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Vaccino sì, vaccino no? O allarme infondato?
LO SCETTICISMO REGNA SOVRANO

Quando il virus H1N1 diventa anche un ottimo affare… di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 15 Novembre 2009

Ci sono malattie che provocano, ogni anno, un gran numero di morti, ma sui giornali finiscono solo per i necrologi. Quello della suina, invece, sta diventando un gioco di società: ti sei vaccinato? No. Neanche io. Lo scetticismo regna sovrano, ma l’influenza A è una gran bella cosa, specie se sei un produttore di vaccini, o di antinfluenzali, o mascherine. Il virus H1N1 è anche un ottimo affare per la cultura, dato che è riuscito a far capire che la medicina non è una scienza esatta, semmai un terreno in cui le opinioni vengono somministrate anche senza ricetta.

Inglesi, francesi e australiani dicono di volere vaccinare tutta quanta la popolazione. Noi e gli statunitensi puntiamo almeno alla metà. I mezzi d’informazione raccontano con ansia l’arrivo dei vaccini, istruendo su chi ha diritto di accedervi per primo e cosa devono fare quelli cui tocca aspettare. Al tempo stesso, però, il 75% dei medici non intende vaccinarsi. “Medico, cura te stesso” esortava Luca, echeggiano il midrash, l’antico testamento ebraico. Il fatto è che i medici non fanno il vaccino perché non convinti della sua utilità e convenienza. Se si sbagliano, lo fanno anche sulla loro pelle, ma non si vede perché dovrebbero ragionare diversamente su quella degli altri.

Ogni giorno si attende il bollettino dei morti sul campo, che sono pochi, che muoiono per altre ragioni, ma che sono pur sempre un monito per i viventi: si può anche morire. Ed è vero, vale sempre: si può anche morire. Sai che novità, gli antichi romani ne utilizzavano l’ovvietà come profilassi della superbia: “memento mori”. Se i giornali pubblicassero, in prima pagina, l’elenco dei morti al mercoledì, tacendo quelli nel resto della settimana, la gente vivrebbe il martedì come la vigilia dell’ecatombe.

Siamo sopravvissuti all’aviaria, che era l’influenza dei polli, con probabile riferimento a quanti credettero vicina la fine del mondo. Anche quella fu presentata come una possibile pandemia, che se non avesse portato all’estinzione dell’umanità, comunque avrebbe provocato danni economici ingentissimi, a fronte dei quali l’aumento della spesa sanitaria era ben poca cosa. Abbiamo deliberato la seconda e, per fortuna, non s’è concretata la prima. Che ci sia, però, un rapporto di causa effetto è un atto di fede. Abbiamo vissuto con trepidazione la notizia dei ragazzini italiani ammalatisi d’estate, mentre tentavano d’imparare l’inglese a spese delle famiglie. Chi aveva figli in Inghilterra ha telefonato a mezzo mondo. Si sono trattenute a stento folle di mamme che avrebbero volentieri contribuito ai bilanci delle compagnie aeree, pur di correre a riprendersi il pargolo. Ma i bimbi malati sono tornati, raccontando cose incredibili: ho avuto la febbre, sudavo, ero dolorante, poi è passata. Accidenti, queste sì che sono storie singolari.

I giornali traboccano di messaggi, firmati dai più grandi scienziati di cui si dispone: vaccinatevi, per amor del cielo, vaccinatevi. Poi vai dal pediatra e ti dice: lo sconsiglio vivamente. Le gravide vanno dal ginecologo e si sentono dire: meglio vaccinarsi. Sentono il loro medico, che si esprime più prosaicamente: ma va là. Stessa zuppa i diabetici, e così via. Ciascuno, insomma, fa un po’ come gli pare. La scienza non ha risposte, mentre il bilancio pubblico accumula spese. Almeno abbiamo imparato che, anche in questo campo, non esistono verità assolute. Che esistessero acquisti costosi, però, lo sapevamo di già.

Le voci, come al solito, corrono più veloci del contagio. Un cittadino comune ha tutto il diritto di non sapere cosa sia lo “squalene”. Lo si usa come coadiuvante dei vaccini, è presente anche nel corpo umano e ne sorbimmo qualche cucchiaio, sotto forma di “olio di fegato di merluzzo” (oibò). Secondo alcuni, però, assunto per via parenterale (iniettato) può essere pericoloso. E vabbé, siamo sempre nel campo delle opinioni. Però, in effetti, ci sono vaccini con e senza squalene, e le voci dicono che in certi Paesi le dosi fornite a politici e militari non ne contengono. Da qui alla leggenda macabra, il passo è breve. Aggiungete anche il mercurio, e lo spettro già s’aggira sulla vostra testa. Dal governo s’affannano a dire: il vaccino è sicuro. E qualcuno dovrebbe far loro un corso di comunicazione: se mi dici che è sicuro vuol dire che in molti pensano che non lo sia, e se molti lo pensano … Dovrebbero dire, semmai: noi il vaccino lo abbiamo fatto. Invece non l’ha fatto nessuno.

Per non parlare delle case farmaceutiche, sempre sospettate d’affari oscuri, orditi nel segreto, organizzati mediante la diffusione del panico. Leggende, certo, ma la risposta ad una semplice domanda aiuterebbe: è vero o no che nel contratto di vendita al governo le case farmaceutiche, fra cui la multinazionale svizzera Novartis, declinano ogni responsabilità sui possibili effetti collaterali? Sì o no? E, a proposito della Novartis, ha appena comperato l’85% della Zhejiang Tianyuan Bio-Pharmaceutical, produttore cinese di vaccini. Complimenti, ne siano felici, anche perché nutriamo la sensazione di avere contributo. Bha, ai complotti mondiali non ci credo, ma i fatti non possono essere cancellati: ci sono imprese che stanno incassando alla grande. Semmai, mi dispiace che nessuna sia italiana, essendo, invece, svizzere, inglesi, francesi, svedesi e statunitensi. Porca miseria, ci tocca sempre far la parte dei consumatori, in questo caso dei contagiati.

La cosa migliore che possa capitare dopo un allarme è che sia infondato. Incrociamo le dita. Personalmente ho deciso di credere a Topo Gigio e, del resto, ai piccoli lo ripeto sempre: lavatevi le mani, per benino. Ci sono rimasto male quando hanno risposto che a scuola non c’è il sapone.

Davide Giacalone – Pubblicato da Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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