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Un’economia di capitolazione

Tagli allo stato sociale ed aumenti alle spese militari, sono le parole che riassumono le critiche rivolte dall’opposizione alla manovra del governo. Il verde Bonelli ha detto addirittura che Il governo italiano si preparerebbe a trasformare le aziende in fabbriche di armi. Fosse così, deprecabile o meno, il governo italiano seguirebbe un piano razionale quale l’economia di guerra. Solo che non si vede proprio dove sarebbe la guerra. Il governo nemmeno parla di spese militari. Se Bonelli avesse anche solo la compiacenza di chiedere al governo di fornire l’elenco degli aiuti dati all’Ucraina , non ci sarebbe da stupirsi se venisse precisata la voce “vasi da notte”, biologici, per non dispiacergli, altro che armi.

di Riccardo Bruno | 22 Dicembre 2025

Tagli allo stato sociale ed aumenti alle spese militari, sono le parole che riassumono le critiche rivolte dall’opposizione alla manovra del governo. Il verde Bonelli ha detto addirittura che Il governo italiano si preparerebbe a trasformare le aziende in fabbriche di armi. Fosse così, deprecabile o meno, il governo italiano seguirebbe un piano razionale quale l’economia di guerra. Solo che non si vede proprio dove sarebbe la guerra. Il governo nemmeno parla di spese militari. Se Bonelli avesse anche solo la compiacenza di chiedere al governo di fornire l’elenco degli aiuti dati all’Ucraina , non ci sarebbe da stupirsi se venisse precisata la voce “vasi da notte”, biologici, per non dispiacergli, altro che armi.

Che senso avrebbe inviare armi a chi, come dice il vice presidente Salvini, non può vincerla la guerra, anzi l’ ha già persa, perché, come si sa, la Russia è imbattibile. E se la Russia è imbattibile, perché mai armarci, siamo mica matti? Lo stesso presidente del Consiglio ha trionfato al vertice di Bruxelles imponendo la linea del debito congiunto. Novanta miliardi di euro all’Ucraina possono andare bene per coprire sei mesi forse. Dopo quel momento o si trovano altri novanta miliardi per reggere l’intero anno, o la Russia entra a Kyiv con Albano e Pupo in testa a cantare O sole mio. Il ministro della difesa, il buon Crosetto, ha detto che sì, viviamo la peggiore situazione internazionale dal secondo dopoguerra e subito il vice presidente del Consiglio, ha risposto che bisogna sperare nello spirito olimpico. Magari la geniale mossa italiana preparata dal governo è quella di far tornare la Russia alle olimpiadi di Milano Cortina. La pace sarebbe scoppiata per quella data, e tutto sommato converrebbe pure. Il governo impegna le compagnie paracadutiste, reparti di élite, quelli mitici di El Alamein, come piantoni diurni presso la sede dell’ABI a Roma, tra l’altro alloggiata all’interno di una fortezza seicentesca inespugnabile. Sbarcano i russi ad Ostia? Come ai tempi del governo Conte, inviamo i vigili urbani con corone di fiori ad accoglierli.

La manovra del governo è semplicemente penosa, corretta a riscritta due volte, con un esponente dello stesso partito del ministro dell’Economia, che lo rimbrotta pubblicamente, mentre quell’altro dice di pensare alle dimissioni ogni giorno, e pure sta lì da sei anni. C’era persino un condono edilizio inserito e poi rimosso di notte, le comiche della banda Bassotti, altro che guerra.

Lo stato del governo è quello di essere incapace di una politica economica degna anche solo di chiamarsi tale. In compenso, l’opposizione non sembra sapere in che mondo vive. Se davvero si preparasse la guerra, se il piano di Trump, come altamente probabile, fosse destinato a fallire, se Macron non convincesse l’innamorato Putin a miti consigli, con le misure predisposte dal governo, entreremmo diritti in un’economia di capitolazione, inadeguata persino a sostenere una guerra dei bottoni.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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