto nel 2014, di un palazzo a Londra, al civico 80 di Sloane Avenue, un antico magazzino di Harrods del 1911, per trecento milioni di euro contro un valore dell’immobile molto inferiore, svela agli onori della cronaca nazionale e internazionale il ‘sistema Becciu’.

Ma il palazzo di Londra è  solo l’ultimo investimento, finito male, che ha fatto saltare un meccanismo rodato.

Procediamo per gradi.

 Le indagini su quell’investimento portarono  alla luce ‘movimenti strani’sulla cassa della sezione Affari Generali della Segreteria di Stato, che gestisce, somme  stimate attorno ai settecento milioni di euro :in particolare emersero   finanziamenti che, secondo gli inquirenti, a vario titolo, Angelo Becciu aveva fatto arrivare ai suoi familiari, i fratelli Tonino, Mario e Francesco, dal 2013 impelagati in varie attività economiche. 

Il «sistema Becciu», era guidato da una truppa formata da Enrico Crasso, finanziere ex Credit Suisse, gestore per volontà cardinalizia delle finanze della Segreteria di Stato; da  Alessandro Noceti, anche lui ex Credit Suisse poi in Valeur, e  da Raffaele Mincione discusso finanziere, portato in Vaticano proprio da Noceti.

 Questa struttura parallela si appoggiava ai più stretti collaboratori del cardinale Becciu: Fabrizio Tirabassi, monsignor Alberto Perlasca e Vincenzo Mauriello.

  Nel sistema Becciu le consulenze e i benefit erano tutti fuori mercato: i fondi, erogati come consulenze dalla Segreteria di Stato, passavano per società intermediarie di turno e venivano divisi con i finanzieri «amici», che li facevano affluire in fondi di investimento.

 Il fondo che ha condotto  all’acquisto del palazzo di Sloane Avenue nasce con la medesima impostazione: solo che in quel caso qualcosa va storto, perché il valore patrimoniale netto del fondo inizia a calare e diventa un’idrovora che risucchia soldi, producendo una voragine nei conti, anche perché le consulenze milionarie vengono pagate ugualmente. 

Veniamo alla Dama del cardinale.

Ad aggravare la posizione di Becciu è intervenuta la vicenda della «superconsulente vaticana» Cecilia Marogna, 39 anni, alla quale Becciu ha fatto bonificare tramite monsignor Perlasca 500mila euro per non meglio precisate «missioni diplomatiche» in Africa, al fine di evitare i rischi di attentati a Nunziature e Missioni. Soldi fluiti sui conti Unicredit di una società slovena la cui attività appare quanto meno opaca.

Per Cecilia Marogna sono “tutte falsità” quelle che circolano su di lei. La 39enne di Cagliari smentisce le voci che la vedono come la Dama del Cardinale Angelo Becciu.

La stessa , avrebbe ricevuto dei soldi riconducibili a Becciu tramite la sua azienda slovena. Denaro che, invece di essere usato per fini umanitari, sarebbe stato spese per scarpe, vestiti, armadi e arredamento. 

Marogna racconta di aver conosciuto il cardinale Becciu nel 2015. Si incontrarono alla Segreteria di Stato vaticana per un colloquio che durò un’ora e mezza.Successivamente a quell’incontro  nacque un rapporto di stima sfociato in una collaborazione operativa. Mancava ,secondo Becciu ,una diplomazia parallela nei Paesi nordafricani e medio-orientali, e la Dama avrebbe saputo  cosa fare e come muoversi  anche per ridurre i pericoli derivanti alle Nunziature e alle missioni dalle cellule terroristiche presenti in quei Paesi.

La 39enne afferma, dunque,di aver usato i soldi riconducibili al cardinale – 500 mila in tutto, sostiene lei – per gestire varie situazioni in zone ad alto rischio con l’obbiettivo di portare avanti azioni di carattere umanitario. Niente spese personali dunque.

Magari la borsetta acquistata ,nei più noti e  costosi  negozi alla moda ,era per la moglie di un amico nigeriano in grado di dialogare col presidente del Burkina Faso al fine di vigilare su rischi e pericoli per le Nunziature e le missioni vaticane…Ma sono solo ipotesi.

Intanto  l’ex cardinale si difende con gli inquirenti invocando di essere stato truffato dalla Dama , ma  gli investigatori del Papa indagano per peculato. E valutano se abbia commesso alto tradimento.

Dopo aver dimissionato il cardinale Angelo Becciu, il Papa ha deciso  di togliere ogni risorsa economica alla Segreteria di Stato vaticana. 

E così, dopo aver dimissionato il cardinale nonché prefetto della Congregazione dei Santi, il Pontefice metterà finalmente e ancora una volta ,mano all’annosa questione della gestione delle finanze vaticane.ò

Una delle novità più importanti,dovrebbe interessare l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), l’organismo della Santa Sede che si occupa della gestione del suo patrimonio economico, attualmente guidato dal monsignor Nunzio Galantino.

 L’obiettivo di Bergoglio è quello di riunire tutta la liquidità ,si parla di almeno cinque miliardi di euro,in un unico fondo sotto la gestione dell’Apsa e del nuovo prefetto dell’Economia, gesuita Guerrero Alves, uomo fidato ,alla stessa stregua  del vescovo Galantino.

Gli scandali passati e presenti hanno quindi mosso una dura reazione da parte di papa Francesco, che vuole proteggere la sua idea di Chiesa povera, che comporta inevitabilmente le resistenze di una parte delle gerarchie curiali.

E’ bene sottolineare che la decisione di Bergoglio di privare Becciu anche dei diritti connessi al cardinalato, impedendogli così di votare nel prossimo conclave, ha conseguenze più  ampie. 

È evidente, infatti, che Becciu avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella Cappella Sistina tra i due principali e attuali contendenti italiani alla successione di Bergoglio. Da un lato il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin e dall’altro il cardinale arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi.

 Sicuramente Becciu – che si era trasformato da amico a «nemico» di Francesco – non potrà rappresentare in conclave lo schieramento degli scontenti di Francesco tra i quali figurano ben tre nostalgici cardinali curiali: Gerhard Ludwig Müller Raymond Leo Burke e Robert Sarah.

In conclusione?

Resta il saccheggio di 454 milioni di euro.

E a noi fedeli la magra consapevolezza che la vita è solo un transito e che è l’anima ad essere immortale.

Daniela Piesco

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, anni, azienda, bologna, chiesa, conti, dimissioni, euro, finanze, fini, mercato, missioni, mondo, patrimoniale, soldi, unicredit

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

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