Scartata l’idea di costituire un partito o una corrente di quelli esistenti (anche se qualcuno lo pensa in gran segreto), non vorrei che ci riducessimo alla commemorazione del bel tempo che fu.

Il mio dubbio è se il Gruppo di Volpedo* sarà all’altezza di gestire il lancio dell’iniziativa. Ci perdiamo in continue polemichette, ogni tanto fermiamo la macchina per cianciare per un intero anno di Craxi, ma soprattutto non siamo mai stati capaci di darci un network, o, cosa molto più semplice, un googlegroup. La differenza è che sui google group tutti i membri scrivono quel che gli pare, mentre sul network c’è un censore. Abbasso i censori, i socialisti non li hanno mai tollerati. Poi c’è il mito del sito, che non ho mai capito a cosa serva, visto che nessuno ci va mai sopra, essendo più complicato che accedere a un group o a un network. Forse serve solo a far guadagnare qualche soldo allo studente che lo crea. E a illudere chi ci si scrive sopra che i suoi pensieri abbiano superato la soglia dell’effimero.
Poi c’è il problema del contenuto politico della rete. Scartata l’idea di costituire un partito o una corrente di quelli esistenti (anche se qualcuno lo pensa in gran segreto), non vorrei che ci riducessimo alla commemorazione del bel tempo che fu: beh, non era per niente bello, tolto per il fatto che eravamo più giovani, ma di cazzate ne abbiamo fatte tante. La principale è stata di accodarsi troppe volte all’incapacità della cultura di egemonia comunista-politicamente- corretta- a- sinistra di capire cosa succedeva veramente nelle masse popolari coinvolte nei grandi mutamenti per cui è passato il nostro paese dal dopoguerra.
Nella mia vita ho visto questo fenomeno di incapacità di comprensione politica almeno 3 o 4 volte:
– a cavallo del 1960, solo i Quaderni Rossi han provato a capire cosa pensava la massa degli operai immigrati al nord. Per cui è esplosa la sorpresa di Piazza Statuto a Torino, una rivolta di due giorni contro la UIL che aveva firmato un contratto separato con la FIAT. Ma il problema non era la Uil, era “ci siamo anche noi e vogliamo contare, anche se non c’eravamo quando avete fatto la resistenza”
-dopo il 68, la rivolta di corso Trapani e l’occupazione delle case popolari. Altra sorpresa: gli immigrati si erano sindacalizzati e entravano nei partiti, ma non trovavano casa: la Dc bloccava le assegnazioni delle case popolari in attesa di riuscire a darle in modo clientelare, e i meridionali , come gli immigrati stranieri di adesso, erano nelle mani degli strozzini
– la marcia dei 40.000: nelle grandi aziende, dove l’occupazione impiegatizia cominciava a scricchiolare per via della crescente automazione, gli impiegati e i quadri avevano problemi diversi dagli operai, e il sindacato di loro non si occupava
-adesso, quella che è stata sbrigativamente chiamata la “rivolta dei forconi” ma che ha cumulato, a Torino, la reazione degli ambulanti alla pressione fiscale, e il disagio dei ragazzi di periferia senza istruzione per i quali anche un lavoro precario è un miraggio, mentre vivono in mezzo a una società dei consumi che li esclude. La chiamerei piuttosto “la rivolta dei tamarri”
In tutti questi casi, la reazione della burocrazia politica, sindacale e giornalistica sinistrese è stata di inventare dietrologie di infiltrazioni fasciste o di poteri oscuri per non dover confessare di non aver capito niente e aver perso il contatto con le masse. Come diceva Brecht, se il popolo non segue il comitato centrale, bisogna licenziare il popolo.
E’ la stessa reazione di rigetto che gli stessi personaggi hanno avuto quando nella sinistra compariva qualcosa di nuovo: un tempo Craxi, adesso, ma molto più rapidamente perchè siamo nel secolo veloce, il fenomeno Renzi, passato dalle stalle alle stelle in meno di 18 mesi, mentre la “asinistra” pomposa e didattica ci ponzava sopra.
Visto che tanto da questa burocrazia siamo espulsi ai margini, anzichè fare quelle che Molière definirebbe “le preziose ridicole”, o chiedere l’elemosina di uno spazietto a questi sconfitti dalla storia, che han solo il pregio di essere, ancora per poco, più grossi di noi (ma vediamo la fine di rifondazione comunista, sequestrato da Ferrero, vedi Ingroia….:chissà dove saranno Vendola e De Magistris tra 9 mesi…) proviamo a affrontare di petto un tema caldo. E pazienza se faremo una analisi parziale, o diremo qualche stupidaggine: sempre meno degli altri, poi noi non abbiamo la pretesa di insegnare ma solo di imparare, e, infine, l’importante è cominciare….
Insomma, la mia idea è di preparare un convegno sul lavoro precario: vi ho mandato un commento alla situazione di Amazon, che in Italia non c’è ma è il modello più perfezionato di questo sfruttamento. Per contro è in corso una lotta dei lavoratori della TNT, che hanno gli stessi problemi. Poi ci sono ancora dei call center, anche se molti vengono spostati in India, o nell’Europa dell’Est: anche questa è comunque una storia da raccontare, prima che regaliamo i soldi della banda larga senza porre dei vincoli occupazionali.
Poi ci sarà sicuramente qualcuno nel sindacato che conosce questo fenomeno, facciamolo venire fuori. Poi ci fosse anche qualche grillino che conosce il problema e accetta di raccontarlo, ben venga: l’idea che i grillini debbano essere tenuti nel ghetto perchè sono maleducati e Casaleggio è un personaggio equivoco può venire solo a degli imbecilli. E imbecille è anche chi gli imbecilli segue: nel dibattito sulla legge di stabilità ho sentito dei giovani deputati intelligenti e spigliati. Che dicevano che il re è nudo, come infatti è….

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