Per comprendere fino in fondo cosa significa il termine “Casta” riferito alla nostra classe politica, basta osservare con attenzione il voto di giovedì al Senato sulla vicenda Rai. Lasciamo da parte il merito della questione, su cui pure ci sarebbe da dissertare a lungo, anche perché nel comportamento tenuto da molti parlamentari la Rai, e la relativa sostituzione di Petroni con Fabiani, c’entra poco o nulla. Da una parte Di Pietro, Dini e Mastella, dall’altra Storace. Nell’episodio in questione i nomi sono questi ma è solo un caso. In tante altre circostanze i nomi sono stati altri e il comportamento ha avuto lo stesso comune denominatore: l’assoluto disprezzo delle esigenze generali e il prevalere, sempre e comunque, del proprio interesse particolare. Il tratto distintivo della Casta, più di quello economico o di altri privilegi che pure esistono, è questo: fare politica per accrescere la propria quota di potere, piccola o grande che sia, usando ora un argomento ora un altro. Menefreghismo assoluto, non solo per quello di cui ha bisogno il Paese ma anche per quello che vogliono le persone che hanno mandato questi signori alle Camere.
Sul versante del centro sinistra, Prodi è oggettivamente in difficoltà. La partita vera si gioca sulla Finanziaria e sulla riforma del Welfare. Le due ali della coalizione, il centro e la sinistra, sono su posizioni diametralmente opposte. Entrambi sono in difficoltà e cercano di guadagnare posizioni. Cosa di meglio allora della vicenda Rai per preparare il terreno ed alzare il prezzo della propria partecipazione alla maggioranza? Di Pietro e Dini hanno iniziato a muovere qualche pedina, Mastella per non rimanere fuori dal gioco ha subito alzato la posta: ed è uscito dall’aula al momento del voto. La mozione di maggioranza, non avendo i numeri necessari, è stata ritirata per non andare incontro ad una bocciatura. A questo punto ci si sarebbe aspettati che passasse la mozione del centro destra. Invece no, perché Storace e il suo manipolo, in tutto tre senatori, erano assenti per protestare contro la Rai che nei Tg e nei Gr non riporta le posizioni del loro minipartito La Destra. In realtà Storace, fregandosene del voto di quelli che lo hanno mandato in Parlamento per contrastare la sinistra e in aperta contraddizione con l’accusa di non fare opposizione rivolta a Fini al momento dell’ uscita dal partito, non poteva correre il rischio di una crisi di governo, innescata dalla vicenda Rai, perché ha bisogno di tempo per preparare il suo gruppo alle elezioni..
Uno spettacolo squallido, indipendentemente dai torti e dalle ragioni. Solo ed unicamente giochetti di potere. Sullo sfondo restano i problemi veri della gente che questa volta davvero arriva con fatica alla fine del mese, anche se la grande stampa si guarda bene dal lanciare l’appello della “quarta settimana” senza soldi. Perché allora meravigliarsi del fenomeno Grillo? Il suo è certamente qualunquismo di bassa lega ma molti di questi “onorevoli”, diciamolo con chiarezza, sono proprio impresentabili.

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