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USA: dazi, tutto da rifare? 

Una corte federale annulla i dazi imposti da Trump definendoli “illegali”. E Elon Musk conferma le dimissioni dal governo: “Deluso dalla legge di bilancio”. Alt ai dazi imposti dall’amministrazione Trump: la corte per il commercio internazionale degli Stati Uniti ha bloccato l’entrata in vigore delle tariffe con una sentenza che afferma che il presidente ha oltrepassato i poteri previsti dalla Costituzione.

di Alessia De Luca | 30 Maggio 2025

Alt ai dazi imposti dall’amministrazione Trump: la corte per il commercio internazionale degli Stati Uniti ha bloccato l’entrata in vigore delle tariffe con una sentenza che afferma che il presidente ha oltrepassato i poteri previsti dalla Costituzione. Il tribunale, composto da tre giudici federali, ha annullato tutti i dazi imposti da Trump ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge del 1977 invocata dalla Casa Bianca, affermando che la Costituzione degli Stati Uniti conferisce al Congresso l’autorità esclusiva di regolamentare il commercio con gli altri Paesi, e che tale legge non autorizza il presidente a scavalcare il Congresso. I magistrati hanno esplicitamente dichiarato che il deficit commerciale non costituisce una “insolita e straordinaria minaccia” alla nazione, come indicato dal Presidente, e che “i decreti tariffari contestati saranno annullati e la loro applicazione sarà definitivamente vietata”. La sentenza del tribunale riguarda due cause, intentate da aziende e Stati, contro i dazi globali annunciati nel “Giorno della Liberazione”, il 2 aprile scorso e che prevedevano una tariffa di base del 10 % e i cosiddetti “dazi reciproci” più elevati su molti paesi, ma non le tariffe settoriali che ha imposto anche sulle importazioni di acciaio e automobili. Trump non ha commentato la sentenza, contro cui la Casa Bianca ha presentato ricorso pochi minuti dopo. “Non spetta ai giudici non eletti decidere come affrontare adeguatamente un’emergenza nazionale” ha affermato in una nota il vice portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, mentre Stephen Miller, vice capo di gabinetto, ha attaccato la sentenza e i magistrati parlando di “colpo di stato giudiziario”. 

Cosa succede adesso? 

La sentenza dà alla Casa Bianca 10 giorni di tempo per sospendere i dazi, anche se la maggior parte di essi sono già congelati. Trump, infatti, aveva messo in pausa le tariffe reciproche per 90 giorni in modo da consentire trattative che finora, tuttavia, non hanno portato grandi risultati, con l’eccezione di un mini-accordo con la Gran Bretagna. Il caso passerà poi alla Corte d’appello federale di Washington, che potrà confermare o ribaltare la sentenza, ma con ogni probabilità l’iter arriverà fino alla Corte Suprema. Se anche nell’ultima fase di giudizio i magistrati confermeranno lo stop ai dazi, le aziende che hanno dovuto pagare costi aggiuntivi riceveranno il rimborso degli importi versati con gli interessi. Nel complesso, però, il verdetto sembra privare il presidente di una potente arma di ricatto e allunga pesanti ombre sulla sua strategia di politica commerciale. Nonostante l’amministrazione abbia presentato ricorso, osserva infatti il Financial Times “la sentenza di oggi darà coraggio agli oppositori dei dazi nelle aziende americane, nelle capitali straniere e nel Congresso degli Stati Uniti”. Negli ultimi giorni, Trump aveva accettato di rinviare l’entrata in vigore di dazi del 50% sulle merci europee, mentre Stati Uniti e Cina hanno concordato di ridurre i dazi per 90 giorni, in un’importante de-escalation. Smartphone e altri dispositivi elettronici importati dalla Cina negli Stati Uniti sono stati esentati, ma Trump ha fatto capire che si tratterà solo di un provvedimento temporaneo. 

Vittoria di David contro Golia? 

I giudici federali hanno emesso la sentenza sulla base di due denunce presentate da piccole imprese e da un gruppo di stati americani che hanno accolto il pronunciamento come una vittoria. “Ho sostenuto fin dall’inizio che la pretesa di Donald Trump di poter semplicemente decretare nuove tasse esorbitanti sui beni importati dipendeva dal fatto di storpiare la Costituzione fino a renderla irriconoscibile”, ha commentato Dan Rayfield, procuratore generale dell’Oregon. “Le tasse commerciali di Trump hanno fatto salire i prezzi di generi alimentari e automobili, hanno minacciato la carenza di beni essenziali e hanno danneggiato le catene di approvvigionamento delle aziende americane, grandi e piccole”. Il lungo iter processuale che si prospetta ora tra i giudici e la Casa Bianca rischia di aumentare l’incertezza per le aziende che acquistano o vendono negli Usa e per le aziende americane stesse. La minaccia di ulteriori tariffe e altre restrizioni commerciali inoltre non è non è scomparsa, perché il presidente ha a disposizione diverse altre opzioni legali. Ad esempio, potrebbe ancora essere in grado di introdurre dazi del 15% per 150 giorni alle merci di paesi con cui gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale sostanziale. Con centinaia di migliaia di merci potenzialmente soggette a tariffe che approdano ogni giorno nei porti statunitensi, la confusione su come regolare il loro ingresso nel paese è un rischio più che concreto. Ciononostante i mercati hanno reagito tirando un sospiro di sollievo. Le borse asiatiche ed europee hanno chiuso in netto rialzo e i futures di Wall Street hanno reagito positivamente. 

Bye bye Musk? 

A scuotere i listini e la politica Usa è intervenuta oggi anche un’altra notizia: quella dell’addio di Elon Musk al governo degli Stati Uniti. L’imprenditore di origini sudafricane, tra i più controversi consiglieri del presidente Trump, e da lui posto alla guida del Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge) ha ufficializzato la sua uscita dalla Casa Bianca su X: “Ora che il mio mandato come dipendente governativo speciale volge al termine, vorrei ringraziare il presidente Donald Trump per avermi dato l’opportunità di tagliare le spese non necessarie” ha scritto il fondatore di Tesla. Da settimane tuttavia si rincorrevano le voci circa le preoccupazioni degli azionisti per i titoli in borsa delle sue aziende crollati e al grosso danno di reputazione inferto ai marchi legati al suo nome. E nelle scorse settimane lo stesso Musk aveva già ridimensionato molto il suo impegno nell’amministrazione, anche il seguito contrasti avuti con altri membri dell’esecutivo. Nel complesso il Doge non ha conseguito grandi risultati e suoi tagli alle centinaia di migliaia di posti di lavoro di dipendenti federali sono stati spesso bloccati dai giudici. L’unico effetto concreto si è avuto con lo smantellamento di USAID, l’agenzia con cui gli Usa garantivano aiuti e assistenza nel mondo. Nel corso di un’intervista alla Cbs, Musk non ha risparmiato critiche al presidente, dicendosi “deluso” dal “Big, beautiful bill” la legge di bilancio voluta dal presidente Usa che, ha detto, contraddice il severo lavoro di taglio alla spesa pubblica portato avanti dal suo dipartimento. “Francamente – ha detto Musk – aumenta il deficit di bilancio, invece di diminuirlo, e mina il lavoro che il Doge ha fatto finora”. 

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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