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Val di Susa: l’assalto organizzato e le falle della prevenzione

A distanza dagli eventi della Val di Susa, la cenere degli scontri lascia il posto a una necessaria riflessione a freddo sui fatti, sulle loro implicazioni e sulle risposte che le istituzioni sono chiamate a dare. Quanto accaduto non può essere archiviato come l’ennesima protesta di piazza finita male, ma richiede un’analisi della mutazione che ha interessato certi fenomeni.

di Critica Liberale | 3 Agosto 2026

di Angelo Perrone*

La gravità dei fatti e la pianificazione dell’attacco

A distanza dagli eventi della Val di Susa, la cenere degli scontri lascia il posto a una necessaria riflessione a freddo sui fatti, sulle loro implicazioni e sulle risposte che le istituzioni sono chiamate a dare. Quanto accaduto non può essere archiviato come l’ennesima protesta di piazza finita male, ma richiede un’analisi della mutazione che ha interessato certi fenomeni.

Il dato di realtà da cui partire è la gravità delle conseguenze materiali e umane: la distruzione sistematica della logistica del cantiere e il ferimento di 124 agenti delle forze dell’ordine rappresentano il bilancio di un’azione che ha travalicato ogni forma di protesta civile.

Ciò che è emerso con chiarezza è il carattere strutturato e militare dell’operazione: la preparazione tattica dei partecipanti, il ricorso sistematico all’abbigliamento per travisare l’identità e la capacità di mobilitare soggetti arrivati in modo coordinato da altre regioni e dall’estero.

La vicenda della Tav è diventata una mera occasione strumentalizzata: per molti dei partecipanti, ignari sia dei dettagli tecnici dell’opera sia delle sue evoluzioni progettuali, il cantiere è semplicemente il pretesto per la messa in scena di una violenza ideologica.

Le falle nella prevenzione e il ruolo dell’intelligence

L’uso della forza non ammette giustificazioni, ma una valutazione attenta impone di interrogarsi sulle falle nella prevenzione.

L’afflusso di centinaia di individui con un armamentario prefissato evidenzia una carenza nell’attività di intelligence, che avrebbe dovuto intercettare e disinnescare questa mobilitazione prima del suo arrivo nella valle. La gestione della sicurezza non può esaurirsi nel contenimento sul campo, ma deve fondarsi sulla capacità di prevenire l’aggregazione di frange eversive.

Oltre la retorica dell’«attacco allo Stato»

Al contempo, è fondamentale ridimensionare la narrazione politica che ha affrettatamente parlato di “attacco allo Stato”. Qualificare questi atti criminali come una minaccia per la tenuta istituzionale rappresenta un errore concettuale.

Certo, si tratta di reati gravi che esigono una risposta giudiziaria e repressiva ferma e inflessibile. Tuttavia, dipingere uno Stato vacillante di fronte a gruppi organizzati rischia di attribuire a queste frange una rilevanza e una forza che non possiedono, alimentando la sensazione di un’istituzione fragile.

La risposta adeguata non risiede nelle grida all’emergenza, ma nell’efficacia dei servizi di prevenzione e nell’applicazione rigorosa della legge.

Angelo Perrone

*Fondazione Critica Liberale

Pubblicato in : Editoriale

Info Critica Liberale

Critica liberale è da più di cinquant’anni la voce del liberalismo progressista in Italia. Nata negli anni ’60 come agenzia stampa della sinistra interna al Partito Liberale Italiano di quel tempo, la testata è dal 1974 quella di una rivista liberale del tutto indipendente da ogni forza politica italiana; dal 1994 Critica liberale è anche una fondazione che, assieme alla rivista, cerca di dare espressione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo, nella tradizione laica e illuminista, nell’impegno per i diritti civili e per l’integrazione federale dell’Europa democratica. È fra le organizzazioni che hanno dato vita al Forum Liberale Europeo, network di fondazioni e centri studi liberali che fanno riferimento all’Eldr (l’organizzazione che raggruppa tutti i liberali europei).

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