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Vannacci assale per ora Meloni e Salvini

Futuro nazionale di Vannacci mette paura a Meloni e Salvini. Il nuovo partito fondato da Roberto Vannacci sembra avere il vento in poppa: i sondaggi elettorali gli accreditano circa il 4,5% dei voti, è uno spauracchio per gli ex alleati di destra. È un temibile concorrente per Fratelli d’Italia e la Lega, i partiti di destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini al governo dell’Italia dal 2022. Vannacci declina identikit e programmi della sua “destra vera” all’assemblea costituente di Futuro nazionale convocata all’Auditorium di via della Conciliazione a Roma: «O con noi di Futuro nazionale, guardiani del sovranismo e della cittadinanza, o con Von der Leyen, Draghi, multinazionali e globalismo».

di Rodolfo Ruocco | 17 Giugno 2026

Futuro nazionale di Vannacci mette paura a Meloni e Salvini. Il nuovo partito fondato da Roberto Vannacci sembra avere il vento in poppa: i sondaggi elettorali gli accreditano circa il 4,5% dei voti, è uno spauracchio per gli ex alleati di destra. È un temibile concorrente per Fratelli d’Italia e la Lega, i partiti di destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini al governo dell’Italia dal 2022.
Vannacci declina identikit e programmi della sua “destra vera” all’assemblea costituente di Futuro nazionale convocata all’Auditorium di via della Conciliazione a Roma: «O con noi di Futuro nazionale, guardiani del sovranismo e della cittadinanza, o con Von der Leyen, Draghi, multinazionali e globalismo».

«Nessun nemico a destra» poteva dire fino a poco tempo fa Meloni parafrasando il vecchio motto del Pci di «Nessun nemico a sinistra». Invece adesso nelle elezioni politiche del 2027 Meloni e Salvini dovranno fare i conti con la destra antagonista dell’ex generale dei paracadutisti.

Lo scontro è furibondo. Il segretario della Lega e ministro delle Infrastrutture, inventore di Vannacci in politica, lo accusa di slealtà perché, da eurodeputato e da vice segretario del Carroccio, lo scorso febbraio ha lasciato il partito. Eppure aveva assicurato di voler restare nella Lega: «Credevamo che da ex militare avesse senso dell’onore». La presidente del Consiglio lo accusa di collusione con la sinistra perché i deputati vannacciani, che prima sostenevano l’esecutivo, «per sei volte» hanno votato «contro la fiducia a questo governo, insieme a Schlein, Conte e Renzi. Questo non è difendere l’interesse nazionale». Li mette sul banco degli imputati per «essere funzionali alla sinistra».

Tradimento? Vannacci immediatamente ha contrattaccato Salvini: niente “tradimento”, «è lui che ha tradito le promesse». Rimanda ai due ex alleati l’accusa di tradire non mantenendo gli impegni. Quali? Fa degli esempi: non è stata abolita la legge Fornero sulle pensioni, il governo ha continuato a inviare le armi all’Ucraina. Mette nel mirino Meloni. Premette: «Io sono un uomo di mondo». E si schiera con il deputato cinquestelle Francesco Silvestri che ha accusato la presidente del Consiglio di aver indossato «delle ginocchiere» verso Trump e Netanyahu. Premette di non avere la sensibilità di una donna ma non ritiene la frase «una possibile offesa sessista», idem per «il termine “cortigiana”».

Nella foga di apparire politicamente scorretto non li giudica degli insulti sessisti. Rincara: «…non esiste il femminicidio…Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri. Non c’è bisogno di una fattispecie specifica».
Riprende uno slogan della Lega: «L’Italia agli italiani». La sua “destra vera” è per rimandare a casa tutti gli immigrati clandestini, per difendere “la famiglia normale” composta da padre madre e figli, per tutelare la “normale” identità nazionale dell’Italia cristiana. Respinge le accuse di razzismo sulla base del concetto di “normalità”. Non considera né le persone di colore né gli omosessuali rientrare nei parametri della “normalità” perché la maggioranza della popolazione italiana, sostiene, ha caratteristiche diverse. Stop.

All’assemblea costituente di Futuro nazionale raccoglie una valanga di applausi dicendo: «Siamo la feccia, i figli di nessuno, orgogliosi di esserlo». Niente di nuovo. Già nel Msi, il partito nato nel 1946 sulle ceneri del fascismo e sciolto da Gianfranco Fini nel 1995, c’era il culto dell’esclusione, dei reietti, dell’emarginazione. «Né restaurare né rinnegare» era uno dei motti del Msi con il problema di prendere atto della caduta del fascismo sostituito dalla democrazia.
La sua “destra vera” non è moderata, ma è “forte”. Dice: «Perché dovrebbe essere una destra nera? È vera». E Benito Mussolini? «Lo ha già giudicato la storia» e Vannacci dà una definizione “da dizionario” «perché io rispondo che è uno statista». Strano giudizio, i libri di storia definiscono il duce un dittatore.

Non ha grande simpatia per i giornalisti. Dice ai delegati: «Attenzione, ormai ho cominciato a conoscerli. Qualcuno comincerà a girare tra di voi con il registratore nascosto». Certo non è un buon segno criticare i giornalisti o dividerli tra “buoni” e “cattivi”.
Per ora “il comandante”, come lo chiamano i suoi, resta all’opposizione dopo aver abbandonato la Lega. In futuro si vedrà. Però precisa: non è detto che resterà all’opposizione perché «non ho detto la parola ‘mai’». Ha raccolto 8 deputati provenienti da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Dichiara 100.000 iscritti a Futuro nazionale. Spera di realizzare il “sogno” di un grande partito sovranista (un tempo si diceva nazionalista) che vada anche ben oltre il 4,5% dei voti indicati dai sondaggi. Punta molto sull’elettore della “destra vera” deluso che diserta le urne: «Spero che torni a votare».

Rodolfo Ruocco

Vannacci assale per ora Meloni e Salvini
Pubblicato in : Editoriale

Info Rodolfo Ruocco

Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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