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Uno scoglio non può arginare il mare

Se oggi nei libri di storia non parliamo di sbarco di Calais, ma di sbarco in Normandia, è solo perché la prima opzione era troppo prevedibile. Le due sponde sono troppo vicine in quel punto. Oggi nessuno se la fa via mare perché c’è un comodo tunnel, sotto la Manica.

di Stefano Maullu | 14 Settembre 2016

La Gran Bretagna sta studiando la costruzione di un muro a Calais. È certamente un suo diritto, visti gli episodi di violenza. Ammettiamo, quindi, che l’operazione riesca. E dopo? Dopo i residenti della Jungla, il grande campo profughi vicino Calais, avrebbero due scelte. Potrebbero arrendersi. Gettare gli anni della propria vita impiegati nella fuga. I soldi. I rischi. I morti al loro fianco. Oppure, aguzzando l’ingegno, organizzarsi, creando un servizio di barche ed approdare sulle spiagge di Sua Maestà.

enclave-spagnola-Melilla
enclave-spagnola-Melilla

Se oggi nei libri di storia non parliamo di sbarco di Calais, ma  di sbarco in Normandia, è solo perché la prima opzione era troppo prevedibile. Le due sponde sono troppo vicine in quel punto. Oggi nessuno se la fa via mare perché c’è un comodo tunnel, sotto la Manica. Questo tipo di muri non funziona. Non funziona se lasciato a se stesso, come nel caso della linea Maginot o della Grande Muraglia Cinese. Non funziona nemmeno se presidiato giorno e notte, come il Muro di Berlino ci ha insegnato. Pure con i nidi di mitragliatrici sugli spalti ed  il filo spinato alla base, la gente si buttava. Moriva. Talvolta ce la faceva. Ma il punto non è questo. Per questa gente l’Inghilterra è la vita e la loro patria la morte. Costruite pure i muri più alti che potete, scoprirete solo quanto in alto può saltare un uomo libero. Questo, purtroppo, è uno dei tanti fallimenti di una Unione Europea, che sta fallendo a Calais, come a Ventimiglia e Como. Come al Brennero o al confine Ungherese. L’unica cosa che è riuscita a fare con criterio è stata chiudere la Rotta Balcanica. E sapete come c’è riuscita?

Facendo quello che fece il governo Berlusconi. Chiudendo un accordo con Erdogan. Un accordo probabilmente troppo generoso ed economicamente dispendioso. Fummo molto criticati per gli accordi con Gheddafi. Eppure costavano meno, molto meno, ed ottenevano risultati migliori. Questo non ha eliminato l’immigrazione clandestina, ovviamente. Ma l’ha fortemente scremata. Ha selezionato i migliori, i più motivati. Nel bene e nel male, sia chiaro. Ma ha infranto l’onda di marea. Ha protetto le comunità. Ha garantito di potervi fare fronte. È ingiusto che l’Europa si sia preoccupata solo della porta Est, ma non della sponda Sud. Ma chiudere la ferita Libica è una soluzione che risolverebbe anche la ferita di Calais, o ne ridurrebbe il carico. Nessun paese è un’isola. Quando crolla un legittimo governo è inutile domandarsi a chi giovi. Tutti ci rimettono. Di questo dovremmo ricordarci quando chiediamo la testa di Assad. I problemi si risolvono alla radice, con competenza e lungimiranza, non con stratagemmi improvvisati che la storia stessa si è incaricata di screditare.

Stefano Maullu

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Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, barconi, berlusconi, Brennero, Calais, commissione europea, Como, europa, francia, frontiere, gheddafi, gommoni, governo, governo berlusconi, gran bretagna, italia, libia, mare, muro, Politiche dell'Integrazione, sbarchi clandestini, siria, soldi, Ventimiglia, viaggi della salvezza

Info Stefano Maullu

Stefano Maullu ,parlamentare italiano e prima parlamentare europeo dal 2015 al 2019, inizia la sua carriera con la gavetta in Consiglio di Zona (nel 1993) dopo la quale entra in Consiglio Comunale a Milano nella lista di Forza Italia dove Presiede della Commissione Urbanistica. Nel 2000 viene eletto in Regione Lombardia, s’interessa subito di Europa alla guida delle Commissioni regionali in materia di politiche comunitarie, realizzando la piattaforma “Europa facile”, un vademecum per aiutare gli amministratori locali nella promozione e nello sviluppo del territorio, attraverso l’uso intelligente dei finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea. Confermato in Regione Lombardia nel 2005, assume la presidenza della Commissione Ambiente, Energia, Protezione Civile: il suo mandato permette di varare (prima Regione in Italia) la legge sulla certificazione energetica, e porta all’approvazione la prima legge in Lombardia per la lotta all’inquinamento atmosferico (l.r. 24/2006); dopo 25 anni d’attesa realizza anche la riforma del Testo Unico su Aree Protette e Parchi.
Nel 2006 viene nominato Presidente dell’Autorità per l’Acqua della Città di Milano (AATO), ottiene una convenzione trentennale a favore dei cittadini milanesi, con la tariffa dell’acqua più bassa d’Italia (0,52/ mc). Nel 2008 diventa Assessore alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale dove, subito dopo la scossa di terremoto che ha investito L’Aquila in Abruzzo nell’aprile 2009, coordina e organizza l’azione di oltre 20mila volontari che per primi si sono recati direttamente sul luogo del sisma. Nel 2010 viene confermato per la terza volta in Regione Lombardia viene scelto come Assessore al Commercio, Servizi e Turismo, dove in concerto con i territori e le province ha valorizzato le eccellenze attrattive lombarde, i negozi storici, e ha ottimizzato i distretti del commercio. Nel 2012 prende la guida della società incaricata di realizzare la Tangenziale Esterna di Milano, portando avanti un’opera strategica per la mobilità della Lombadia e del Nord Italia: per questo ottiene, nel dicembre 2013, la copertura finanziaria totale con un finanziamento di 700 milioni di euro (su 2,2 miliardi di valore complessivo) dalla Banca Europea degli Investimenti. Le competenze manageriali in TEM si sviluppano nel 2014 con la responsabilità per le Relazioni Istituzionali, che assume in qualità di Consigliere delegato. Nel 2014 viene candidato al Parlamento Europeo per Forza Italia nella circoscrizione nord-ovest, risultando il primo dei non eletti. Nel 2015, a seguito delle dimissioni di Giovanni Toti , diventa europarlamentare. Da ottobre 2022 è stato eletto deputato della Repubblica nelle fila di Fratelli d’Italia di cui è segretario cittadino del comune di Milano.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Rosalino Sacchi

    14 Settembre 2016 alle 10:12

    D’accordo sull’essenziale. Però, dire che il muro di Berlino non funzionava…. Funzionava, eccome! Qualcuno ce l’ha fatta, ma quanti? Il fatto è che i vopos usavano metodi un po maneschi e per noi impensabili: sparavano.
    Rosalino Sacchi

    Rispondi

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