Un Senato per garantire gli interessi di Abruzzo, Liguria, Calabria, Molise, Toscana etc. in quanto parti che hanno dato vita ad una Nazione? Solo esterofilia e improvvisazione, nostre specialità non encomiabili, possono spiegarlo.
Abbiamo già scritto e confermiamo che il “carburante” della riforma del Senato e di quella elettorale è da un lato la volontà di Renzi di dimostrare che è uomo del fare e dall’altro il desiderio di Berlusconi di essere ancora al “centro” del gioco. Renzi, se avesse la certezza di avere più facilmente l’approvazione del parlamento, proporrebbe un Senato composto e nominato da consiglieri di Quartiere, o di cavalieri della repubblica o di lustrascarpe. E Berlusconi accetterebbe, purchè passi l’idea che senza di lui non se ne farebbe niente.
Quanto alla riforma elettorale, che sia concepita dai due nel proprio interesse lo ha candidamente confessato, secondo le cronache, Denis Verdini in una riunione “al vertice” di Forza Italia. Si parlava del Senato, ma ad un certo punto Denis se ne sarebbe uscito, più o meno, con queste parole: “ma lo volete capire o no che le due riforme (Senato e legge elettorale) sono legate? E che noi abbiamo bisogno come il pane di “questa” riforma elettorale per sopravvivere?”.
Più o meno sono le stesse parole di dieci anni fa, quando si accordò con DS e AN per fare passare, con la consulenza del solito professor D’Alimonte, la mamma del “porcellum”, cioè la legge elettorale della Regione Toscana. Le cose, poi, sono andate diversamente. Il centrodestra (non solo Forza Italia) in Toscana quasi non c’è più, a ricordarci che per riscuotere consensi sarebbe utile avere anche una politica e non cacciare dal partito chiunque la proponga. Ma Verdini non ha perso la passione per i pasticci.
Cosa possa diventare il nostro Senato, non lo sappiamo e non lo sa nessuno. Già la proposta scaturita al Nazareno è vaga. Emendamenti e/o subemendamenti a centinaia renderanno il percorso accidentato. E dal Senato (il passaggio che più conta) potrebbe uscire di tutto. Ma, ancorchè indigeribile dal nostro sistema, la pietanza potrebbe ugualmente essere accettata a dimostrazione che “abbiamo vinto noi”.
Sul Foglio, Mario Segni ha svolto un ragionamento corretto e convincente. Mi provo a sintetizzare l’essenziale. Delle due l’una: o il nuovo Senato servirà a qualcosa, cioè avrà competenze vere sia pure per materie delimitate, oppure, completamente svuotato per porre fine al “bicameralismo perfetto”, sarà solo un balocco per amministratori regionali e comunali in vena di fare la spola con Roma. Ma allora, in questo secondo caso, sarebbe più onesto e utile abolirlo del tutto. Nel primo caso, invece, se dovrà legiferare limitatamente ad alcune materie, l’investitura popolare è certo preferibile ad una corte di nominati. E, opportunamente, Segni smonta l’argomento sbandierato dai non disinteressati sostenitori del Senato non eletto dal popolo, cioè l’esempio della Germania. Il Bundesrat, in uno Stato tradizionalmente federale come la Germania è il luogo in cui venivano rappresentati gli interessi degli Stati componenti la Nazione. E c’era la necessità di bilanciare gli effetti del suffragio popolare con cui veniva eletta l’altra Camera.
Noi abbiamo già cinque Regioni a Statuto speciale nelle quali la specialità ha dato luogo a ingiustificabili privilegi. E sostenere che ci sia bisogno di un Senato per dare adeguata rappresentanza ad Abruzzo, Liguria, Calabria, Molise, Toscana e via discorrendo in quanto parti che hanno dato vita ad una Nazione, con l’aggiunta di qualche rappresentante di Comuni, è cosa che solo esterofilia e improvvisazione, nostre specialità non encomiabili, possono spiegare.
Per evitare che il mostro veda la luce, ci sono solo due strade.
La prima e la migliore: che una seria riforma della Costituzione sia affidata ad una Assemblea Costituente eletta con criterio proporzionale, come è giusto quando si debba discutere della Carta fondamentale di uno Stato.
La seconda: che gli effetti del voto sui tanti emendamenti creino tali contraddizioni da non consentire di spacciare per buona una pietanza avvelenata.
In caso contrario, il Senato che nascerà sarà davvero una “mala bestia”. Non perché feroce, ma per motivi esattamente opposti. Che è peggio, quando si parla di un sistema costituzionale e della necessità di pesi e contrappesi al suo interno.

“o il nuovo Senato servirà a qualcosa, cioè avrà competenze vere sia pure per materie delimitate, oppure, completamente svuotato per porre fine al “bicameralismo perfetto”, sarà solo un balocco per amministratori regionali e comunali in vena di fare la spola con Roma. Ma allora, in questo secondo caso, sarebbe più onesto e utile abolirlo del tutto.” Appunto ! L’ impressione che ho subito avuto è questa ,che si tratti di una manovra a piccoli passi , per non dover da subito usare la mannaia . Ma temo che ,più che se ne discute , più risaliranno in superfice relitti galleggianti ai quali aggrapparsi…
L’invettiva di Luigi non è affatto passionale e estremista, spicca soltanto rispetto alla collettiva condiscendenza a quanto accade. Dato per scontato che l’elezione di una costituente è la strada più opportuna per una materia così complessa perché l’intervento in un solo articolo della Costituzione trasmette una eco nel resto e lo scompone, c’è anche da chiedersi dove sia dimostrato che tutte queste riforme abbiano significato per la cura dei nostro debito e dei nostri conti, che è la vera preoccupazione e richiesta di Bruxelles. L’identità tra queste riforme ed economia virtuosa è data per scontata, ed invece mi sembra una delle tante parole d’ordine orecchiate acriticamente in cui va a infossarsi la politica italiana.
Perchè nessuno in Italia scrive la verità, che neanche il Fascismo e neanche gli Imperatori Romani si permisero mai di abolire il Senato e che anche solo limitarne le funzioni, dovrebbe portare all’istante Renzi, di fronte al Tribunale Europeo per crimine contro la democrazia e i diritti umani, specialmente con l’opposizione mantenuta in minaccia di galera se protesta?