
“Mi permetta di dissentire, primo ministro Benjamin Netanyahu. Ai fedayn “coloro che si sacrificano” non basta affatto che gli israeliani ritirino le truppe dai territori occupati. Se gli israeliani ritirassero le truppe, i fedayn continuerebbero gli attacchi più in là. Anche per questo gli israeliani non si ritirano.”
Gli Stati Uniti vogliono la gestione degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, completamente vietati da Israele per i 2,3 milioni di abitanti all’indomani dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e fino al cessate il fuoco del 19 gennaio scorso, e poi nuovamente interdetti dal 2 marzo ad oggi. Come ha spiegato il portavoce del Dipartimento di Stato Tammy Bruce, verrà istituita la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), organismo “non governativo” e “solidale” con sede a Ginevra. L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha precisato che Israele non sarà coinvolto nella distribuzione degli aiuti nell’enclave, ma si occuperà di garantire la sicurezza delle operazioni.
Secondo una bozza del piano ottenuta dall’agenzia Afp, con la Ghf Washington intende sostituire il meccanismo attuale gestito dalle Nazioni Unite e da altre agenzie umanitarie internazionali mentre, secondo altre indiscrezioni riferite da Al Jazeera, la distribuzione vera e propria potrebbe essere gestita da appaltatori privati, che riceveranno quindi un compenso per tale lavoro. Il Guardian riferisce il commento di una persona vicina a tali organismi che, in condizioni di anonimato, ha riferito che in tanti nel settore hanno “espresso privatamente preoccupazioni circa una potenziale complicità in crimini di guerra a causa delle modalità di distribuzione degli aiuti”. “C’è il timore- ha aggiunto- che questo piano di aiuti rischi di favorire crimini di guerra come sfollamenti forzati, carestia e internamento”. Il piano “è concepito per sembrare che si tratti di aiuti, ma in realtà punta a consolidare l’occupazione militare di Gaza”. Nella Striscia di Gaza la situazione umanitaria si aggrava. Lo ha detto il portavoce dell’Onu nell’incontro quotidiano con i media, ricordando che da fine aprile più di ottanta cucine da campo sono state costrette a chiudere per mancanza di rifornimenti. “Questo – ha aggiunto – sta diffondendo la fame a Gaza, perché i pasti preparati da queste cucine costituivano l’ultima risorsa vitale per le popolazioni”. In Medio Oriente, l’interruzione del cessate il fuoco a Gaza suscita forte preoccupazione. I feroci attacchi terroristici di Hamas contro inermi cittadini israeliani del 7 ottobre 2023 hanno innescato una spirale di inaudita violenza causando migliaia di vittime e una crisi umanitaria senza precedenti a Gaza, incendiando l’intera area, in un conflitto che si è esteso ben oltre il territorio palestinese e destabilizza l’intera area del Mediterraneo allargato. Nelle ultime 24 ore a Gaza ci sono stati 106 morti e 367 feriti. Lo ha riferito il ministero della Salute nella Striscia, guidato da Hamas, precisando che dalla ripresa dei combattimenti, il 18 marzo, sono state uccise almeno 2.651 persone. Il blocco imposto da due mesi da Israele all’ingresso di aiuti a Gaza sta mettendo a serio rischio anche l’attivita’ della Protezione civile. “Il settantacinque per cento dei nostri veicoli e’ fermo a causa della mancanza di carburante”, ha detto il portavoce, Mahmoud Bassil. Non solo. “Stiamo soffrendo di una grave carenza di generatori di energia e dispositivi per l’ossigeno”, ha aggiunto. Oltre 70 persone sono stati arrestate alla Columbia University di New York, dopo che circa 100 manifestanti hanno e occupato la biblioteca per protestare contro il genocidio a Gaza. Due guardie di sicurezza sono rimaste ferite e sono stati visti elicotteri della polizia sorvolare il campus. Il ministro della Difesa israeliana Israel Katz ha avvertito l’Iran che potrebbe fare la stessa fine di Hamas, Hezbollah, Assad e gli Houthi se continuera’ ad appoggiare i ribelli in Yemen. “Avverto anche la leadership iraniana che finanzia, arma e gestisce l’organizzazione terroristica Houthi: il metodo proxy e’ finito e l’asse del male e’ crollato. Avete una responsabilita’ diretta. Quello che abbiamo fatto a Hezbollah a Beirut, Hamas a Gaza, ad Assad a Damasco e agli Houthi in Yemen, sara’ fatto anche a voi a Teheran”, ha dichiarato in una nota. “Non permetteremo che nessun elemento danneggi a Israele”, ha aggiunto. Bambini palestinesi raschiano una pentola per raccogliere il cibo avanzato dopo che tutti i pasti sono stati distribuiti in una cucina comunitaria a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale (AP è un’agenzia di stampa internazionale, con sede negli Stati Uniti d’America). Gli Houthi hanno lanciato un missile contro l’aeroporto di Tel Aviv: lo riportano i media yemeniti e israeliani. Secondo questi ultimi il missile è stato intercettato, mentre a Tel Aviv e nelle pianure della Galilea risuonavano le sirene dall’allarme antiaereo. In seguito al rilevamento del lancio,scrive Ynet, è scattato il sistema di difesa anti-missili Arrow3, con i voli dell’aeroporto Ben Gurion che sono stati temporaneamente sospesi. Ferma la risposta di Israele: “Risponderemo con forza.” E il suo caso lo dimostra.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento